Lo strano caso del Mapei/Giglio

Giovedì 23 agosto: direzione Reggio Emilia.

Più nello specifico Mapei Stadium, anzi no: Giglio/Città del Tricolore.

Dove l’Atalanta gioca l'andata del Terzo Turno di Coppa Uefa ( scusate, ma non riusciremo mai a chiamarla Europa League…), ultimo ostacolo prima dei gironi. Avversario il Copenaghen, campione in carica di Danimarca: squadra sulla carta più ostica delle già battute Sarajevo e Haifa, ma di certo non superiore alla truppa nerazzurra. Le premesse per una bella partita, dunque, ci sono tutte: dal campo agli spalti. Dove accorrono in massa, come solito, dal centro lombardo(corsi e ricorsi: nella squadra bergamasca gioca Cornelius, ex punta dei danesi. Vecchia squadra, tra l'altro, anche di un certo Santander...).

Ma come accoglie, la città emiliana, l’ormai rituale esodo da Bergamo? Con indifferenza: nel senso che per le strade della Città del Tricolore non c’è anima viva. Ancora tutti in vacanza. Trovare un posto per bersi qualcosa risulterà dunque un’impresa: per fortuna che conoscenze locali danno una mano. Poi alle 19 via verso lo stadio: che dal centro non è che sia proprio vicinissimo. E più ci si avvicina all’impianto, più crescono, minuto dopo minuto, gli stendardi coi colori nerazzurri. Fino a diventare una marea.

Sono almeno diecimila, infatti, i bergamaschi scesi a Reggio per la partita: quasi 400 km tra andata e ritorno. Ad agosto: chapeau. Certo, è anche il fascino dell’Europa: ed un sogno ad occhi aperti che la città della Dea non vuole interrompere. Per il secondo anno di fila: un record, nella storia atalantina. Rovinato forse dal non poter giocare a casa propria: ma questa è un'altra storia. Di certo c’è che a pochi minuti dall’inizio la curva è strapiena, proprio come quando gioca il $a$$uolo, certo. I cori si alzano forti e potenti, con una partecipazione pressochè totale: non a caso esperti e addetti ai lavori segnano da sempre quella nerazzurra tra le migliori tifoserie d’Italia. E a vederla in azione, sinceramente, si capisce presto anche il perché.

Da Copenaghen arrivano in un centinaio, o giù di lì: la recente pioggia di daspo, nel derby cittadino col Brondy, non ha certamente aiutato in tal senso. Comunque, seppur in pochi, i supporter danesi tenteranno di farsi sentire ( seppur surclasssati dall’onda nerazzurra): lanciandosi, talvolta, in maccheroniche provocazioni del tipo “ otio Pergamo!” e similari.

Dall’altra parte, ovviamente, si risponde per le rime, anche se prevale il sostegno per la Dea: che scende in campo con il classico 3-4-3 gasperiniano, con tridente delle meraviglie guidato dal fuoriclasso orobico, Papu Gomez, la stella del club atalantino. In porta Pierluigi Gollini, bolognese classe ’95: un rimpianto di casa nostra. Bravissimo, tra l’altro, anche come cantante: da ascoltare il suo singolo “Rapper coi guanti”, su ritmi grime d’Oltremanica. Un tuttofare, dal calcio alla musica: col vizio delle parate. E sul campo, come va il Gollo? Poco impegnato: perché i danesi vogliono il pareggio, e quello otterranno. Di riffa e di raffa: causa principalmente un’Atalanta sfortunata, che ci prova in tutti i modi ( ben 19 tiri verso lo specchio della porta), ma non baciata dalla buona sorte: neanche l’assedio finale, con l’ingresso di Duvan Zapata, acquistone dell’estate ( pagato 14 alla Samp per il prestito bienniale) riesce a cambiare le cose.

Reti bianche dunque, col pubblico atalantino che continua a cantare, segnalandosi per un ripetuto da brividi: non sarà facile, al ritorno, vincere in terra danese ( o quantomeno pareggiare segnando), ma con un pizzico di fortuna in più, gli uomini di Gasperini, ce la potranno fare. Perché quest’Atalanta non è di certo inferiore al Copenaghen: anzi…

E mentre il sottoscritto esce dallo stadio, in direzione Fiera (concerto dei Pop X, per unire l'utile al dilettevole) rimane il tempo per una considerazione finale: come deve sentirsi, in questa situazione, il tifoso della Reggiana? Colui cioè che dovrebbe essere l’unico fruitore del Giglio: ma che ad oggi, agosto 2018, non sa nemmeno se ci giocherà in futuro (Reggiana fallita, ripartirà dalla serie D col nome di Reggio Audace). Il proprio stadio diviso tra due inquilini: con uno dei due che perlomeno lo riempie. Sai che consolazione: un brutto affare, a pensarci. Che speriamo tutti possa risolversi al più presto. Per non generare pericolosi proseliti: perchè vedere il proprio stadio usato ( e di proprietà) d'altri, è uno spettacolo da non augurare nemmeno al peggior nemico. Ma ad un calcio che pensa solo al business e ai baiocchi…come glielo vai a spiegare?

 

Ps. Ieri sera dalle parti del Giglio si respirava un’aria malsana, come quella che respiri con finestrini abbassati quando passi da Faenza in autostrada: quell’odore tipico di montagna…e ci siamo capiti. Al quale va aggiunto lo stagnetto ai bordi del campo, con pesci mutanti dal colore nerastro e metropoli di zanzare annesse: col pallone che se ci casca rischia di diventare radioattivo. Per carità, il Mapei è un gioiello, verissimo: ma forse ( forse eh) necessiterebbe un qualche modifica-barra-aggiustamento sul piano igienico-sanitario.

Si scherza eh: ma forse non troppo….

 

La curva atalantina al Mapei/Giglio

I tifosi danesi presenti