Quel pomeriggio di un giorno da cani

Mentre la Madonnina di San Luca s'accinge al ritorno a casa, dopo la tradizionale villeggiatura in San Pietro, l'arbitro Pairetto, al Dall'Ara, compie il fatidico triplice fischio: la ventesima sconfitta stagionale è realta. E' un nuovo record negativo.

Cronistoria di un giornata ( sportiva) da dimenticare: con il solito antagonista di sempre a farla da padrone. Il Chievo. Il maledetto, maledettissimo Chievo. Che col rossoblù, a distanza di anni, sembra avere ancora un conto in sospeso: anche quando lotta per non retrocedere, a fronte di un Bologna stranamente già salvo ( coi ruoli tradizionali stranamente invertiti).

Ma procediamo con calma: per la prima volta sono a guardare il Bfc dalla sala stampa. Fresco, ombra, vento: mi sento un fighetto privilegiato, a fronte di uno stadio costretto a subire il caldo pre-estivo di metà maggio. Che poi un giorno bisognerà far chiarezza, sul perchè della parziale copertura degli stadi italiani. Al coperto i ricchi, al sole i poveri? Progetti di rivoluzione a parte, comunque, in sala stampa si sta proprio bene: visione dello stadio a 360 gradi, non solo del campo, ma anche della curva, dei distinti...

Lo stadio si presenta bello pieno, complice anche la bella giornata e le tante promozioni: 22mila gli spettatori, che contando il brutto finale di stagione e l'avversario di certo non di grido son tanti. Al Dall'Ara arriva un Chievo disperato, pronto ad elemosinare anche per un punticino; in casa rossoblù il diktat però è uno solo: vincere, vincere, vincere. Per salutare bene il pubblico, dopo una stagione in chiaroscuro e spingere l'incubo di sempre in B ( non che sia un reale obiettivo, ma insomma, non sarebbe poi male...)

Il Bologna parte a razzo, spinto da un'Andrea Costa in formissima: Chievo subito alle corde. Verdi messo giù in area: rigore, dicono tutti. L'arbitro non è d'accordo: chiama il var, anzi no...macchè, non lo chiama mica. Scandalo. Pochi minuti dopo: tiro di Masina,  parato di mano da un difensore del Ceo. Stavolta sì, che è rigore: quasi a compensare il primo non dato. Sul dischetto Verdi non sbaglia: decima rete stagionale, per la prima volta in doppia cifra in serie A. Mica male il ragazzo: vero faro e leader di questa squadra.

Potrebbero esserci altre due rigori nel primo tempo per il Bologna, ma Pairetto non se la sente. Dopo i primi quaranticinque la partita sembra saldamente in mano rossoblù: i fantasmi di Bologna-Chievo del 2003, match di fine campionato sulla carta simile a questo ( tecnico d'allora, Guidolin, che di fatto chiuse lì la sua esperienza in rossoblù, con pareggio finale che fece esplodere la contestazione) sembrano lontani anni luce. Ma quando si parla del Chievo si sa: tutto può succedere.

E tutto, nella ripresa, succede: pareggio stratosferico di Giaccherini ( tu quoque...), che per l'esultanza troppo vistosa si becca del cesenate di m... ( oltre che del pezzo di... e del figlio di buona donna) , con raddoppio istantaneo in fila di Inglese, che la ribalta in men che non si dica, senza nemmeno lasciare il tempo per elaborare il lutto.

Finita: il Bologna in cinque minuti perde il match e anche il favore del proprio pubblico, buttando via quanto fatto di buono nella prima frazione di gioco. Potrebbero stare lì anche dei giorni, le due squadre, ma i giocatori in rossoblù non segnerebbero lo stesso. Garantito al limone.

All'entesimo e qualcosa Donadoni cambia Destro, innescando una miccia già accesa: il pubblico, come già fatto col Milan, ne approfitta per dimostrare tutto il proprio disappunto verso il  mister,fischiandolo vistosamente. Parte anche il geniale coro " Pagaci il biglietto!", atto a ricordare al mister l'infelice uscita di qualche mese fa.

Il Bologna non ci prova nemmeno, a pareggiare: è a pezzi sotto tutti i punti di vista. La fine del match scivola via tra una curva che continua a cantare indomita, quasi commovente nel suo estremo attaccamento ai colori ( ad un certo punto parte anche l'ormai classico "Meritiamo di più!", sempre tristemente in voga) ed un settore ospiti ubriaco di gioia.

A fine partita, lo stadio, è ovviamente tutto un fischio: stavolta sì, dalla curva alla tribuna. Solo Verdi, uscito palesemente alterato, in anticipo, si prende gli applausi. Per gli altri non c'è pietà: nemmeno per un Poli che chiede scusa, a giochi ormai fatti e strafatti.           Mister e squadra si raccolgono a debita distanza dall'Andrea Costa, quasi intimoriti.    

Ma il tempo per chiedere scusa è finito.                       

Il Bologna conclude la stagione casalinga nel peggiore dei modi, dando il via ufficiale alla contestazione: che stavolta, alla conta dei fatti, non può che essere sacrosanta...