The Menarino's

 

Così quieti, e buoni, all’apparenza, quanto “impastati” ( nel senso di aver legami, professionali e non, con personaggi tutt’altro che ragguardevoli) con la parte marcia del calcio, nel profondo: semplicemente i Menarini.

The Menarino’s: che dieci anni dopo il loro biennio, alla guida del Bfc, non risultano nemmeno i peggiori di tutti, visti poi i successori. Ma procediamo con calma: e torniamo a quell’estate del 2008, crocevia della storia moderna rossoblù.

Il Bologna è ritornato in serie A dopo tre anni, e questo già lo sappiamo: Cazzola vuol vendere, e anche questo si sa. Quindi prima ci prova con Tacopina, che si rivela un bluff ( se vuoi saperne di più vai a leggere “Hey Joe!”), poi con Spinelli, ed infine opta per la soluzione interna: cioè il socio di minoranza.

Renzo Menarini: che acquista le quote del Signor Motorshow, ovvero il 63percento, per l’esattezza, slegandolo dall’impegno calcistico. 12 milioni, la cifra dell’affare: e vissero tutti felici e contenti. Ma chi è questo Geometra nuovo patron del Bologna? Nel giro rossoblù dal 2005, quando appunto assieme a Cazzola ( e Bandiera) rilevò il club rossoblù da Gazzoni, neoretrocesso in serie B: titolare della Cogei, impresa di costruzioni tutta locale, e padre della figlia Francesca, che sarà la prima presidente rossoblù del gentil sesso.

E’ una svolta epocale: il Bologna torna dunque ad affacciarsi in serie A trasfigurato, nelle sembianze e non solo. C’è sempre un bolognese al comando, il terzo di fila, anzi pardon: una bolognese. Che ovviamente fa da portavoce del padre, che preferisce rimanere dietro le quinte: cedendo appunto le luci della ribalta alla figlia. Che, in tutta onestà, viene accolta con grande entusiasmo del mondo del pallone: la seconda presidente donna del calcio, dopo Rosella Sensi, classe ’64, manger dell’impresa paterna.

E’ un Bologna dunque a conduzione familiare: tutto bolognese, fino al midollo.

"La squadra è un patrimonio della città e come tale lo vogliamo gestire, con particolare attenzione al settore giovanile e alla costruzione di un nuovo stadio, oltrechè abbassare i prezzi dei biglietti per incentivare l'ingresso allo stadio dei ceti più bassi".

Le premesse per far bene sembrano esserci tutte: confermato Arrigoni in panchina e Salvatori come ds. Mudingay il primo colpo: 6 milioni e contratto di cinque anni. Mica male. La voglia c’è: l’entusiasmo pure. E’ un Bologna che sembra un giusto mix tra gioventù ed esperienza: Bernacci in attacco ( costato 4,5 milioni), tra i le punte più promettenti del calcio italiano, Lanna e Zenoni dietro, Volpi a centrocampo. Forse anche troppa, di esperienza: negli ultimi giorni di mercato arriva anche in sordina un certo Marco Di Vaio, considerato bollito dalla stragrande maggioranza del pubblico ( che notoriamente ne capisce molto…).

Comunque, esordio in coppa: 1-0 striminzito col Vicenza, Di Vaio subito a segno. Va bene così.  

Una settimana dopo ecco il campionato: c’è il Milan, a San Siro. Mica male come palcoscenico per il ritorno: il risultato sarà straordinario. 2-1, in casa del Cavaliere: contro Ronaldinho e Sheva. Di Vaio subito e Valiani poi: la città impazzisce. Dai che torniamo in A subito alla grande: se, va bè.

Le seguenti partite riportano subito tutti coi piedi per terra: una lunghissima serie di sconfitte, ed ad ottobre Arrigoni è già in bilico. C’è in mezzo un 3-1 casalingo con Lazio, ma per il resto è un disastro completo. A Cagliari, ad inizio novembre, si perde 5-1: ciao Arrigo. E’ stato bello, ci hai portato in A, e grazie mille: ma adesso puoi anche tornare a Borello.

Dentro Sinisa Mihajlovic: scelto, si dice, direttamente dalla presidente Francesca. Ma Sinisa è alla sua prima esperienza da mister: ha fatto da vice a Mancini, certo, nell’Inter pluriscudettata, ma allenare da solo è poi un’altra cosa. Comunque la grinta del serbo porta i suoi frutti: pareggio con la Roma, la difesa comincia a prendere meno goal. A dicembre c’è il rocambolesco 5-2 contro il Torino: dai che forse l’aria è cambiata. La squadra in quel periodo trova la sua quadratura: dieci uomini tutti al servizio di Marco Di Vaio. Che a Bologna è come rinato: ed è in testa alla classifica capocannonieri.

A gennaio i Menarini vogliono mettere la toppa ai primi mesi difficili di campionato: e regalano così a SuperMarco un compagno coi fiocchi. Pablo Osvaldo: strappato alla Fiorentina per 7 milioni. Sette: se non è l’acquisto più oneroso della storia del club, poco ci manca. I Menarini dunque ci provano, perlomeno, spendendo un bel po’ di baiocchi: e questo gli va riconosciuto. Ma purtroppo, anche nel caso dell’italo-argentino, saranno spesi male: perché nonostante l’enorme talento Osvaldo non si trova a giocare a fianco di Di Vaio. Che per rendere al meglio deve stare solo là davanti. Per cui mister 7 milioni, tra infortuni vari, perderà presto il posto da titolare: perché quell’anno Marco è intoccabile. Il solo a reggere in piedi una barca a dir poco traballante: che da aprile in poi torna a traballare più forte di prima.

Flop completo in casa col Siena: 4-1 per i bianconeri. Contestazione, fischi: altro cambio in panchina. Ciao Sinisa: dentro Papadopulo, il generale di ferro, come ama farsi definire, esperto in salvezze. E’ il terzo mister dell’era Menarini, in neanche un anno di tempo: di certo non un fatto positivo. Con la sua esperienza, comunque, il navigato mister riesce chi lo sa come a serrare i ranghi di una squadra in caduta libera: e alla fine, grazie anche alla Dea Fortuna ( intesa come Diego Milito) riesce a portare a casa un’insperata salvezza. Tra i fischi del pubblico: che a differenza di un anno primo, seppur contenti per l’obiettivo raggiunto, non possono essere di certo felici per quanto visto in quell’anno solare.

Il rapporto tra Menarini e Bologna, in quel momento, si limita ad una progressiva sfiducia: ma nessuno ha mai contestato la proprietà. Certo, c’è forse padre e figlia c’han messo del loro, nello sbagliare una scelta dietro l’altra: ma in buona fede. E dunque il pubblico quell’anno si è limitato a contestare i giocatori: davvero deludenti, a dispetto dei nomi sulle spalle. L’estate successiva, 2009, sarà fondamentale nella crisi irreversibile tra la città e la sua dirigenza: i Menarini devono assolutamente fare un mercato estivo grandioso, per riscattare la tremenda annata. Non tutto è perduto: ci vuole una rivoluzione, per far capire