La Notte dei Rubinetti

In principio fu la Notte degli Ugonotti.

Poi quella dei Lunghi Coltelli.

Infine, quasi un secolo dopo, quella dei Rubinetti: certo più lieve e meno sanguinaria delle precedenti, ma non per questo meno scioccante.

E se di quest'ultima, a differenza delle altre due, non troverete traccia sui libri di storia, non disperate: perchè basterà chiedere a qualsiasi tifoso rossoblù, anziano o giovane che sia, per sapere tutto su quella folle notte d'inizio autunno.

Quando i rubinetti, invece di stare al loro posto,...volarono.

In campo.

Come per magia: nera, ovviamente.

Ma procediamo con ordine, ovvero dal casus belli: maggio del '99 ( ovvero cinque mesi prima della Notte), stadio Renato Dall'Ara.

Di fronte Bologna e Sampdoria: blucerchiati alla disperata ricerca dei tre punti in chiave-salvezza, contro un Bfc che non ha più nulla da chiedere al campionato.

Tra gli ospiti c'è un certo Vincenzo Montella, che fa il diavolo a quattro facendo impazzire la difesa casalinga: sigla lo 0-1 e poi l'1-2, dopo il momentaneo pareggio.

Rossoblù che dal canto loro non vogliono, forse per evitare spiacevoli ritorsioni "karmesche" ( come effettivamente accadrà), infierire su un Samp ad un passo dalla B: perchè prima o poi, si sa, gli altri siamo noi.

Ma c'è un giocatore a cui del karma e di storie simili non interessa nulla: si chiama Klass Ingesson, lo svedesone del centrocampo per cui ogni partita è una finale.

E se i compagni tirano indietro il piede, Klass no, non lo fa: sigla anzi il momentaneo pareggio e si batte come un leone, come fosse una questione personale.

Lui e Simutenkov: per i quali non valgono, evidentemente, le logiche di "scansamento" all'italiana.

Somma, morale della favola: a pochissimo dal termine, quando ormai i tre punti sembrano in mano blucerchiata, il russo, Simutenkov, si butta in area di rigore.

Rigore.

Per il Bologna.

Sul dischetto, senza pietà, va Klass Ingesson: che segna il goal del pareggio, manda all'inferno la Samp e da il via alla leggenda del "rigore al novantesimo e la Doria in serie B!", coro di sfottò cantato sempre dall'Andrea Costa contro i rivali per ricordare quel giorno ( con conseguente nome del giocatore scandito a chiare lettere).

Samp in B, a causa di un Bologna crudele e senza cuore ( insensibile, direbbe un noto portiere italiano): e il destino, beffardo come suo solito, a questo punto ci mette del suo, facendo reincontrare le due squadre nella stagione successiva, in quel di Marassi.

In Coppa Italia: con la ferita della retrocessione ancora aperta.

Apertissima.

La prova? Cori inequivocabili fin dai primi minuti( "uccideteli!" l'epiteto più carino)e nella ripresa, complice anche l'arrivo di Pagliuca and co sotto la gradinata, il passaggio dalle parole ai fatti, con lancio di oggetti di ogni tipo verso la porta rossoblù( con Pagliucone tra l'altro già da tempo nella black list doriana, quando ai tempi dell'Inter, in una sfida con la Samp, un suo litigio con Mancini costò all'ex golden boy la più lunga squalifica della carriera.)

Mettici poi anche l'essere il nuovo portiere della squadra più odiata in quel momento dalla Genova Blucerchiata ( in quei novanta minuti forse anche più del Genoa), della quale Pagliuca, oltre che simbolo, è anche tifoso e cittadino: e allora la frittata è fatta.

O meglio, più che frittata, ortaggi e frutta: quelli che volano dalla Sud all'indirizzo del Gatto del Casalecchio.

Che per tutta risposta abbandona la porta, dicendo all'arbitro che no, lì non ci torna.

Ortaggi e frutta che, per la cronaca, sono solo l'inizio dello show: perchè sul campo ad un certo punto comincia a volare di tutto.

Pezzi di ferro, bottiglie, lattine: ci mancano solo le bombe a mano.

Tra le altre cose ritrovate sul terreno di gioco ci sono pure pezzi di un rubinetto: e non sarà l'ultimo della lista.

Uno, due, tre: di lì a poco, in campo, ci sarà l'intero bagno della curva.

L'arbitro, anzi, gli arbitri ( quella sera fu teatro di un esperimento curioso che avrebbe dovuto far scuola, con due direttori di gioco in campo, idea morbosa che per fortuna non ebbe seguito) non sanno che pesci prendere: Pagliuca propone di cambiar porta, tornando a quella del primo tempo, ma per regolamento non si può fare.

Niente, finita: vittoria a tavolino del Bologna, pezzi di water in campo e la Notte dei Rubinetti che diventa storia, leggenda.

Perchè a volte anche un anonima partita di Coppa può consegnarsi agli annali.

Per sempre.

E se a qualsiasi tifoso rossoblù provi a chiedergli della Notte dei Rubinetti, ti risponderà in un baleno: perchè la storia di una squadra non è fatta solo di successi ed insuccessi, ma anche di questi aneddoti curiosi, incredibili, che si pongono al di là del bene e del male.

Anzi: più nel male che nel bene.

La Notte dei Rubinetti.

Quando l'impossibile, divenne possibile.

Di più: possibilissimo.

Fin troppo possibile, a pensarci...