Ancora tu

Nessuno è profeta in patria: e PierPaolo Bisoli ne è la dimostrazione.

L’ennesima, verrebbe da aggiungere, di una legge assoluta, antica quanto il mondo, che  ancora oggi continua a far vittime. Col Pierpaolo, bolognese di Porretta Terme (o porrettano e basta?), bolognista e rossoblù, a fare da testimone e testimonial, in tal senso: perché certo, della sua breve esperienza sotto le Due Torri non è che sia rimasto un bel ricordo,anzi...

Ma andiamo con ordine: chi fu e chi è Pierpaolo Bisoli? Una vita da mediano, in giro per lo Stivale, da calciatore. Dalla sua Porretta a Cagliari, dove in sei anni diventa un simbolo, un Gattuso ante-litteram, amatissimo dalla tifoseria sarda. Poi nel ’97 il brutto infortunio, l’addio al rossoblù cagliaritano e gli ultimi scampoli di carriera tra Empoli, Perugia e Brescia: il ritorno infine nella sua Porretta, dove, una volta appese le scarpette al chiodo, comincia subito ad allenare. Nel 2004 è vice di Zoff alla Fiorentina e l’anno dopo a Prato, dove lancia un certo Alessandro Diamanti.

Nel 2008 il salto di qualità: Campedelli lo chiama a Cesena, dove c’è una squadra da risollevare dopo la retrocessione in serie C. Bisoli, bolognese e bolognista, accetta l’incarico dimostrando di avere i cosiddetti al quadrato: perché dalle parti della Romagna Bianconera, se sulla carta d’identità c’hai scritto “Bologna” o dintorni, parti subito col piede sbagliato. Sbagliatissimo. E par furza: sennò che derby è? I fatti comunque gli daranno ragione: doppia storica cavalcata e ritorno in serie A, nel 2010, quasi vent’anni dopo l’ultima volta. Mica male. Ma in massima serie, le strade di Bisoli e del Cesena, si divideranno: perché il Cagliari di Cellino lo vuole sulla sua panchina e il Pierpaolo accetta.

A Cesena si sentono forse un pelo traditi, ma tant’è. Dopo anni di gavetta, l’occasione della vita. Che purtroppo per il mister, partirà male e finirà peggio: nel senso che il 15 novembre è già out. E per forza: 11 punti in 12 partite e penultimo posto. Oltre che uno spogliatoio rotto e disintegrato: con Conti e Agostini messi fuori rosa, fin da subito. Due intoccabili. E un Cellino spazientito, come suo solito. Somma: il ritorno in Sardegna si rivela un fallimento. Ma il Bisoli non molla, e aspetta pazientemente la chiamata giusta: che nel maggio dell’anno successivo arriva.

Quella del Bologna: del suo Bologna. Che dopo la rottura con Malesani, in partenza verso Genova, vuole ripartire da uno “Fatto in Casa”: Pierpaolo Bisoli, giustamente. Primo bolognese dai lontani tempi di Gb Fabbri ad allenare il Bfc. Privilegio spettato a pochi, pochissimi, nel corso della storia: ma potenzialmente un’arma a doppio taglio. E per forza: sei in casa tua, di fronte alla tua gente, con la pressione alle stelle.

Mica fazil: il Pier però è motivatissimo, e vuole rialzarsi dopo il flop di Cagliari, anche per dimostrare che in serie A può starci alla grande. Ma che squadra trova il Bisoli sotto le Due Torri? Un’ottima rosa, alla quale aggrega il “suo” Alessandro Diamanti, per il quale spinge fino all’inverosimile, con la società, per averlo tra le sue fila. Arrivano anche Konè, Taider, Acquafresca e Raggi. Tutto sommato non è un brutto Bologna, come si vedrà poi. Le premesse per fare bene ci sono tutte: e scampato il pericolo del fallimento l’anno precedente, si può ora guardare al futuro con rinnovata fiducia.

In Coppa Italia si parte bene: 2-1 al Padova, in rimonta, con goal di Portanova e Della Rocca al 90esimo. Ma guarda te che caso: proprio con la squadra che oggi il Bisoli allena, e che domenica si giocherà al Dall’Ara il passaggio del turno in Coppa…

La vita a volte è strana, beffarda. E il calcio pure. Comunque tornando a quell’agosto 2011: l’inizio in campionato è traumatico, come a Cagliari. Dopo tre sconfitte nelle prime quattro partite (tolto un rocambolesco pareggio allo Juventus Stadium), all’alba della sesta giornata Bisoli è già in bilico, e si gioca la permanenza ad Udine. Risultato: 2-0 netto per i bianconeri, Bologna nei bassissimi fondi della classifica, ed esonero per il Pier, che paga forse i troppi infortuni, specie quello di Gaston Ramirez (che tornerà la giornata successiva, con Pioli in panchina, risultando subito decisivo nella vittoria di Novara), oltre ad una società non paziente ed in balìa degli eventi.

Sei partite, e l’avventura di Bisoli nella sua Bologna è dunque già al capolinea: con la maledizione che continua e non accenna a fermarsi.

Quindi che fa il Pierpaolo Nostro? Riparte l’anno successivo, nel posto dove è amato a dismisura: già, propria in quella Cesena nemica per eccellenza del Bologna. Il calcio è strano, Beppe. Paradossale, cinico: no sense. A tratti quasi grottesco: ma con anche dei difetti. E quindi, insomma, riecco il Bisoli in Romagna, come sei anni prima. Com’è che si dice? Ah sì: che i ritorni di fiamma non funzionano. Bè, ecco: almeno in questo caso il Pierpaolo dimostra di essere l’eccezione alla regola. Nel senso che riporta subito il Cesena in A, entrando nella storia del club per la terza promozione: lui, bolognese e bolognista. E rossoblù nell’anima. Ah, tra l’altro quell’anno il Bologna retrocede. Chissà che ne pensa Pierpaolo: flop in patria, ma sovrano assoluto nella tana del nemico.

Storie di ordinaria follia pallonara.

L’anno successivo eccolo dunque in serie A col Cesena: col Pierpaolo ci riprova, e stavolta accetta la missione. E’il terzo tentativo in massima serie: forse l’ultimo. Ma il Cesena di quegli anni è una squadra mezza miracolata, nel senso che non ha un soldo e fa una squadra palesemente non all’altezza dal campionato di serie A. Risultato: l’8 dicembre Bisoli è esonerato. Niente da fare: in serie A il Pierpaolo non riesce proprio a sfondare. Peccato.

Passano poi gli anni, con alcune esperienza con più ombre che luci a Perugia e Vicenza: poi eccolo a Padova, dove riparte dalla serie C. La squadra è buona ed è allestita per la promozione: che arriva puntualmente nel maggio scorso. La quarta promozione in carriera per Bisoli e il secondo campionato di C vinto. Mica male, a pensarci.

Per il resto siamo poi ai giorni nostri: con le traiettorie divise di Pierpaolo Nostro e della sua Bologna che tornano ad incrociarsi, ben sette anni dopo l’ultima volta. Sì, precisamente da quella sfida di Coppa Italia: che aveva, guarda un po', nel Bisoli il mister rossoblù, e in Francesco Della Rocca, oggi centrocampista del Padova, il marcatore decisivo da parte rossoblù.

Storie di corsi e ricorsi, di un calcio che prima o poi ti mette sempre di fronte al tuo passato: dal quale non si sfugge. Se dunque, alla luce di questo, quella di domenica sarà per Bisoli, la partita della rivincita? Chi lo sa: di certo c'è una cosa. 

E cioè che nessuno, ma proprio nessuno, è profeta in patria: a parte rarissime eccezioni.

E PierPaolo Bisoli, purtroppo per lui, e per noi, non fu una di queste...