Spal-Parma al Dall'Ara

Il nemico alle porte

Domenica 26 agosto: mentre le vacanze volgono al termine, il campionato s’avvia alla seconda giornata. Ma dalle parti del Dall’Ara non c’è il Bologna: bensì una sfida inedita, tra due squadre non proprio amatissime da ste parti. Spal e Parma: perché il Mazza è in ristrutturazione, e quindi ecco i ferraresi al Dall’Ara. Comodissimo, per ovvie ragioni geografiche. E avendo il calendario messo i ducali sulla loro strada, alla seconda, ecco che i conti improvvisamente tornano. Strano, di certo: grottesco, a pensarci. Che poi va bè, non è che si stia parlando della Stella Rossa e del Legia Varsavia: ma di due tifoserie che certo non si amano, non sono amate da noi e che vengono tratteggiate dai giornali come novelli Unni e Visigoti.

“Allarme al Dall’Ara”, “Domenica di tensione”, e via dicendo. Un terrorismo letterario da Guerra dei Due Mondi di wellesiana memoria. Di più: da Battaglia delle Cinque Armate di Tolkien. Perché alle due tifoserie in arrivo a Bologna vanno aggiunti anche i bolognesi stessi, che non potranno seguire il Bfc a causa della squalifica del campo del Frosinone, i modenesi a Budrio per la Coppa Italia di Serie D e i forlivesi a Zola per lo stesso motivo: pronte a scannarsi l’una contro l’altra, secondo certa stampa.

Manco ci si trovasse sotto alle pendici della Montagna Solitaria: ma parentesi fantasy a parte, che succede nella realtà? A parte lo svolazzare di elicotteri e similari, poco e nulla. Con comportamento esemplare (nel senso di rispetto per lo stadio altrui di cui si è momentaneamente ospiti) da parte di entrambe le tifoserie: atte a dimostrare, in questo senso, una grande maturità. Intesa come rispetto per la casa dell’avversario: e non solo. Ma andiamo con calma, e procediamo con ordine.

A partire cioè dalla sveglia del sottoscritto: che causa notte brava la sera precedente, avverrà nel primo pomeriggio. Succede, quando si è in vacanza: capita. La partita tanto è alle 18 e non si rischia di perderla: c’è molta curiosità, per un evento unico nel suo genere. Difficilmente ripetibile: il Dall’Ara terra altrui, per un giorno. Con la mossa intelligente, perlomeno, di tener chiusa l’Andrea Costa, sacro luogo inviolabile: con il grosso degli spallini sistemati nei distinti, e i parmigiani nel settore ospiti come da copione. Con pochi sparsi in tribuna: che costa l’iradiddio. Basti pensare che il settore maggiormente “popolare”, in termini economici (tolto il settore ospiti a 30 euro, che definire economico è una barzelletta) sarà proprio quello dei distinti, che costavano 23 in prevendita e 35 nel giorno della gara. Della serie: evviva il calcio popolare aperto a tutti. E i risultati, di questa politica monetaria al rialzo, si vedranno: in 3-4 mila da Ferrara (ma avrebbero potuti essere molti di più), ed un migliaio scarso dalla città parmigiana, alla prima trasferta al ritorno in serie A, in una località geograficamente vicinissima. La stessa tifoseria che, in serie D, alle stesse distanze, riempiva tutti i settori ospiti: poi dicono che il boom dei prezzi non c’entri, col calo di presenze agli stadi. Alle 17 e 30, comunque, son praticamente tutti dentro: e fa strano, stranissimo, vedere la Torre di Maratona sorretta da una marea biancazzurra, la stessa che una settimana prima, nel settore ospiti, aveva assistito al trionfale esordio nel derby.

Gli sfottò tra le due fazioni non mancano, anzi: nonostante la rivalità con la Reggiana in comune (certo più sentita da parte parmigiana) è infatti un continuo beccarsi l’una con l’altra, a dimostrazione di un odio sportivo antico e sempre vivo. E a proposito di date: da quanti anni è che non si incontravano le due squadre? Più di trenta: dal 1986, in serie B, per essere precisi: è dunque la prima volta in massima serie. Sul neutro di Bologna: in una domenica di fine agosto improvvisamente autunnale, a livello di clima. E chi più ne ha più ne metta. Cronaca di una domenica inusuale, per così dire: non negativa, no. Solo strana: diversa. Dagli spalti al campo: dove alla mancanza del tradizionale rossoblù, sopperiscono le maglie biancoazzurre-spalline e nere-parmigiane (in colore scuro nella divisa da trasferta). E come arrivano, dunque, le due squadre alla sfida?

Tre punti per la Spal alla prima (lo sappiamo bene, purtroppo), uno per il Parma contro l’Udinese (2-2 subito in rimonta): le motivazioni e l’entusiasmo non son di certo gli stessi. Anche se i ducali, nell’ultima settimana di mercato, han fatto il botto: Grossi (ex Spal), Inglese e Gervinho. Mica male. Ma che la squadra ferrarese sia più solida e compatta della controparte, lo si capisce fin dai primi minuti: del resto la truppa di mister Semplici, praticamente la stessa dell’anno scorso, è oramai una macchina collaudata, con l’aggiunta di Petagna davanti e Missiroli in mezzo.

Cosa succede nel primo tempo? A discapito di queste premesse, poco o nulla: ci si diverte di certo a guardar più gli spalti, dove le due tifoserie danno spettacolo.

E’ uno scontro diretto, e si vede: la tensione regna sovrana.

Poi, ad inizio ripresa, il lampo: Mirko Antenucci, l’eroe spallino, fa un eurogoal.

Il secondo dalle parti del Dall’Ara, nel giro di una settimana: dopo quello di Kurtic.

1-0 Spal e festa dei tanti ferraresi giunti nel capoluogo. Il Parma corre ai ripari: dentro Gervinho, per svegliare un attacco fin lì impalpabile. L’ex giocatore della Roma, tornato in Italia dopo due anni in Cina, è l’unico a creare qualche problema alla retroguardia spallina: ma la difesa biancazzurra in generale regge e guida senza troppi problemi il resto della squadra verso la vittoria. I secondi tre punti ottenuti al Dall’Ara nel giro di sette giorni: non porta mica male, il nostro stadio, ai colori biancazzurri. Che a fine partita esploderanno in un “Salutate la capolista!”, dopo l’ironico e ormai rituale “Salutate la Giacomense!” della scorsa settimana rivolto al pubblico rossoblù.

Mister Semplici viene accolto sotto la curva come un eroe: la sua squadra è al primo posto in coabitazione con Juve e Napoli. Certo, siamo solo ad agosto: ma a Ferrara è festa grande. E i parmigiani? Applaudono la squadra lo stesso, incitandoli con un “Ragazzi, noi ci crediamo!”, ed infine un eloquente “Voi siete come i reggiani!” rivolto agli spallini, che dal canto loro son troppo felici e festanti per accorgersene.

Storie inusuali di un calcio che, nonostante il terzo millennio e Cristiano Ronaldo, continua a regalare dai suoi bassifondi sorprese e novità a non finire…