Notti Tragiche

Partiamo dall’inizio.

 

Luglio ’94: mentre Italia e Brasile si giocano il titolo mondiale a Pasadena, in California, a migliaia di chilometri di distanza, nel quartiere Porto, a Bologna, l’urlo di un poppante lacera via Saffi e dintorni. E’ quello del sottoscritto: che a un anno d’età, o poco meno, mostra già una capacità innata nel rompere i cosiddetti. Con i genitori disperati, che vorrebbero godersi in tranquillità il match, ma che dovranno darsi il cambio ogni tre-quattro minuti, in stile staffetta Mazzola-Rivera, per placare l’inconsolabile pianto del pargolo (un misto tra Pavarotti e Domingo).

 

Il mio primo contatto, indiretto, col calcio: e se il buongiorno si vede dal mattino…in bocca al lupo. Se stavo sfogando così la mia tensione per il match? Probabile. E ancora più probabile, forse, che sapessi già come sarebbe andata a finire: doti da preveggente di ogni neonato che si rispetti. Con all’orizzonte uno scenaro funesto, con Roberto Baggio, in lacrime, dopo aver tirato alle stelle l’ultimo rigore. E Bruno Pizzul, affranto, che in mondovisione annuncia la sconfitta :“Alto…il Campionato del Mondo è finito….lo vince….il Brasile…”  

 

Notti tragiche: l’origine.

 

Perché, all’inizio, l’amore primordiale, fu per l’Azzurro: della nazionale, s’intende. Ancor prima che col Bfc? Di poco, pochissimo: perché appunto già a fine Novanta giravo con la maglia tarocca di Kolyvanov, e mi dichiaravo ovviamente tifoso del Bologna, anche se allo stadio non c’ero mai stato ( avevo poi cinque-sei anni eh…) e per la pay tv si sarebbe dovuto aspettare ancora un paio di stagioni. Quindi l’evento era ovviamente il Mondiale: che ogni quattro anni dava vita ad un curioso esperimento sociale. Le strade vuote. Le città paralizzate. Tutti di fronte al piccolo schermo, anche chi non masticava abitualmente di calcio. Somma, uno spettacolo: tutta una nazione ferma, all’improvviso.

 

Come non amare tutto questo?

Impossibile non farlo.

 

Comunque andiamo quattro anni dopo il tragico finale di Usa ’94:mondiale di Francia, l’Italia che si gioca i quarti coi galletti. Sono nell’altra stanza a guardare “Balto” , quando ecco che per i rigori riceviamo la Chiamata: dai, vieni a vederli, su. Eccomi: ovviamente finisce malissimo. Con Di Biagio che tira sulla traversa, e tanti saluti: ancora i rigori, maledetti. Croce e delizia del pallone; che ovviamente, nella sua spietata, ma educativa realtà, mi insegna subito una grande lezione: e cioè che il lieto fine è una prerogativa delle favole, ma non della vita vera. Trauma, tragedia (tra l’altro due anni dopo ad Euro 2000 sarà sempre la Francia a farci piangere, meritandosi così il titolo di nazionale più odiata del globo terracqueo): notti tragiche, parte seconda.

 

E non è finita lì.

 

Anno Domini 2002: il primo mondiale del terzo millennio, stranamente disputato in Corea e Giappone; con le partite che si giocano all’alba italiana o al massimo all'ora di pranzo.

 

Il primo Mondiale che seguo dalla prima all’ultima partita: un’altra tremenda delusione.Anzi:forse La Delusione. Partiamo forte con l’Ecuador, ma è puro fumo negli occhi. Guardo il match a casa di mia nonna, appena uscito da scuola: mi esalto, forse troppo, tanto che dalla cucina arriva un secco:“Non ti illudere!”, a metà tra l’onirico e il profetico (ma l'ha detto davvero?). Comunque vedo le restanti partite all’Estate Ragazzi: sì, anche l’ottavo di finale con la Corea. Dopo il quale, incredulo, mi abbandono ad un pianto disperato. “Again 66”, chiedevano sugli spalti. E ancora 66 fu: con buon aiuto, ovviamente, dell’arbitro Moreno. Che poi, anni dopo, finirà anche in galera: benedetta giustizia divina. Che alle volte fa il suo corso. Ma che in quel momento non mi consola affatto: dopo il goal di AhnQualcosa sono distrutto. E il pensiero di aspettare quattro anni, per un altro Mondiale, mi lascia sconvolto.

 

Notti tragiche, la vendetta.

 

E siamo dunque al mondiale tedesco: il primo che guardo interamente con gli amici, in svariati posti di Bologna. Dico la verità: memore anche delle esperienze passate, con la delusione dell’Europeo 2004 in mezzo, questa volta la prendo coi guanti, approcciandomi al Mondiale con leggera indifferenza (son sempre stato bravo a recitare…). C’è da dire anche che nel frattempo ho sviluppato una fortissima identità bolognese: e che quindi esiste solo il Bologna e nient’altro. E sinceramente tifare per una nazionale piena di gobbi, allenata dal Gobbo per eccellenza, non è che mi faccia impazzire come idea: però insomma, guardare partite con gli amici è sempre piacevole, e quindi eccomi lì ad assistere al trionfale girone eliminatorio, dove solo il pareggio con gli Usa macchia un esordio altrimenti perfetto. Agli ottavi c’è l’Australia: e dalle panchine della Carosina, gelateria molto famosa della Zona Cierrebi, assistiamo al rigore di Totti che proprio all’ultimo ci manda ai quarti. Risolta la pratica Ucraina con un secco 3-0 si va in semifinale, dove si comincia a far sul serio: di fronte la Germania, i padroni di casa. Ho un sussulto: non ho mai visto una partita così importante. Il cuore torna a battermi come nelle precedenti edizioni. Per l’evento noleggiamo una sala parrocchiale: siamo un casino, forse troppi. Tutti a soffrire per quella maglia azzurra, nonostante la tenera età. Il goal di Grosso ci manda alle stelle. Del Piero poi, per la prima ed ultima volta nella mia carriera di tifoso, aumenta l’orgasmo a dismisura: andiamo a Berlino, in finale.

 

E non serve Caressa a ribadirlo: andiamo a Berlino, Beppe…andiamo a Berlino, cazzoooo!!!

 

I giorni che precedono la Partita, guarda caso con la Francia (e chi sennò…), sono a dir poco tremendi: c’è aria da Apocalisse, da fine del mondo imminente. Chi perde non se lo scorderà più: sarà marchiato a vita. No, non si può neanche contemplare l’ipotesi sconfitta: non per l’ennesima volta contro gli spocchiosi cugini. Nostra eterna maledizione. Per scaramanzia noleggiamo la stessa sala: e siamo il doppio dell’altra volta. Per il risultato di notevoli problemi d’ordine pubblico: a fine partita voleranno diversi daspo, da parte del questore-sacerdote. Ma andiamo al match: due ore di sofferenza disumana, nella quale ne succedono di tutti i colori; fanno praticamente tutto Zidane e Materazzi. Vantaggio del primo su rigore, pareggia il secondo, poi nei supplementari la famosa lite: testata frontale e rosso diretto per Zinedine.

 

Si vai ai rigori: e per la prima volta nella storia, per una splendida vendetta di Francia ’98, ma anche di Euro 2000, li battiamo. Il penalty decisivo lo batte lui: Grosso. L’eroe che non ti aspetti. E come scordare quegli interminabili secondi d’attesa: tutti abbracciati, stretti, a fotografarci mentalmente l’un l’altro. Per ricordarci, in futuro, di quell'incredibile momento. A soli tredici anni: quando il pallone entra scoppiamo, letteralmente. Il resto è poesia: l’urlo collettivo, la corsa pazza per le strade, che in un secondo si riempiono. La festa dalle parti di San Felice e dintorni: in giro a petto nudo, la birra versata addosso, una donzella ubriachissima che quasi mi salta addosso, ma in quel momento m’interessa solo di Grosso e Materazzi. Il sentirsi grandi, d’improvviso: un mondiale vinto a neanche 13 anni. A festeggiare in giro con i propri amici: macché, di più...con i propri fratelli. Con i quali ci si conosce praticamente dalla culla. Quella sensazione di estasi collettiva. Fotoricordo di un tempo andato, indimenticabile.

 

Notti magiche...almeno per una volta.

 

Sarà l’apice: il punto irraggiungibile. Certo, vinto un Mondiale non è che puoi aspettarti di vincerne un altro,subito: ci si accontenta magari di un quarto, di una semifinale. Se, magari…

 

Quattro anni dopo la pacchia è finita (cit. involontaria): ritornano le notti tragiche.

 

Quella che arriva al Mondiale è una nazionale stanca, provata, con tanti protagonista dell’impresa del 2006 ormai in pensione. Tornano di colpo le notti tragiche. Io nel frattempo faccio i 17 anni, periodo di ribellione stupida e incosciente: e nel classico delirio dell’“avercela con tutti” ce l’ho anche con la nazionale, specie col ct, colpevole di scelte per così dire “discutibili”; e poi in quegli anni, per deliri fanciulleschi fortunatamente passati, il concetto stesso di Italia pare non rappresentarmi più, per chissà quale stupido motivo. Somma, morale della favola: quel mondiale non è che lo boicotto. Lo guardo, sì: ma tifando contro. Che vergogna, a ripensarci: e il bello è che questa fame di vendetta (ma contro chi o cosa?) sarà pure saziata. Pareggio contro la Nuova Zelanda, idem col Paraguay, e ci si gioca tutto contro la Slovacchia: 3-2 per loro e a casa. La nostra peggior prestazione ad un Mondiale: considerando anche le avversarie, veramente vergognosa.

 

E io son lì che me la rido: cretino.

 

Di più: carogna di un cretino.

 

E’il ritorno delle notti tragiche.

 

Quattro anni dopo bisogna far meglio, a tutti i costi: Euro 2012 ci ha visto arrivare in finale, e quindi è segno che forse la rinascita è cominciata. In panchina Prandelli, che in Brasile porta la coppia Balotelli-Cassano, già decisivi due anni prima: non è una brutta nazionale. Se la tifo? Ma si,certo: mi son redento, nonostante ci sia un Bologna appena retrocesso a guastare l’umore. Ma in fin dei conti, la Nazionale, non serve anche a scordarsi delle delusioni del club? Magari: la realtà è purtroppo un’altra. E cioè che son due facce della stessa medaglia: l’esordio non è male, vittoria con l’Inghilterra. Dai che facciamo bene: poi il ko traumatico con la Costarica. E ci si gioca tutto con l’Uruguay: vincono loro. A casa. E qui torna a dispiacermi, sinceramente: come quando ero piccolo. Come quando ti lascia una ragazza o perdi un calcetto con gli amici: che poi, in fondo, sono la stessa cosa.

 

Notti tragiche, il ritorno del ritorno.

 

E siamo ai giorni nostri: 2017, qualificazioni per Mondiali. Ho passato i vent’anni, e son tornato a tifare in maniera sfegatata per la Nazionale, coniugandola senza problemi al tifo per il Bologna: capitiamo nel girone della Spagna, che è più forte, e quindi andiamo ai playoff, vent’anni dopo quelli con la Russia. La nostra avversaria? La Svezia. Che di certo, per noi, non è di buon auspicio: basti pensare al biscotto del 2004, coi cugini danesi. Però a ripensarci, dai, ma chi è la Svezia, e poi non hanno nemmeno Zlatan, l’unico buono: vuoi davvero che ci facciano lo sgambetto? Non manchiamo ad un Mondiale dal ’58 (giocato proprio in terra svedese)…no, dai… è inammissibile. A casa loro però perdiamo: ma si dai, va bè, a Milano al ritorno gliene facciamo quattro. Invece la palla non entra. Ci proviamo in tutti i modi, ma gninta. Poi ovvio, se contro i giganti svedesi giochi solo coi cross te le vai anche a cercare. E l’incubo infine diventa realtà: al triplice fischio dell’arbitro ci accorgiamo che sì, è tutto vero. Non andremo al Mondiale. Sessant’anni dopo.              

 

 Lo shock la fa da padrone: non c’è spazio per le lacrime. C’è solo un enorme trauma che dura giorni, settimane: mesi. Forse anni: no, in Russia non ci andremo. E questo è peggio di qualsiasi altra cosa: di perdere col Costarica, uscire con l’Uruguay, o ai rigori contro Francia e Brasile.

 

Sarà ricordata come la volta in cui non siamo andati ai Mondiali: niente lacrime, gioia, pianti, disperazione, abbracci. E chi più ne ha più ne metta.

 

Niente emozioni: né positive, né negative.

 

Nessuno allo stadio, come cantavano gli Elio più di vent’anni fa.

 

Niente di niente.

 

Un buco nero nella nostra storia: non solo personale, ma anche collettiva.

 

Perché per dirla alla Buffa, che qui ci viene in aiuto, “I Mondiali hanno scandito il tempo della nostra vita, e scandiranno quelli che verranno”.

 

Già, …ma sei ai Mondiali non ci vai-...che succede?

Succede che il tempo si ferma: e non passa.

 

Non scandisce più, appunto, il tempo della nostra vita: è come se fosse abolito il calendario, o l’orologio. Perché il Mondiale si farà, e noi non ci saremo: una tragica esperienza pre-morte. La tragedia delle tragedie: la consapevolezza che un giorno tutto continuerà, anche senza di noi.

 

Questo sì, che è davvero tragico.

 

E quando in futuro parlando dei vari mondiali il discorso cadrà su quello del 2018 vi saranno silenzi, sguardi per lo più imbarazzati: con la memoria che si rifiuterà di ricordare. E che poi in seguito lo bannerà per sempre dal nostro hard disk: come se non ci fosse mai stato, un mondiale in Russia.

Nasdarovie.

 

Notti magiche, no: notti tragiche.

Anzi, peggio.

Notti…

Notti...e basta.