Cinque nomi per il post-Donadoni

Roberto Donadoni non è mai stato così lontano dal Bologna: la sua permamenza sotto le Due Torri, ora dopo ora, è sempre più in bilico. Già, ma nel caso: chi al suo posto? Cinue nomi possibili, chi più chi meno...

 

 

 

 

 

1)ROBERTO DE ZERBI: ex calciatore, tra le altre, di Napoli e Foggia ( oltre che di Catania ed Avellino), dopo aver appeso relativamente presto le scarpette al chiodo, comincia ad allenare a nemmeno 35 anni in serie D, nel Darfo Boario, squadra della provincia bresciana.Poi due anni al Foggia, dove già da giocatore ebbe i migliori anni della carriera: nel biennio ’14-’16, alla guida dei rossoneri in serie C, raggiunge la finale playoff, persa contro il Pisa di Gattuso. Il buon campionato gli vale comunque la chiamata di Maurizio Zamparini, che lo vuole alla guida del suo Palermo: nel settembre 2016 eccolo dunque all’esordio in serie A, subentrando al posto di Davide Ballardini. Ma dopo due mesi, in pieno Zampa Style, l’avventura in rosanero è già al capolinea. Riparte così, dopo un anno di stop, da Benevento, il 23 ottobre 2017: prendendo in consegna una squadra che dopo due mesi non ha ancora vinto una partita. Il digiuno durerà ancora a lungo (le streghe non saranno mai realmente in lotta per la salvezza, già retrocesse virtualmente a Natale), ma non impedirà  comunque di conludere dignitosamente sopra i 20 punti. Col contratto in scadenza a giugno del 2018, il suo futuro è ora più incerto che mai: di certo porterebbe una bella ventata d’aria fresca ( non ha nemmeno 40 anni).          

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2)DAVIDE NICOLA: Lumezzane dal 2010 al 2012 ( che porta al sesto posto in Lega Pro), poi Livorno, nell’anno della fine del mondo, quando ancora sta conseguendo l’abilitazione professionistica. Al primo colpo però fa centro: dopo tre stagioni riporta infatti i labronici in serie A. L’impatto con la massima serie non è dei migliori: a gennaio, col Livorno ultimo, c’è infatti l’esonero. Richiamato per l’ultimo mese, non riesce ad evitare la retrocessione. A novembre 2014 eccolo a Bari: dove lascia esattamente un anno dopo, dopo aver fatto il record di punti della società nel girone d’andata ( solo Antonio Conte nell’anno della promozione era riuscito a far di meglio). Infine, dopo sei mesi d’inattività, la chiamata del Crotone, che affronta per la prima volta la serie A: la rimonta-salvezza, nel finale, è da cinema. L’anno dopo ( cioè quello attuale), nonostante un avvio di campionato migliore del precedente, si dimette a dicembre con la squadra 15esima. Attualmente è senza panchina ed in cerca di un ingaggio...

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3)SINISA MIHAJLOVIC: Chi non muore si rivede: quando si parla di Sinisa non ci vogliono troppe presentazioni. Allenatore rossoblù nella sciagurata stagione 2008-2009, da novembre ad aprile ( risollevò momentaneamente la squadra, salvo poi assisterne inerme al crollo), nei dieci anni seguenti si è poi seduto sulle panchine di mezza Italia, da nord a sud ( e viceversa): prima Catania, nel 2009-2010, che porta alla salvezza rilanciandosi, poi Fiorentina, con cui conquista un nono posto. Nel maggio del 2012 la parentesi sulla panchina della nazionale serba, dove non riesce però ad ottenere la qualificazione per i Mondiali. Il ritorno in Italia è datato novembre 2013, quando subentra sulla panchina della Samp, sua ex squadra da calciatore: l’anno successivo ottiene un ottimo settimo posto, che gli vale la chiamata del Milan. Ma l’avventura in rossonero, la sua grande occasione, non decolla, anche per colpa di una squadra non all’altezza: ad aprile 2016 l’esonero. Riparte da Torino, sponda granata, dove al primo anno ottiene un nono posto, finendo poi per essere esonerato a gennaio 2018, in maniera non troppo chiara. Nome forse non troppo più in voga come negli anno scorsi, ma che scalpita, conoscendone il carattere, per rilanciarsi al più presto: qui da noi l’abbiamo visto per un battito di ciglia alla guida di uno dei peggiori Bologna di sempre. Forse meriterebbe un’altra chance.

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4)LEONARDO SEMPLICI: classe’67, attuale allenatore della Spal: uno che si è fatto la gavetta vera, partendo da Sangimgnano e Figline ( in entrambe le occasioni vinse il campionato di Eccellenza), salvo poi ottenere, con quest’ultima , la promozione fino alla C2. Mica male. Nel 2009-2010 è ad Arezzo, poi l’anno successivo a Pisa: infine, dopo tre anni come allenatore della Primavera della Fiorentina ( dove lancia, tra gli altri, Bernardeschi e Seferovic), eccolo finalmente a Ferrara, dove approda nel dicembre 2014. In soli tre anni, sulla panchina biancazzurra, riscrive la storia del club: promozione in serie B, dove la Spal mancava da 23 anni e l’anno successivo salto in massima serie, che mancava dalle parti estensi da mezzo secolo. Un doppio salto storico che permette di portare a quota sei il numero di campionati vinti: nella stagione attuale, la sua prima in serie A, una salvezza combattuta fino all’ultima giornata, che comunque non potrà, a seconda del verdetto finale, cancellare quanto fatto di buono in questi anni. Il contratto che lega il mister fiorentino alla Spal è in scadenza nel 2019, ma..mai dire mai.                                                                                  

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5)VINCENZO MONTELLA: provocazione pura, fantacalcio, certo. Ma alla conta dei fatti l’ultimo anno, per l’ex calciatore giallorosso, è stato a dir poco fallimentare: due esoneri nel giro di pochi mesi, prima al Milan, poi al Siviglia. Un record: i tempi di Catania, quando un Montella fresco fresco di ritiro dal calcio giocato segnava il nuovo record di punti del club rossoazzurro ( 48), sembrano lontanissimi. Poi i tre anni a Firenze ( con tre quarti posti), l’anno alla Samp ed infine il Milan, dove in due anni non decolla: sesto posto ed esonero nel novembre scorso. Per fortuna sua però ecco subito il Siviglia, che un mese dopo lo chiama togliendolo dal divano di casa: in Champions arriva fino ai quarti dopo aver battuto il Man United, venendo poi eliminato dal Bayern, ma in campionato la squadra non va, e dopo una serie di nove partite senza vittorie viene esonerato il 28 aprile. Allenatore in caduta, ma ancora giovane, che ha bisogno di una squadra ambiziosa di metà classifica per rilanciarsi: l’identikit ideale potrebbe essere proprio il Bologna, a seconda ovviamente dei reali progetti della società ( nel senso: solo salvezza o qualcosa di più?).                                                         

Modulo preferito? 4-3-3.