Hey Joe!

Estate 2008: dopo tre lunghi anni di purgatorio il Bologna è di nuovo in serie A.

Squillo di trombe e di tromboni: dopo anni di Albinoleffe, Grosseto e compagnia, riecco il paradiso. Evviva, sì: ma che fatica.

E non solo per il finale all’ultimo respiro: ma anche per i conti.

Che cominciano a farsi pesanti.

L’allora presidente Cazzola lo sa, fin troppo bene: e comincia a meditare l’addio.                         

Nonostante la promozione: questo perché il giochino comincia a costicchiare un bel po’.

Sia in termini di energie nervose ( come scordare la sua invasione di campo nel 2007, costatagli una lunga squalifica...) che economiche, soprattutto.

Quindi non è un mistero che, in caso di offerta giusta, mister Motor Show coglierebbe la palla al balzo: di più…al balzissimo. E la palla arriva: col nome e cognome di Joe Tacopina.

Chiiii?????                                                                                                                                        

Ma sì dai: Joe Tacopina. Avvocato newyorkese, classe ’66: tra i più noti della sua generazione. Famoso in patria per alcune difese illustri (Lilo Brancato, attore-criminale del cast dei Soprano e il velista Chico Forti) oltre che opinionista giudiziario e corrispondente, per l’ABC, del caso Meredith Kercher. Insomma: un nome bello grosso.

E non il fantomatico sceicco di turno, proveniente dall’Isola Che Non C’è.

Poi certo: se si crede che sarà lui a mettere i soldi…buonanotte.

Nel senso che Joe si presenta non come acquirente, ma come portavoce di un misterioso mister X  di cui curerà gli affari: e che considerando il personaggio (di Tacopina, s’intende), sarà un pezzo da novanta, sicuro.O almeno si spera: uno in stile Bill Gates, o giù di lì.

Se, va bè: fatto sta che la voce gira, e prende corpo, eccitando in maniera smisurata la città.        

Pare in effetti di vivere un sogno ad occhi aperti.

La serie A, prima, e il mecenate, poi: come nelle più belle favole.

E che la trama sia realtà, e non una semplice invenzione dei fratelli Grimm, lo si capisce ufficialmente a metà giugno: quando in una conferenza stampa attesissima da San Donato alla Barca, da Casalecchio a San Lazzaro, Alfredo Cazzola presenta ufficialmente alla città lo Zio Joe. Che, si capisce fin dalle prima battute, è una cartola pazzesca.

La classica faccia da italo-americano: gonfia alla James Gandolfini, con capelli brillantinati alla Donnie Brasco, fisico robusto, ma ben allenato, e sguardo di chi va regolarmente in televisione, o quantomeno è abituato alla pressione di uno schermo che ti registra.

Insomma: un attore nato.

Che non avesse sfondato come giurista, sicuramente, avrebbe potuto fare l’attore.

Magari in un film di Martin Scorsese: o forse proprio nei Soprano.

Se si esagera? Ma no: perchè per l’aspetto estetico e il nome, altisonante, Joe Tacopina sembra proprio uscito da una di quelle pellicole sui goodfellas d'Oltreoceano.

L'italo-americano di successo: così italiano, nel'aspetto, quanto americano, nei modi.

Dalla maniera di porsi nei confronti della folla, intesa come stampa e tifo bolognese ( che cattura subito grazie al suo sguardo magnetico) alla frasi scelte con cura maniacale, in quell'italiano stentato che, comunque, diverte e fa divertire: somma, morale della favola.Tacopina arriva a Bologna da Re: e lo fa con dichiarazioni a dir poco eloquenti.

“Lo scudetto in 10 anni!”: apriti cielo.

E poi  “50 milioni per il mercato”: che è come dire ad una zitella disperata che c’è Rocco che ti aspetta.

Ma non è mica finita lì

“Voglio venire a vivere a Bologna, con tutta la mia famiglia”                                             

Ah sì, eh?...mmm…. e per quanto, esattamente: uno, due giorni?

“Per il resto della mia vita”.

Fatto: conquistati. Tutti quanti. Joe ha una città in pugno:di più.La possiede: e non sarà l’ultima volta. Dulcis in fundo, parole dolcissime anche per Alfredo Cazzola (“My brother! Our brother!”), che almeno nei primi tempi farà da manager per il gruppo americano: tutto bello, bellissimo.I Bolognesi ci credono: forse è davvero la Svolta. Quella tanto attesa: definitiva.Del Messia che arriva e rende concreti tutti i tuoi sogni.Già: bellissimo.Ma nessuno, o forse in pochi, si sono accorti che c’è un dettaglio mica da poco, da chiarire: nel senso che…chi c’è dietro Joe?

Perché nella bellissima presentazione, un vero e proprio show all’americana, il Tacopina ha detto tutto e il contrario di tutto: nel senso che ha studiato probabilmente nei dettagli, forse per giorni, quello che i bolognesi volevan sentirsi dire. Populista, lo chiamarebbero oggi: di successo, per giunta. Un Demostene del Terzo Millennio: che però ha mancato di fornire un fondamentale dettaglio. E cioè: chi è il mister X che lo finanzia?Se Joe lo sa davvero o no, chi ci sia dietro, non è ben chiaro: di certo c’è che nessuno lo scoprirà, in quell’estate 2008. Perché dopo l’euforia iniziale, dopo la grande illusione, la realtà comincia a viaggiare a binari diversi dal sogno: come sempre nella vita. E quindi succede che dopo le risate, i “my brother! Our brother!”, e compagnia cantante, Alfredo Cazzola vuole passare dalle chiacchere ai fatti, fissando così una prima deadline per il pagamento.

Perché va bene il fascino, lo charme, e tutto: ma lo Zio Taco non ha ancora sborsato un euro. 

E a Cazzola, più che dei bellissimi discorsi di Joe, interessano giustamente i baiùc.

Che guarda un po’, non arriveranno mai: facendo saltare così l’intera operazione.

Ma chi l’avrebbe mai detto…

L’ennesimo abbaglio: non sarà l’ultimo.

Ma fatto sta che il sogno Tacopina si rivelerà, appunto, una brevissima parentesi: un sogno di mezz'estate.Sì va bè, si pensa sotto i Portici…scemi noi che ci crediamo sempre.

Creduloni: che al primo che arriva, e ti dice “ ti faccio vincere lo scudetto”, “vengo a vivere qua” e via dicendo, gli dai anche le chiavi di casa.

Non sarà l’ultimo, in quegli anni: basti pensare a Rezart Taci, per esempio.

Ma questa è un’altra storia.

La realtà invece, in quell’estate del 2008, narra che Alfredo Cazzola, scottato dall’esperienza Tacopina, si disferà comunque del Bologna, cedendolo così, in frutta e furia, al socio di minoranza Renzo Menarini, e a sua figlia Francesca: che così, a sentimento, non saranno proprio ricordati come i migliori dirigenti della storia del Bfc.

Ma anche questa è un’altra storia nostra: la nostra  invece, quella cioè di Joe Tacopina e il Bologna, amanti divisi dalle circostanze, fa un balzo temporale di sei anni in avanti, e precisamente al 2014: quando le vicende dell’avvocato neyworkese e della squadra in rossoblù tornano ad intrecciarsi.Ne è passata di acqua sotto i ponti, da quel giugno 2008: il Bologna è infatti tornato in serie B, ad un passo dal fallimento, mentre Joe ci ha provato con la Roma, altro tentativo andato a vuoto, e vuole ora riprovarci laddove tutto era iniziato. Dal Bologna Football Club: suo pensiero e chiodo fisso da quell’estate di sei anni prima. 

“Ma chi, Tacopina? Il Cioccapiatti? Mò va a fer dal…”

Sotto i Portici non ci crede nessuno, al Tacopina 2: Salvatore della Patria lui?

Che già una volta ci ha sedotti e abbandonati?

Ma dai Joe, per favore: siamo ad un passo dal fallimento, lasciaci in pace.

Non abbiamo tempo da perdere: e invece stavolta il Taco fa sul serio.

Nel senso che incontra davvero l’allora presidente Albano Guaraldi, e gli dice che ha intenzione di prendere il Bologna: cioè, non lui direttamente.

Come nel 2008: ma un mister X, del quale è portavoce.

Ancora.

E va bene: tanto siam disperati, cosa abbiamo da perdere?

Fidiamoci del Taco: ma no macchè, non facciamoci del male.

La città si divide: poi, un bel giorno, ecco la Svolta.

Il Taco che va a prendere alla stazione il suo Socio.

Che quindi Esiste ( con la E maiuscola): sì, esiste davvero.

E’ un certo Joey Saputo: il Re Canadese delle Mozzarelle.

Ma dai, figurati: sarà un farlocco, l’ennesimo. Una controfigura.

Invece no: è tutto vero. Il Bologna diventa nord-americano: con patron canadese e presidente a stelle e striscie.Proprio lui? Ma certo: Joe Tacopina.

Primo presidente straniero dopo un bel po' di tempo: forse dagli anni venti, e cioè da Rauch, o giù di lì. E un secolo dopo, ecco un altro “forestiero”, a fare il bene del rossoblù: l’ex Cioccapiatti, Joe Tacopina.Ave Joe: avevi ragione te. Scusaci per non averti creduto.

Sul serio.

Stavolta, quello che si presenta alla città, però, è un Taco più contenuto: cioè, maraglio come suo solito ( in Bologna-Varese fa il giro d’onore sotto la curva, visita tutta la città e mette delle transenne attorno al logo del Bfc affinchè nessuno lo calpesti: insomma, si candidasse a sindaco vincerebbe per distacco), ma meno fanfarone nelle dichiarazioni.

Nel senso che stavolta non parla di scudetto o similari: si limita ad americanate come quelle sopra. Che in fondo fan piacere: perché dopo anni di Porcedda e Guaraldi…ci voleva uno così.

La prima e unica stagione di Taco come presidente si conclude nel migliore dei modi: la soffertissima promozione arriva all’ultimo, grazie alla Santa Traversa.

Perché il fine è l’unica cosa che conta: con qualsiasi mezzo.

E allora eccolo lì Joe, la sera della finale playoff, a soffrire in tribuna con Merola, Cremonini e compagnia: alla fine l’urlo liberatorio, la festa in campo, il “chi non salta è juventino”, la gente che lo vuole abbracciare, baciare…e chissà cos'altro.

Bologna è ai piedi di Joe Tacopina: di uno, cioè, che solo sei anni prima considerava alla stregua di un Parolaio e basta. Uno di quei venditori di fumo che trovi in giro per il centro.

E che ora è il Re. Ma sul serio: come nemmeno i Pepoli e i Bentivoglio prima di lui.

Come cambia tutto, nel giro di pochi anni: ma anche nel giro di poche settimane.

E tutto, infatti, in poco ricambia: nel senso che le differenze tra un Joe Tacopina esuberante, troppo americano forse, ed un Joey Saputo contenuto e pacato, nei modi, alla lunga vengon fuori.

Costringendo Joe all'addio.

Mezza città piange: perché si era davvero affezionata all'Avvocato.

Che lascia La Grassa per la seconda volta, non senza lettera d’addio strappalacrime.

Don’t cry for me Bologna.

Non ti scorderò mai. Già: ma nel suo cuore c’è già la sostituta pronta. Il Venezia.

Facile così però: come il marito che lascia la moglie,  e poi ottenuto il divorzio si risposa subito.

Ma va bè, Joe è fatto così, lo sappiamo: è un cane da affari.

Un segugio: e quale altro brand a pezzi, da rilanciare, se non quello della Laguna?

Laddove cioè il calcio è morto e sepolto da anni: e dove il Taco intravede super potenzialità.

Quelle cioè di una città famosa in tutto il mondo.

Il 6 ottobre 2015, un mese dopo l’addio al Bologna, eccolo dunque ufficialmente come nuovo presidente della squadra arancioverde: che viene dall’ennesimo fallimento e deve ripartire dalla serie D. Perfetto: vittoria del campionato e istantaneo ritorno tra i professionisti.

Poi ecco i colpi da novanta: Perinetti come ds, tra i migliori della piazza e Pippo Inzaghi in panchina. Risultato? Campionato di C stravinto e ritorno in B dopo più di un decennio.

E non è finita lì: alla prima in B il Venezia raggiunge i playoff, uscendo in semifinale contro il Palermo. Il tutto in poco meno di tre anni: con prospettive di assalto alla massima serie A e di stadio nuovo che, dalle parti di Piazza San Marco, si sognavano forse da anni.

Di più: da secoli.

'Somma, morale della favola: anche in Lauguna, il Joe dimostra di saperci fare.

Ancora una volta: l’unico americano che capisce di calcio. I risultati sono lì che parlano.

Poi a giugno ecco la chiamata di Saputo: che torna a sentirsi con l’ex socio.

We Taco, come va? Senti mi dispiace per gli screzi del passato, ma insomma, io avrei scelto Pippo come nuovo mister, che ne dici?

Joe, forse a malincuore, lascia partire Inzaghi: che arriva con la sua benedizione a Bologna.

La sua ex amata.

Se mai l’hai amata per davvero: perché a Joe gli si può dire tutto, ma non che non sia una bel furbo. Uno che ha vero fiuto per gli affari: un esempio?

L'addio dal Bologna con una buonuscita di 3,5 milioni, e un mese dopo l'approdo a Venezia.

The american dream: mister Joe Tacopina, signore e signori.

Ma scherzi e battute a parte: come sarà ricordato lo Zio negli annali rossoblù?

Quello del flop del 2008 o del trionfo del 2014 ( salvo poi scappar via il giorno dopo)?

Più la seconda che la prima: con una certezza. E cioè che uno con una faccia, un'attitudine,

e un temperamento del genere non lo trovi tutti giorni: ma sul serio eh.

Nel bene e nel male.

Hey Joe, cantava Jimmy Hendrix: dove andrai adesso?

Dove correrai?

Risposta: laddove il denaro chiama.

Perchè fare il Joe Tacopina è un duro mestiere: ma qualcuno lo deve pur fare...