Un giro per Rimini

" Teresa ha gli occhi secchi

guarda verso il mare

per lei figlia di pirati

penso che sia normale."

(Fabrizio De Andrè-Rimini)

 

Strano a dirsi , ma a RiminiRimini ( inteso come centro storico), non c'ero mai stato: fatto strano, in effetti, per un accanito habituè dei dintorni romagnoli come il sottoscritto.

Eppure, tolte due visite notturne allo stadio ( le classiche amichevoli agostane del Bologna) e qualche serata al Coconauts ( o come cavolo si chiama), di "perlustrare" il cuore della città non avevo mai avuto occasione: per questo mentre mi dirigo verso il centro romagnolo su un regionale chiaramente in ritardo, provo tutto  quel crogiuolo di emozioni tipiche della prima volta.

Rimini: se non il principale centro romagnolo, per abitanti, di certo il più famoso; con una bella storia alle spalle, per l'essere città di artisti (Fellini su tutti), omaggiata da cantanti, poeti...

Coll'enorme grattacielo ad attenderti, proprio di fronte alla stazione, dove appena scesi, si respira aria di vera Romagna

Magari a Cesena, a Ravenna e pure a Forlì non saranno proprio d'accordo: ma nell'immaginario comune di qualsiasi emiliano/bolognese è qui che tutto comincia.

Colpa forse di quel fortunato film anni'80, sul filone della commedia trash all'italiana (con Jerry Calà e Paolo Villaggio), che rese immortale agli occhi del grande pubblico il nome della città, legandola per sempre ai bei momenti estivi.

Ma fatto sta che è proprio qui, sulle note di Raoul Casadei e con la poesia di Tonino Guerra, che l'ideale di romagnolità pare concretizzarsi: qui, a Rimini, dove pure Fabrizio De Andrè, assolutamente estraneo per origine, si fece incantare dal posto fino a dedicarle la famosa canzone.

Rimini: così lontana idealmente, ma così vicina, di fatto, alla nostra Bologna.Per modo di intendere la vita, di volerne godere tutti i privilegi a 360 gradi: per l'ironia così godereccia e semplice.

Un esempio? Uscito dalla stazione chiedo ad una signora all'edicola, circa sulla settantina, da che parte si va per il mare. "Dritto di qua" mi fa sorridendo, con palese accento del posto " Sempre dritto e ti ritrovi coi piedi a mollo in acqua".Fantastico: proprio quell'umorismo da Due Torri, ma nella sua versione marittima.

E dunque vien da chiedersi, citando quella nota dei canzone dei War: "Why can't be we friends"?  Perchè romagnoli e bolognesi, seppur così simili, devono starsi così sull'anima a vicenda? Forse proprio per questo: per quella paurosa somiglianza, in tutto e per tutto, atta ad impedire una vera e propria amicizia. Perchè gli opposti si attraggono: e i simili, per riflesso, si respingono.

Ma per tornare al giro: la giornata d'inizio primavera alterna un sole lucente ad una nuvolaglia pericolosa, che non lascia presagire nulla di buono.

La città, a prima impatto, pare divisa in due: da una parte quella più nota al grande pubblico, il Lungomare, appunto, raggiungibile in pochi minuti percorrendo il vialone di fianco alla ferrovia.Dall'altra il centro storico, dove Rimini cambia faccia, abbandonando il suo abito marittimo per vestire quello di normale cittadina della costa romagnola: e se sul lungomare, dato il periodo, vige ancora il deserto più assoluto (con paesaggi mozziafiato), è muovendosi verso il centro che la città prende improvvisamente vita.

L'università, le piadinerie, i ( tanti) turisti: ed anche un tocco di internazionalità da grande metropoli, con le scritte in arabo e i kebab che si moltiplicano mano a mano che si sale.Storia di una città in cerca del giusto compromesso tra sguardo al futuro e difesa del passato: perchè Rimini, per chi non lo sapesse, conserva ancora tantissimo del periodo romano:  l'Arco di Augusto, il ponte di Tiberio, l'Anfiteatro.

Durante tutto il periodo romano Ariminum fu del resto un nodo fondamentale per le comunicazioni da nord a sud: i cittadini lo sanno e rivendicano ancora oggi, con commovente orgoglio, quell'importante passato. E quando i vandali macchiano quei secolari monumenti, come successo di recente,ci pensano gli ultras, la guardia civica cittadina, a difendere la storia: lo leggo in un giornale del luogo, mentre mangio un tipico cassone.

E nonostante sia intento a nutrirmi, la storia mi colpisce nel profondo: perchè la città tiene fortemente al suo passato e per un curioso scherzo del destino è proprio la tifoseria organizzata, di solito tratteggiata dagli stessi giornali come scalmanata e pericolosa, a dare una lezione di civiltà a tutti quanti.

Curioso il mondo: curiosa Rimini. Passeggiando per il centro sembra davvero di rivivere il periodo romano, di certo non unica era di splendore da queste parti, ma insomma: Rimini, ancor prima che Rèmin o Rèmne in dialetto, fu Ariminum. E lo si capisce dalla maestosità dell'arco di Augusto, consacrato dal medesimo imperatore nel 27 a.c.

Una città romanissima, d'origine, ma oggi, secoli dopo, capitale della romagnolità (si dice così no?), in competizione ovviamente con le altre note: ma se ad un tedesco chiedi della Riviera e della Costa Adriatica, ti dirà subito Rimini, senza dubbio alcuno.

Con la sua gente fiera e passionale, dal sangue biancorosso, come il colore del simbolo del comune e del Rimini Calcio ( che raduna il tifo dell'altra Romagna, quella ostile al Cesena).

E mentre guardo il mare, per concludere la mia visita, mi viene in mente quell'altro verso di Fabrizio De Andrè, a suggellare Rimini come crocevia di incontri ed amori estivi: brevi, fugaci, ma indelebili per l'eternità.

Qui, a Rimini: dove, tra gelati e bandiere, non si fanno più scommesse, sulla figlia del droghiere (cit.)

"Teresa parla poco
ha labbra screpolate
mi indica un amore perso
a Rimini d'estate."

PS. In realtà, adesso che ci penso, da queste parti ,c'ero già stato diverse volte, nella pancia materna che faceva la pendolare tra Bologna e Rimini per lavoro : ma forse ,allora, non ero riuscito a godermi appieno il panorama. Questione di prospettive...