La Tifocronaca di Carpi-Avellino

Sabato 28 aprile:  bella giornata primaverile. Clima perfetto: clima da football.                  Trovandomi a Modena al mattino per motivi "professionali" (se, va bè...) e giocandosi alle tre Carpi-Avellino a neanche 20 km di distanza (chilometro più chilometro meno), decido che sì, questa è l'occasione giusta per vedere un pò di calcio di cadetteria: ed ovviamente anche i lupi biancoverdi in azione, sempre belli da vedere ed ammirare, ma anche la tifoseria casalinga, che stimo per il reciproco astio verso la Ghirlandina (di Modena) ed in generale anche per fare un giro nella ridente cittadina carpigiana, dove era già stato tre anni, ovviamente per motivi calcistici (per la cronaca, si parla di Carpi-Bologna del 2015, sul cui risultato e ricordo preferirei sorvolare...).

Avendo anche un Contatto nella curva casalinga che mi promette l'entrata "aggratis" ( anche se conoscendo il soggetto in questione, so che sarà la classica promessa da marinaio...), tutto pare convergere verso l'effettiva scampagnata verso Chèrp: prendo il treno regionale delle 13 e 30, per la modica cifra di due euri e venti:amo la ferrovia, ma il tariffario ti costringe ad odiarla! Nella tratta Modena-Mantova, Carpi è la prima fermata: non fai neanche a tempo a sederti che sei già arrivato. E paghi 2 euro e 20. Che diventano ovviamente 4 e 40 col ritorno. Bah. 

Sulla stazione di Carpi: piccolina, ma caruccia. In proporzione un piccolo gioiello.

Che poi, in realtà, Carpi non è poi mica tanto piccola: 70mila abitanti, non proprio uno sputo. Ed un'identità forte, con un dialetto locale proprio, seppur molto simile al modenese, che la porta appunto a distanziarsi, culturalmente e non solo, dal vicinissimo capoluogo, osteggiato come la peste nera: un perfetto esempio del famoso campanilismo all'italiana, con due città distanti solo dieci minuti di treno divise da una fortissima rivalità (sentita più da parte carpigiana, ovviamente).

Postilla: se mai vi capiterà di essere a Carpi o dintorni, fatevi assolutamente un giro nella strepitosa piazza, dove si trova il bellissimo Duomo, vicino al Palazzo del Pio, e poco più in là anche la Sagra, la chiesa più antica di epoca longobarda. Non ve ne pentirete.

Ma parlando del Carpi Calcio: come se la passano i biancorossi? Benino. Nel senso che, partendo dal presupposto di essere nel decennio più importante della storia del calcio carpigiano (con la doppia storica salita, nel giro di neanche cinque anni, dalla C alla serie A) la bella favola biancorossa pare oggi essere in leggera flessione. Sconfitta l'anno scorso in finale playoff, atta ad impedire un secondo storico ritorno in massima serie e campionato al di sotto delle attese in questo: con una tranquilla posizione di metà classifica, senza ambire mai seriamente ai playoff, che non ha soddisfatto appieno la piazza. Poi certo, conservare la cadetteria per una piccola realtà come questa è sempre un successo: ma appunto, considerando gli ultimi anni, ci son stati tempi decisamente migliori.

Di fronte, al contrario, un Avellino in cerca preziosi punti in chiave-salvezza ( con una lotta serratissima in corso)  per garantirsi il sesto anno consecutivo in serie B, con un bell'esodo di supporters al seguito (sempre vicini al Lupo nella buona e nella cattiva sorte), dall'Irpinia, ma anche dal nord con tutti i tifosi biancoverdi emigranti.

Arrivato in prossimità dello stadio, verso le 14, becco il Contatto: che dopo mille scuse mi dice che non riuscirà a farmi entrare gratis (non avevo dubbi, in proposito), ma che mi garantisce che il biglietto non costa troppo, tipo sui 7 euro. Sì, 7 euro: sto paio di cosiddetti. 7 era il prezzo della prevendita. In biglietteria scopro che la curva, il giorno del match, costa 14. Per un attimo son tentat di andarmene. Poi, col Contatto che si offre di pagarmi la metà per rimediare all'errore ( ma quei soldi non li ho ancora visti e credo che mai li vedrò) accetto. Perchè comunque, a quel punto, son troppo curioso di vedere la partita dal vivo.

La curva casalinga ha subito un recente restyling: al posto della vecchia terrazza c'è infatti l'ormai classico impianto in tubi, direttamente sul campo, costruito sulle ceneri della precedente. Il settore ospiti è invece ancora alla vecchia maniera, cioè un balcone. Particolare nel complesso il Cabassi. Cioè, non fraintendete: bello no. Ma caratteristico, sì: con tutte le sembianze di uno stadio di provincia, quale effettivamente è. E rispetto a tutti gli impianti di nuova generazione tutti identici e schifosamente omologati (da Udine a Frosinone) perlmeno capace di distinguersi in tal senso, con caratteristiche proprie ( come, ad esempio, i particolarissimi distinti) e i palazzi della zona a fare da contorno. Comunque, con la curva sul campo, è tutta un'altra cosa: sembra davvero di essere Oltremanica. Nonostante tutto. 

Chissà se anche a Bologna, un giorno, potremo godere di tale privilegio.

Nel pre-match c'è il ricordo di Erasmo Jacovone, l'attaccante scomparso a soli 25 anni ( al quale è dedicato lo stadio di Taranto) che qui, nel '73-'74, fu protagonista nella storica promozione in serie C (col leggendario Guerino Siligardi in panchina, carpigiano doc e simbolo biancorosso).

La partita: ritmi blandi, da fine campionato. Eppure entrambe le squadre avrebbero qualcosa per cui lottare, in termini di classifica: perchè vincendo, con una contemporanea sconfitta del Cittadella, il Carpi terrebbe vivo il sogno playoff. E l'Avellino, appunto, deve salvarsi. Ma nonostante ciò, pare di assistere ad un amichevole agostana: impressiona decisamente di più, a discapito di una classifica bugiarda, la compagine biancoverde di Foscarini, subentrato a Novellino per portare a casa la missione-salvezza. Sugli spalti partono bene anche i supporters dei lupi, che fanno rimbombare la propria voce ben oltre il rettangolo di gioco: la curva casalinga, forse anche per colpa di un campionato deludente, stenta invece a prendere un buon ritmo.

Punzecchiato in più di un' occasione Ardemagni, puntero biancoverde ex Modena: da queste parti, un passato del genere, non te lo possono perdonare. C'è comunque indifferenza generale tra le due tifoserie, che si limitano a tifare per i propri colori. Nell'Avellino scopriamo esserci un certo Asencio, che per il nome simile al famoso giocatore del Real Madrid, tra i killer della Juve nella finale del 2017, non può che star simpatico a tutti gli anti-bianconeri d'Italia.

Nella ripresa la possibile svolta del match: espulso un biancoverde, Avellino in dieci.        Ci si aspetta l'assedio casalingo all'arma bianca: e invece, paradossalmente, salgono in cattedra gli ospiti. Che al netto di un Carpi spento e senza voglia (con l'allenatore Calabro nel mirino delle critiche del pubblico locale), tentano il colpaccio, seppur in inferiorità numerica; entra Castaldo, al posto di Ardemagni. Misteri del calcio: rimani in dieci e cominci a giocar meglio. Se qualcuno ha una spiegazione razionale, sono tutto orecchie...

Alla fine c'è il pareggio a reti bianche: mugugni tra il pubblico di casa, che vede il treno playoff, alla luce del successo del Cittadella, allontanarsi in maniera pressochè definitiva (" Resteremo in serie B!" canta in maniera ironica la Curva carpigiana); punto prezioso, invece, considerando gli sviluppi del match, per i lupi biancoverdi, che nelle ultime quattro partite dovranno dare tutto per evitare i playout ( decisivi gli scontri diretti contro Ascoli e Ternana, entrambe fuori casa, alla terz'ultima e all'ultima).

Finisce così il mio pomeriggio carpigiano: non prima di aver salutato il Contatto ( mandato amichevolmente a quel paese per il caos biglietti), aver affrontato una lunga odissea per ritrovare la stazione ( con una congiura dei locali che ogni volta mi mandano in un posto diverso) ed aver fatto il viaggio di ritorno senza biglietto (per un errato calcolo economico: non son mai stato bravo in matematica), ma per fortuna con lieto fine.

 

 

Il Duomo

La Sagra