La Tifocronaca di Rimini-Imolese

 

 

Trentatreesima giornata del Campionato Dilettanti: tutti gli occhi del Girone D sono sul “Romeo Neri” di Rimini, dove va in scena la partita che può decidere il campionato.

 

S’affrontano infatti prima e seconda della graduatoria, distanziate da sette punti (gap accorciatosi da un mese a questa parte): da una parte biancorossi locali alla ricerca del 19esimo risultato consecutivo, e del primo match-point in chiave promozione, dall’altra rossoblù ospiti costretti a vincere, o quantomeno a non perdere, per non chiudere anzitempo il discorso primo posto.

 

 In casa Rimini nessuno lo dice, per scaramanzia, ma una vittoria contro i diretti rivali potrebbe valere di fatto il biglietto anticipato per la serie C: lo sa anche il pubblico di casa, che nonostante il giovedì lavorativo (e santo) si presenta in un buon numero allo stadio, per condurre i propri beniamini alla vittoria.

 

Da Imola, nonostante tutte le avversità, arrivano circa 200 persone distribuite su due pullman, gentilmente offerti per via gratuita dal presidente della società, Lorenzo Spagnoli (sì, proprio l’ex Cervia), per una bella storia di sostegno reciproco tra presidenza e tifoseria: gli imolesi si presentano al “Neri” con la pezza principale “Curva Nord Imolese”, diversi vessilli in rossoblù a far da contorno ed altre “minori”, forse di tifoserie amiche, di cui non riusciamo a distinguere la provenienza (ma che invitiamo i nostri esperti lettori ad aiutarci a decifrare, nelle foto sotto).

 

Se si può parlare di derby? Non proprio: in primis per l’indifferenza tra le due tifoserie, in secondo luogo per la natura ambigua della cittadina sulla riva del Santerno, in provincia di Bologna sulla carta, ma romagnola in tutto e per tutto (dalla parlata alle abitudine culinarie) e sparti-acque naturale tra una zona e l’altra (per i bolognesi primo feudo romagnolo assieme a Castel San Pietro Terme, per i romagnoli ultima zona felsinea prima di Forlì, inizio della Romagna vera e propria).

 

Tolta la rivalità sportiva per ragioni di classifica(e in virtù del pesante 5-2 dell’andata da vendicare per il Rimini), le due tifoserie si limiteranno a snobbarsi a vicenda, anteponendo il sostegno verso i propri colori all’insulto verso l’avversario: alle 15 esatte, sulle note di “Rimini Vai” (inno ufficiale del team che scopriamo contenere un celebre motivetto ripreso da tutte le tifoserie della penisola) le due squadre scendono in campo, accompagnate da un cielo grigio ed un vento di natura invernale.

 

La curva Est del “Romeo Neri” si presenta senza pezze dei gruppi, sostituite da un unico grande striscione che recita, testuali parole, “ENNESIMO DIVIETO, MOTIVAZIONE INESISTENTE…BASTA IL CALCIO E’ DELLA GENTE!”: dall’altra parte l’enorme “ OSARE” esposto dai supporter imolesi, per spronare i propri giocatori a cercar la vittoria.

 

Il campo riflette fin dalle prima battute i valori espressi dalla classifica, col Rimini subito in avanti per blindare il primo posto ed intimidire l’avversario, che dal canto suo fatica non poco a contenere i locali.

 

Al nono minuto, circa, i biancorossi passano con Traini, alla sua seconda rete in cinque giorni, decisamente la più pesante: galvanizzata dal vantaggio la curva riminese comincia a spingere i suoi con sempre maggior passione, creando una bolgia che mette non poco timore agli ospiti.

 

Il Rimini prova a raddoppiare, andandoci vicino più volte: ma nel momento di massimo sforzo, su un capovolgimento di fronte, un’Imolese fin lì impalpabile si sveglia all’improvviso.

 

Ventiquattresimo: Brighi stende Garattoni in area di rigore, penalty indiscutibile. Sul dischetto va Titone (fischiatissimo dal pubblico di casa): il giocatore dell’Imolese si fa ipnotizzare dal portiere avversario, ma sulla ribattuta è lesto Checchi, che rimette i giochi in parità. 1-1: e finalmente si sentono anche i 200 supporter ospiti, che scandiscono a chiare lettere il nome della propria squadra, tornata d’un tratto in partita.

 

Il pubblico di casa non demorde, offrendo continuo sostegno ai suoi: nei distinti il bersaglio principale, oltre che Titone, diventa col tempo il direttore di gioco, considerato colpevole per il rigore dato all’Imolese (ed apostrofato talvolta con dei curiosi ed educati “Arbitro non sei sufficiente!”); i riminesi non si limitano ad assistere al match da spettatori, ma svolgono appieno il loro ruolo da fan/tifosi, tentando di rendere la vita impossibile agli avversari per favorire i propri giocatori: scene forse non gradite nei salotti della serie A, dove si preferisce ovviamente il tifoso “selfista”, ma che di certo, sui campi veri e non contaminati dei Dilettanti, contribuiscono a ricreare quel clima di guerriglia e tensione che, in fondo, da piccoli, c’ha fatto innamorare del pallone.

 

Il Rimini, aiutato dal suo pubblico, torna in vantaggio: una prodezza da fuori area di Guibre (giocatore da tener d’occhio) riporta in paradiso i biancorossi, facendo esplodere il Romeo Neri.2-1 per i locali, risultato che, dopo un timido tentativo da parte ospite nei secondi quarantacinque, sarà portato a casa senza troppi patemi dalla formazione riminese: al fischio finale giocatori e tifosi festeggiano come avessero già vinto il campionato; traguardo che del resto, oramai, a più dieci sulla seconda a cinque giornate dal termine, sembra essere poco più di una formalità.

 

Per l’Imolese una sconfitta che chiude forse definitivamente il discorso di promozione-diretta, ma che non preclude di certo quello dei playoff: col secondo posto blindato, infatti, i ragazzi di mister Gadda potranno accedere direttamente alla finale, atto conclusivo di un campionato che vedrà la quinta, la quarta e la terza giocarsi, per eliminazione diretta, il ruolo di seconda finalista.

 

Nel finale si consuma la festa biancorossa: tra cori contro i rivali di sempre del Cesena (e, curioso, ma vero, anche contro lo Stoccarda, amica dei bianconeri), canti di sostegno agli amici di Civitanova e canzoni rituali a sugellare il momento (“ La capolista se ne va”), sulle note del classico Romagna Mia si conclude la giornata perfetta per i riminesi, che due anni dopo il fallimento e la ripartenza dalla quinta serie italiana sono ora ad un passo, forse meno, dal ritorno nel professionismo.

 

Testo e Foto di Stefano Brunetti