Via Mascarella tra Belle Arti e Irnerio

Via Mascarella e lo strano "Caso Gobatti"

 

Via Mascarella è una delle vie principali del centro cittadino. Inizia da Via delle Belle Arti, non lontano da Piazza Verdi e da Via Zamboni, attraversa una prima parte “storica” porticata in cui vi sono molti locali, tra cui il famoso cinema Odeon. In seguito, viene tagliata in due parti da Via Irnerio e arriva, dopo un secondo tratto in cui le case sono in gran parte moderne, alla porta omonima, da cui inizia Via Stalingrado.

 

Il nome “Mascarella” pare che derivi da un soprannome o un nome femminile. Il più importante monumento è la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Purificazione, all'angolo tra la via stessa e Via Irnerio. Fu costruita nel secolo XII e rifatta nel 1332 e nel 1706. Nei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale la chiesa fu fortemente danneggiata e in seguito demolita e ricostruita su progetto dell'architetto veronese Stefano Balzarro. Il campanile è stato ricostruito esattamente come era prima.

 

In questa via abitava Stefano Gobatti, un musicista nato nel 1852 in un paese vicino a Rovigo. Egli seguì gli studi musicali a Bologna, Mantova e Napoli. Dopo gli studi, compose l'opera “I Goti”, in cui riponeva il sogno di diventare un compositore famoso. L'opera tuttavia fu rifiutata dalla Scala di Milano. Il Gobatti decise perciò di proporre il suo lavoro a Bologna, che già aveva accolto positivamente la musica di Wagner, che nel resto d'Italia non aveva avuto successo. Il Teatro Comunale non sembrò disdegnare l'opera, ma il programma della stagione lirica dell'autunno 1873 era già pieno: dal Guglielmo Tell di Rossini al Mercante di Venezia di Ciro Pinsuti, musicista danaroso che si diceva avesse versato una grossa somma di denaro per essere incluso nel programma.

In città iniziarono a diffondersi voci di ostruzionismo verso il Gobatti, che nella sua piccola stanza di Via Mascarella soffriva al solo pensiero che la sua opera sarebbe stata rifiutata anche a Bologna. I bolognesi perciò organizzarono addirittura un movimento popolare per portare l'opera al Teatro Comunale. E così fu: l'opera andò in scena il 30 Novembre 1873, con un trionfo incredibile. Il compositore fu addirittura assalito, sollevato dalla folla e inseguito fino alla sua abitazione di Via Mascarella, dove in molti entrarono per congratularsi, mentre altri incidevano sul muro sotto casa il loro nome e cognome con a fianco “viva Gobatti”.

Il musicista in seguito fu vittima delle case musicali e le sue altre opere non ebbero successo. Il Gobatti si rifugiò perciò nel convento dell'Osservanza, sui colli bolognesi, dove morì povero nel 1913 assieme agli amici Giosuè Carducci ed Enrico Panzacchi.

Questo caso controverso, ancora oggi conosciuto “caso Gobatti”, è famoso nella storia della musica operistica e tuttora attende una valutazione oggettiva. Il Gobatti era davvero un musicista scarso oppure fu vittima della passione dei bolognesi? Probabilmente una chiave di lettura la si deve cercare nella rivalsa campanilistica della città di Bologna verso Milano: l'opera venne usata per veicolare il messaggio che i bolognesi fossero più esperti dei milanesi nella musica, per poi lasciare il musicista nel dimenticatoio.

 

 

Enrico Giangiorgi