Cronache del Melià

Bologna-Milano, andata e ritorno: cinque ore di full immersion nel giorno più lungo del calciomercato. Tra ds nevrotici, soubrette in ascesa, e un Bargiggia spumeggiante.

Una toccata e fuga, tanto breve quanto intensa: a partire dall’arrivo in Frecciarossa, verso l’orario di pranzo. E come altro, sennò? Un’ora andare, un’ora tornare: meglio di così l’è dura. Caro vecchio regionale, non fraintendere: ti si ama, lo sai; ma tre ore per Milano son davvero troppe. Meglio i 75 minuti scarsi dell’alta velocità: con affetto. E poi la metro: comodissima. Con la metropoli che si rimpicciolisce, diventando più piccola di Bologna: e raggiungibilissima da ogni punto. Magia.

Com’è il clima? Fa caldo, ma non caldissimo: considerato il giorno, va anche bene così.

Venerdì 17: e tocca toccarsi. Agosto, già due giorni dopo il festone: e con un piede già a settembre. In giro deserto: e par furza. Con sto clima, chi te lo fa fare? La zona verso San Siro è tristemente deserta: è già una fortuna trovare un paninaro aperto, e ringraziare. Un posto vicino al Melìa, giusto dietro l’angolo, dove gli addetti ai lavori si ristorano un poco, tra un tramezzino e una coca cola. Facce note nessuna: poi, verso l’uscita, l’Incontro. Aspetta, ma è lui? Ma sì: Oscar Magoni, difensore rossoblù negli anni novanta. Ehi Oscar, come la va? Risposta: Faccio il ds del Renate. Ah, in bocca al lupo! E a proposito: che ti ricordi del periodo a Bologna? Ho fatto danni anche lì, dice, con forte accento lombardo. Un mezzo sorriso, e nulla più: è bello teso, e si vede.

Al Melià poi, o meglio lì di fronte: a dare il via al lunghissimo countdown. C’è meno gente degli altri anni, dicono: eccerto, quest’anno si chiude prestissimo, almeno due settimane prima. In pieno periodo vacanziero, per giunta: quando le città si svuotano dalla periferia al centro. Comunque un po’ di traffico c’è: e più passano i minuti, più aumenta. Soprattutto in termini di tv e giornali.

Da dentro cominciano a piovere le più disparate notizie: Zaza alla Samp, è ufficiale, quindi niente, Destro sta a Bologna. Anzi no, aspetta: in realtà va al Toro Zaza, quindi sai mai che succeda qualcosa, in quel senso. La tensione sale: e a una certa arrivano pure Bigon e Di Vaio, come due vip del cinema. Marco dice che il mercato in entrata è chiuso, toccherà solo cedere: Rizzo e Avenatti. E Destro? Silenzio: qualcosa bolle in pentola. Palese.

Verso le cinque e mezza la strada si riempie di gente: giornalisti, per lo più. Ce n’è uno che esce sbraitando, dall’hotel, che non capisce il nome di sto bielorusso, che è stato appena acquistato da squadra ignota “ Ma come cacchio si chiama questo ? Fammi lo spelling, che non si capisce un…!”.  Poi la giornalista di Inter Channel, una modella levata alle passerelle e prestata al mondo del calcio: che tra un Boateng e un Missiroli, in direzione Spal, non perde occasione per specchiarsi, ogni 3x2, come a dire “ Kaiser, ma cos’ha Diletta Leotta che io non ho?” e giù di sorrisi forzati.

Poi l’arrivo dei vip, o presunti tali: intesi come Alfredo Pedullà, il santone del mercato, Beppe Marotta, che con quegli occhiali sembra uno della famiglia Soprano, ed infine proprio lui, Paolo “Barba” Bargiggia, l’eroe dei nostri giorni, un hipster-radical chic che in realtà, estetica a parte, non è né chic né radical, né tantomeno hipster (quindi che cos’è?).

Fuori comincia il delirio, con quell’ex comico di Colorado, famoso per non aver mai fatto ridere nessuno, che in evidente stato confusionale comincia a fare il suo numero: aizzando cioè una folla di giovanissimi, radunati per l’occasione, costretti a patetici cori pro-Pedullà, oltre a ridicole coreografie/sketch atte a far sprofondare tutti nell’imbarazzo più totale. Televisione, signore e signori: gli ultimi colpi di spugna di un ventennio deprimente. E per nulla educativo.

Ma tornando a noi: in chiave-mercato non si muove nulla. Anzi: qualcosa sì, ma per gli altri. Saponara alla Samp, ufficiale. Quindi niente Destro: il Bologna si limita a cedere, come previsto.E bona lé, almeno sulla carta: perché con un Bigon e un Di Vaio desaparesidi, all’interno del Melià, sai mai che vada a succedere qualcosa, nel finale.

A quel punto giunge dunque l’ora per un giro dentro: dove tra gente in smoking, set televisivi e bottiglie d’acqua a 2 euro e 50, sembra di essere in quel film di Wes Anderson, Grand Budapest Hotel, o giù di lì. Procuratori, ds, calciatori: tutti a trattare chissà cosa. In rigoroso top secret.

“Via i mercanti dal tempio!” avrebbe urlato Quello La’, intendendo come tempio non il Melià Hotel, ma il giuoco calcio stesso: ottenendo probabilmente l’applauso di tanti puristi.

Ma il sottoscritto, che purista non è, si gode semplicemente il momento: con Faggiano del Parma, “scortato” da Alessandro Lucarelli, che dice di non essere assolutamente interessato a Rizzo: vai a fidarti di quello che dicono, sti doppiogiochisti. Che a volte dicono una cosa, e poi un minuto dopo l’altra: ma si fa così, nel calciomercato. E’ come il poker: tutto un bluff. Alla fine però Rizzo al Parma non ci andrà davvero: sarà il Foggia a prenderlo. Il calciomercato: là dove verità e menzogna s’incrociano, in perenno bilico l’una con l’altra. Affascinante, certo.

Intanto il tempo scorre e si fanno le sette: è l’ora di dare l’annuncio, il mercato del Bologna è finito. Poi, fulmine a cielo sereno: Bigon, Di Vaio e il procuratore di Destro nel box della Samp, che dopo Saponara vuole comunque una punta. Mattia tentenna, forse ci pensa anche un attimo seriamente: ma alla fine rifiuta, in maniera netta e decisa. Rimane al Bologna. Ora sì, che il mercato è chiuso.

Nessun colpo di grido, niente lastminiut: nessuna sorpresa tipo Balotelli alla Lazio, Marchisio al Torino, Cassano alla Spal. Niente di niente: ma va bè, ci si è divertiti lo stesso. Dalla tv alla realtà e viceversa: per assistere al dietro le quinte di un mondo virtuale, ma al contempo legatissimo alla realtà. Che dunque, come spesso e volentieri accade, non è tutto rosa e fiori come sembra.

Un esempio? Vrsaljko, nuovo acquisto dell’Inter, che esce dal Melià assediato dalla folla. Sime, Sime, un autografo per favore: non ne ha mezza. Ma li fa: si è appena laureato campione del mondo, ha firmato un contratto milionario con una big italiana, ma in viso è scuro, nero. Vuol tornare al mare, forse: l’abbigliamento è quello. L’ex comico di Colorado, quello che non ha mai fatto ridere nessuno, gli si avvicina, dicendogli chissà cosa: ma lui niente, non accenna un sorriso. Perché oh, non è che devi sorridere sempre, per forza: non vede l’ora di andarsene, chissà dove. L’ex comico di Colorado lascia perdere: e torna a fare l’asino di fronte alla telecamera. Senza la quale non può esistere: senza la quale nessuno di noi, può esistere...