1955: il pubblico del Dall'Ara in attesa dell'incontro tra Cavicchi e Neuhaus

Quella volta di Cavicchi al Dall'Ara

E’ il 26 giugno 1955: allo stadio Comunale di Bologna almeno sessantamila spettatori attendono con fiato sospeso l’inizio dell’incontro. E no, per una volta non trattasi del Bologna Football Club: ma pur sempre di un bolognese, seppur di un altro sport. Francesco Cavicchi, stella del pugilato italiano: classe 1928, nativo di Pieve di Cento. Atteso dall’incontro più importante di tutta la carriera: quello per il titolo europeo dei pesi massimi. In casa propria, davanti al suo pubblico: con una folla oceanica pronta a sostenerlo.        

Di fronte il tedesco Heinz Neuhaus, un cliente mica da ridere: per una riedizione di uno scontro italo-germanico che, a soli dieci anni dalla fine del conflitto mondiale, non può esser visto come semplice boxe. Tutto il paese guarda con apprensione al centro felsineo: dove l’incontro tra i due pugili richiama una folla di dimensioni calcistiche.

E per forza: Cavicchi è veramente uno del popolo. Semplice, riservato: uno che rifugge la mondanità, al contrario del collega Nino Benvenuti. Che, per sua stessa ammissione, ci sguazza fin troppo: nello star system, s’intende. E che apprezza Francesco, suo amico oltre che collega, per l’estrema professionalità. Per il carattere timido, ma deciso. Il pugile-contadino, lo chiamano: perché quando stacca dagli allenamenti, alla Sempre Avanti, proprio lì dallo stadio, per rilassarsi torna sempre poi nel suo habitat naturale, la campagna. Virgilio approverebbe: e anche dopo il ritiro, una volta appesi i guantoni al chiodo, il Cavicchi si dedicherà totalmente alla vita agraria, sua seconda vocazione.

Il gigante buono: un esempio, oltre che un campione. Che in quel fine giugno del 1955 riscriverà la storia: in quindici riprese, fatali per l’avversario teutonico. Bologna sul tetto d’Europa, vent’anni dopo i fantastici anni ’30 dello squadrone che faceva tremare il mondo: Francesco Cavicchi, un figlio della Grassa, sul gradino più alto a livello continentale. Il giorno dopo i giornali spingono “E adesso sotto con Marciano!” che all’epoca era il Cristiano Ronaldo della boxe, per intenderci: ma il Rocky si ritirerà di lì a breve, finendo la carriera imbattuto. Chi sa, forse anche temendo lo scontro col bolognese: che in quell’anno, e per tutto il decennio, si segnalerà come lo sportivo felsineo più famoso d’Italia. Eredità raccolta negli anni sessanta da un certo Giacomo Bulgarelli: ma questa è un’altra storia.  

Francesco Cavicchi, il gigante buono: il pugile-contadino. Partito da Pieve di Cento, fino ad arrivare sul tetto d’Europa. Una storia bolognese, di quelle da tramandare alla propria prole: una storia che, più sessant’anni dopo, è già diventata leggenda…