Ridateci l'Intertoto

Caro vecchio Intertoto: sappi che ci manchi.

Tanto.

Ma sul serio: nel senso che sentiamo proprio bisogno di te.

E non per fare sempre quelli dell’ “era meglio prima"...ma kaiser.

E' proprio vero: era meglio prima.

Il Perchè è semplice: davi speranza, nel vero senso del termine.

Speranza: a tutte.

Tutte le Altre.

Le Altre? Ma sì: quelle cioè che non si chiamano Juve, Inter o Milan.

E che nell'epoca dell'Intertoto, arrivando ottave o none, potevan viaggiar per l' Europa: basti pensare, ad esempio, alla varie Brescia, Perugia…ma senza spostarci troppo da casa, anche al nostro Bologna: che proprio nell’estate di vent’anni fa, all’anno di grazia 1998, mise in bacheca il suo ultimo trofeo.

La Coppa Intertoto, appunto.

Trofeo tanto inutile quanto romantico: "vinto” da tre squadre ( oltre ai rossoblù quell’anno anche Valencia e Werder Brema) che ottenevano poi, di diritto, la qualificazione per il secondo trofeo continentale. Tutto fa brodo, tutta fa curriculum: non tutti, ad esempio, possono vantare una Coppa Intertoto nel proprio palmarès. Ma noi sì: e se da una parte, appunto, permetteva di concretizzare il sogno europeo, oggi impensabile, dall’altra, in egual maniera, era odiata da club e calciatori (che la consideravano un intralcio per il campionato), ed ecco dunque spiegato il motivo che, sommato ad altri, portò alla breve esistenza della competizione.

Della quale probabilmente, all'epoca, non fregava niente a nessuno.

Che poi pare ovvio, a posteriori: come anche che la nuovi generazioni, soggiogate dal calcio moderno, guardino con sentimento nostalgico a quel torneo accarezzato solo in età fanciullesca.

Quando tutto, anche un inutile Intertoto estivo, sembrava come il Mondiale.

Poi va bè, c’è da scommetterci che, tornasse oggi, avrebbe un gran seguito: nel senso che, invece dell’amichevole con la Rappresentativa della Montagna, o col Vado, vuoi mettere invece di andare, chessò, in Lituania, Polonia, o se ti va fatta bene, anche in Francia o Uk?

O, per carità: anche le amichevoli con SudiTirol e Pinzolo hanno il loro fascino.

Sì, come no.

Comunque, tornando a noi: estate del 1998. Dopo quattro anni alla guida del Bfc, Renzo Ulivieri lascia la panchina rossoblù, dopo un cammino trionfale dalla C all' ottavo posto nella massima serie, con qualificazione appunto per l’Intertoto nella stagione successiva.

Trofeo che però il Renzaccio non giocherà mai: perché il rapporto con l’ambiente e la dirigenza, dopo l’ultimo anno con la questione-Baggio, si è andato via via deteriorando, fino alla naturale e logica conclusione.

Via Ulivieri dunque: ma valigie anche per il Divin Codino, che accetta l'offerta dell'Inter mentre è ai Mondiali, con buon pace del tifo rossoblù.

Gazzoni deve rivedere tutti i punti-chiave della sua squadra: dentro quindi Carletto Mazzone in panchina ( già allenatore rossoblù, in serie B, a metà anni ottanta) e Beppe Signori come nuovo Baggio da rilanciare, dopo gli ultimi anni al ribasso: l’Intertoto è dunque il primo banco di prova della nuova coppia, che ha una pesantissima eredità da raccogliere e non può assolutamente sbagliare.

Si parte presto, prestissimo: il 18 luglio, col trofeo che è in realtà già partito un mese prima, con la Samp, l’altra italiana in corsa, che ha già affrontato il secondo turno contro una squadra slovacca, vinto di misura. Grazie alla miglior posizione in classifica il Bologna parte dal Terzo Turno, contro i rumeni del National Bucarest: davanti agli 8mila del Dall’Ara ( non male per il periodo vacanziero…), Paramatti e il neo-acquisto Ingesson regolano il Bucarest, che al ritorno però farà soffrire non poco... un rigore di Kolyvanov sembra mettere le cose in chiaro, ma i padroni di casa spingono, arrivando ad un goal dalla qualificazione.

Finisce 3-1 per i locali, con Carletto Mazzone che tira un sospiro di sollievo e la società che guarda già dubbiosa al suo operato: l’importante comunque è aver passato il turno, guadagnando così l’accesso per la semifinale, dove ad attendere i rossoblù c’è l’altra italiana, la Samp di Luciano Spalletti, che alle 16 del 29 luglio è ospite dell’afoso pomeriggio bolognese.

Un derby tutto italiano in Intertoto: non era mai successo, nella breve storia del torneo ( quell'anno alla sua terza edizione).

Subito Andersson, pareggio di Palmieri, poi ancora Paramatti, e Kolyvanov in chiusura regolano i blucerchiati: 3-1.

Al ritorno il goal dello scatenato Palmieri non basta a far passare i doriani. Bologna in finale: l’avversario è il Ruch Chorzòw, misteriosa squadra polacca che non promette nulla di buono ( è partita dal primissimo turno giocato a giugno, e vuole raggiungere l’obiettivo a tutti i costi).

Al Dall’Ara, dove fa il suo esordio in maglia felsinea un certo Beppe Signori, vincono i rossoblù di misura, con autorete di un difensore avversario in finir di primo tempo: al ritorno è ancora tutto aperto, e in settimana le polemiche divampano. Mazzone è già sulla graticola e gira voce che potrebbe addirittura esser esonerato in caso di fallimento.

In Polonia, alla sera del 25 agosto, i ragazzi in rossoblù riscrivono la storia, assicurando al loro mister la permanenza sulla panchina: Kolyvanov al 60’ e proprio lui poi, il più atteso, Beppe Signori in chiusura, sigillano la vittoria definitivamente.

Il Bologna vince l' Intertoto, e si guadagna l’accesso alla Coppa Uefa: sarà l’anno della maestosa cavalcata europea, che si fermerà solo a maggio dell’anno successivo, dopo un record di 16 partite europee giocate di fila ( battuto solo dal Milan nel 2003) contro il Marsiglia di Blanc e Ravanelli.

Altra storia, altro calcio: eppure son passati solo vent’anni.

Che oh, non è che sian pochissimi: ma a pensarci bene, in fondo, sembra davvero passata un’eternità…

 

#ridatecilintertoto