Re per una Notte

Agosto 2010: a due giorni dall’inizio del campionato, un fulmine scuote Casteldebole. Franco Colomba esonerato. A trentasei ore dall’esordio con l’Inter, al Dall’Ara. Roba mai vista, sotto le Due Torri: da Cellino, Zamparini…o giù di lì. Forse peggio.

Ma chi è il mandante? Sergio Porcedda, anni 51, da Cagliari: neopresidente rossoblù da tre mesi. Che col Colomba ha avuto fin da subito un rapporto discontinuo: grazie mister, gli ha detto, a giugno. Grazie di tutto: ma non rientri nei piani della nuova proprietà. Quindi tanti saluti? No aspetta, dice il Porce: ci ripenso. Che la vecchia proprietà gli ha allungato il contratto di due anni: e chi c’ha voglia di pagare uno per stare a casa? E poi l’ha conosciuto, e gli è pure gustato. Quindi va bene così: però mister, la squadra la facciamo noi. E non metti becco su nulla.

Capè?

Mica tanto: nel senso che ad una settimana dalla chiusura del mercato, il mister non è per nulla contento. E per forza: voleva fare il Ferguson, il manager-allenatore, ma non può decidere su niente. Gli arrivano giocatori che non ha richiesto: e gli screzi col ds Carmine Longo sono all’ordine del giorno. E crescono, a dismisura. Fino a raggiungere il punto di non ritorno: avente in Giandomenico Mesto, esterno del Genoa, l’oggetto della discordia. Il casus belli: o molto più semplicemente, il Pretesto. Che la società aspettava da tempo. Quindi, morale della favola: che succede? Semplice: che Longo vuole portare l’esterno a Bologna, ma Colomba non ne vuole sapere. Il giocatore però alla prima di campionato fa un super goal, che dà i tre punti al Grifone. Ma porca miseria, pensa Longo: mister, visto a non ascoltarmi? Porcedda coglie l’attimo: conferenza stampa d’urgenza e tanti saluti al Francone. Col quale, ammette, non è mai andato d’accordo. Ma su niente, eh: e va bene, ok, ma ti pare di esonerare uno a 24 ore dal fischio d’inizio? Porcedda dice di averlo fatto per Colomba. “Così potrà trovarsi un’altra panchina”. Bella roba: e a posteriori, molto indicativo sulla piega che prenderà il personaggio. Ma quella è un’altra storia: e per nulla piacevole.

Meglio tornare a noi: con un Bologna che, ad ormai ventiquattro ore dall’esordio, è senza mister. Con una squadra nuova di zecca, che va amalgamata al più presto. Ci si affida a Di Vaio, come al solito: e a Magnani in panchina. Chi??? Paolo Magnani, classe ’64: di Pavullo nel Frignano, lo stesso paese di Luca Toni. Allievo di Renzo Ulivieri, al Bologna dal 2005: nel settore giovanile s’intende. Negli allievi nazionali fino al 2008, e nella Primavera fino a quel momento: fino alla chiamata di Longo, su ordine di Porcedda “Ciao Paolo” dice la voce dal telefono” tra un quarto d’ora ti aspettiamo a Casteldebole”. Scherzo di cattivo gusto? No, per nulla: perché per il nuovo mister ci sarà da attendere, e dunque si opta per la soluzione interna. A Magnani probabilmente tremano le gambe: dalla Primavera alla serie A, nel giro di poche ore. Contro la squadra che ha appena fatto il Triplete: mica male, come salto. Certo, una soluzione temporanea: ma cavolo, vuoi mettere? Con tutti gli occhi d’Italia puntati sul Dall’Ara: con avversari Benitez in panchina ed Eto’o in campo. E poi Milito, Julio Cesar: e via dicendo. Con di fronte uno che non ha nemmeno il patentino: ma che si divide tra i monti di Sestola e i giovani rossoblù. L’ennesima episodio della serie “Davide contro Golia”: che da tradizione non deluderà.

Ma che Bologna scende in campo al Dall’Ara? Estremamente difensivo, come logica impone: il motto è non prenderle. Far le barricate, e sperare che la Madonnina di San Luca dia una mano. Viviano in porta, difesa a quattro con Esposito, Portanova, Britos e Rubin: Ekdal davanti alla difesa. Garics e Gimenez esterni. Mudy e Casarini in mezzo, a far la legna. Marcone in attacco, a far reparto da solo: e cercar di buttarla dentro, in qualche modo. Tutto sommato non è un brutto Bologna: il problema è il vuoto di potere. Le malelingue scorrono veloci: chi è che allena? Magnani o Di Vaio?

Sulla non chiara distinzione dei ruoli ci sarà un breve siparietto, passato alla storia: Mudy esce o rimane? Esce: anzi no, rimane. Niente crampi, dice il capitano: Mudy resta. Magnani accetta: perché comunque non si può andare contro l’Eroe. Ed in campo, a parte quest’episodio, come procede? Bene: perché il Bologna porta a casa uno 0-0 insperato, viste le premesse della vigilia. Imbattuti al Dall’Ara contro l’Inter del Triplete: che sbaglia tutto lo sbagliabile, anche a causa di un super Viviano. E nel finale Gimenez avrebbe pure una mezza occasione per il colpaccio: ma sarebbe stato troppo, sinceramente. Finisce così: a reti bianche. E va benissimo. Per Paolo Magnani, una notte magica: da favola. L’ingresso nella storia, per direttissima. 0-0, mai sconfitto, con 0 reti subite e fatte all’attivo. Record assoluto. Ma ad oggi, 2018, che fine ha fatto il Protagonista di quella notte? A far quello che gli riesce meglio: cioè da Cicerone ai giovani. E ai giovanissimi: dalla Primavera, fino agli Allievi Nazionali, passando per gli under 17. Con ricordo nostalgico, probabile, di quei novanta minuti da sogno: we can be heroes, cantava Quello La’. Just for one day: just for one night.