Il Cigno Nero

Bolognese classe ’81, nato nella Grassa e rossoblù doc: il perfetto identikit, a pensarci. Se non si rasenta la perfezione, poco ci manca.

Eppure...come ogni profeta in patria che si rispetti, a partire da Quello Là, anche il personaggio in questione fallì dove tutti, prima o poi, cadono: in casa propria. Confermando una massima che, anno dopo anno, rivela avere pochissime eccezioni.

Di chi stiamo parlando? Facile, dai: chiamatelo Il Cigno. Non di Ultrecht, né di Busseto: ma di San Donato, nella zona nord-orientale della città.

Dove da piccolo, per le strade del quartiere, tirò i suoi primi calci al pallone: il nome è Davide, il cognome è Succi. Bolognesissimo in tutto e per tutto. Autore di un’onesta, onestissima carriera, come attaccante tra Ravenna, Palermo e Cesena: con in mezzo il sogno, giocare con la maglia rossoblù, coronato solo a metà: nel senso che nei sei mesi passati sotto le Due Torri, tra gennaio e giugno del 2010, il Cigno non riuscì affatto a lasciare segno (11 presenze e 0 reti) finendo per non esser riscattato dalla società.

Storie all’ordine del giorno, nel pianeta Terra: dove far bene in casa propria, in tutti i campi, non solo in quello calcistico, è da sempre una missione impossibile. Vai poi a capire il perché.

Di certo c’è che quella del Bologna, per Davide Succi, è una ferita ancora aperta: e che oggi subirà ulteriori complicazioni, complice l’amichevole del Bfc contro La Fiorita, squadra di San Marino dove Davide, oggi 36enne, gioca gli ultimi scampoli di carriera (partecipa pure all’Europa League). Perché certo, il Cigno nella sua carriera ha poi ampiamente dimostrato il proprio valore, finendo spesso e volentieri in doppia cifra: ma il rimpianto, per quello che poteva essere e non è stato, ci sarà sempre.

E in fondo, quando arrivò in quel gennaio del 2010, al posto del partente Osvaldo, le premesse per un futuro radioso c’erano proprio tutte: un bolognese nel Bologna, attaccante maturo (28 anni) dal goal facile, voglioso di rilanciarsi dopo gli ultimi mesi bui a Palermo, la voglia di dar tutto per la maglia rossoblù, quella tifata e adorata fin da bambino.

Insomma: la Grassa che riabbracciava un suo figlio, dopo aver visto partire, solo pochi anni prima, un altro suo giovane talento in direzione Oltremanica (Fabio Borini). Una rivincita del made in Bologna.

L’apice, il punto di arrivo, dopo una lunga, lunghissima gavetta: dall’Iperzola alle giovanili del Milan, fino al lustro 2000-2005 passato tra C2 e C1, senza però mai brillare. Poi l’arrivo al Ravenna: dove Davide trova finalmente la sua dimensione e le condizioni giuste per esplodere: 18 reti nel campionato C1 2006-2007, col Ravenna promosso in B dopo sette anni. E non è finita qui: l’anno dopo fa ancora meglio. 16 in cadetteria (persino uno, ai rossoblù, nei minuti di recupero al Benelli) che non riescono salvare i giallorossi, ma gli valgono comunque la chiamata in serie A dal Palermo, dopo che una sua doppietta in Coppia Italia, proprio contro i rosanero, fa espugnare al sodalizio romagnolo il “Barbera”. In Sicilia ne fa 7 il primo anno, poi la stagione successiva, causa il cambio di allenatore (col Zampa come presidente pura routine) perde il posto da titolare: a gennaio dunque ecco La Chiamata.

Il Bologna.

Il suo Bologna. Che cerca un’attaccante per completare l’opera salvezza: un bolognese al Bologna…quanti anni era che non si vedeva? Eppure, nonostante le prospettive rosee, la realtà riporterà tutti coi piedi per terra: in sole due occasioni, infatti, Succi partirà da titolare, e senza mai brillare. Per il resto otto presenze tutte da subentrato, senza reti: Mister Colomba, che proprio non lo “vede”, alla fine lo lascerà tornare a Palermo senza riscattarlo.

E’la fine di un sogno: e com’è che dice il detto? Ah sì: o muori da eroe…o diventi il cattivo.

Quindi, morale della favola: dopo un biennio a Padova (dove al primo anno in B fa sfracelli: 15 reti, a dimostrazione di come in cadetteria sia davvero un lusso), eccolo a Cesena, dove stazione per un buon quadriennio.

A Cesena: lui, bolognese e rossoblù doc. Il primo anno è come sempre da paura: ancora 15 reti. L’anno successivo 5, importanti comunque per la promozione dei bianconeri: col Bologna che invece retrocede. Curioso destino, per Davide. Che giocherà dunque un altro anno in serie A (farà anche 2 goal), poi uno in cadetteria sempre coi bianconeri, ed infine saluterà capre e cavoli, inteso come il campionato italiano, e farà le valigie in direzione India, dove il Chennaiyin gli ha proposto un ingaggio annuale.

Questo due anni fa: e ultimamente che fine ha fatto il Succi? Torna tra i confini regionali, al Forlì, per una parentesi tanto neutra quanto breve, e poi eccolo a Malta, dove gioca nella serie A locale. Poi il ritorno recentissimo in Italia, anzi no: a San Marino, nella Fiorita, appunto.Dove Il Cigno, con la sua esperienza, fa da Cicerone per i più giovani.E che oggi, alle 15, guiderà in amichevole contro il suo rossoblù.

Davide Succi e il Bologna: se Arofonsky ci girasse un film sopra, sarebbe il Cigno Nero.

Perché Davide, nella lunga sua carriera, è stato Cigno ovunque: tranne che a Bologna. Perché nessuno, ma proprio incion…è profeta in patria.

Vai poi a capire il perché…