Il primo esodo della storia

31 maggio 1925: tutte le attenzioni dell’Italia calcistica sono sul Marassi di Genova, teatro della semifinale di ritorno dei playoff scudetto. Di fronte i padroni di casa del Genoa e il Bologna di Hermann Felsner: eliminato, l’anno precedente, proprio dai rossoblù liguri. Sempre in semifinale. In una sfida di centottanta minuti, tra andata e ritorno, dove ne son successe di tutti i colori: tra risse, intemperanze ed episodi sopra le righe. Con vittoria finale assegnata a tavolino al Genoa: che contro il Savoia, in finale, conquisterà comodamente il suo nono titolo.

 

 

Tifosi bolognesi in trasferta

Ai nastri di partenza della stagione successiva, dunque, la rivalità è più forte che mai: e come da copione, ecco di nuovo Genoa e Bologna a giocarsi l’accesso alla finalissima. In un replay della sfida dell’anno precedente, che non promette nulla di buono. Specie dal punto di vista dell’ordine pubblico. Allo Sterlino, all’andata, si gioca in un clima infuocato: il pubblico vuole la vendetta, a tutti i costi. E soprattutto, lo scudetto: ma è il Genoa a passare in vantaggio. Con l’ex Alberti, fischiatissimo: poi Catta raddoppia. Per fortuna che Schiavio, nel finale, segna. 1-2: si va a Genova. Dove i ragazzi di Felsner son chiamati all’impresa: dal capoluogo partono in tanti per sostenere il rossoblù. La gente ci crede: ma la missione è quasi impossibile. Muzzioli tiene accesa la speranza: Bologna in vantaggio. Ma Santamaria, nel secondo tempo, la pareggia: se finisce così, passa il Genoa. A tre minuti dalla fine, però, ecco il miracolo: Della Valle, sempre lui, segna la rete dell’1-2. Serie pareggiata: si va ad oltranza. Allo spareggio: che si giocherà a Milano, nel vecchio campo del Milan. Quello in viale Lombardia: il più capiente del tempo. Ma che comunque non potrà nulla, contro la folla di 20mila persone in arrivo...

 

20mila? Le cronache dell’epoca dicono così. Sia dalla Liguria che dall’Emilia: con treni speciali da una parte e dell’altra. Per la prima volta un evento calcistico supera i confini del semplice sport, finendo sulle prime pagine dei giornali: la folla che assiste alla partita è impressionante. Alcuni sono praticamente in campo: si gioca in condizioni estreme. La posta in palio è altissima: la tensione pure. Genoa in vantaggio due volte, con Moruzzi e Alberti: sembra finita. Ma poi c’è il fattaccio, che tutto cambia: un goal fantasma di Muzzioli. L’arbitro che non convalida: i sostenitori bolognesi in campo, furiosi. Il direttore di gara chiede consiglio ad Arpinati: e per motivi d’ordine pubblico dà il goal. Ma promette ai genoani che farà presente, in Federazione, del comportamento inaccettabile degli avversari: nei minuti finali Pozzi la pareggia. Si va ai supplementari, anzi no: i genoani si rifiutano. Perché l’arbitro, dicono, gli ha promesso la vittoria a tavolino: si scatena l’ira bolognese. Che causa il rifiuto degli avversari, vuol far ricorso a sua volta.

 

 

Si va in Federazione: dove si decide per l’ulteriore spareggio. Gara 4: a Torino. Dove la stazione Porta Nuova è teatro di pesanti incidenti: in pieno stile Hooligans. Seppur ci si trovi a metà degli anni venti: un rissone tremendo. Sassaiole, e non solo: dulcis in fundo, pure due colpi di pistola. Partite da sponda bolognese: con un genoano lievemento ferito. L’episodio fa scalpore: per gara 5 ( la partita precedente è nel frattempo finita in parità) si opta per la soluzione a porte chiuse. A Milano, in una location segreta: alle sette del mattino. Con presenti solo pochi giornalisti, dirigenti, e uno squadrone di carabinieri a cavallo a circondar la zona. Alla fine la spunterà il Bologna, per 2-0: con strada spianata per il primo scudetto. Per somma gioia del capoluogo: e dei suoi abitanti. Protagonisti a tutti gli effetti di questo primo successo: se in positivo o in negativo, bè... sta poi chi a legge, deciderlo…