Viaggio nell'Imola calcistica

«Le città di Lamone e di Santerno
conduce il lïoncel dal nido bianco,
che muta parte da la state al verno.»

(Dante Alighieri, Inferno, Canto XXVII)

 

Jomla, Forum Cornelii: o semplicemente Imola. Terra di confine, di incroci: in provincia di Bologna, ma già Romagna di fatto. Sulle rive del Santerno, tra Castel San Pietro e Faenza: in piena via Emilia. Ultimo baluardo della città felsinea, prima del ravennate: e un po’ più in là, del forlivese. Con 70mila persone a renderla, dopo il capoluogo, il secondo centro per abitanti.

Imola polo dello sport, dei motori: lo storico Gran Premio, fermo da dieci anni. Ma col circuito ancora lì, a dimostrarne il passato splendore: con il parco delle Acque Naturali, racchiuso nel suo perimetro. E come in una matrioska, con lo stadio Romeo Galli al suo interno. Circondato dal verde, da ambo i lati: 4mila posti, perfetto per la realtà locale. Un piccolo gioiellino: tornato a riassaporare, dopo quasi un ventennio, l’ebbrezza del professionismo.

Perché l’Imolese, la squadra cittadina, l’anno scorso è finalmente tornata in serie C: dove mancava dagli anni quaranta ( quando ad allenarla c'era un certo Amedeo Biavati). Poi mezzo secolo a vagare tra Interregionale e compagnia, fino alla parentesi in C2, a fine novanta-inizio duemila. Ah, per la cronaca: nel 2002 l’Imolese si salva tramite playout, indovinate contro chi? Quel Sassuolo oggi presenza fissa in massima serie. Comunque, dopo la breve parentesi, di nuovo il buio: Eccellenza, Promozione, e fallimento nel 2008. Qualche stagione senza alti né bassi, ed infine la svolta del 2013: promozione in serie D ( vince i playoff con Giulianova e Sancolombano), più cambio di proprietà, con un nome altisonante come presidente. Cioè, chiariamo: non un petroliere o similari. Ma un ex calciatore, parecchio famoso nel suo piccolo: Lorenzo Spagnoli, ex star del reality “Campioni”. Ma sì, dai: quello del Cervia, con Ciccio Graziani in panca e Ilaria D’Amico conduttrice. E lo Spagnoli, per l’appunto, tra i vincitori finali: stage alla Juve e tanti saluti. Poi un proseguo di carriera all’ombra del Santerno: dove a fine carriera, appese le scarpette al chiodo, decide di fare il presidente, acquistando le quote di maggioranza del club.

Come inizio non c’è male: un ottavo e un decimo posto in serie D, il mantenimento della categoria, dopo tempo immemore. Ma allo Spagnoli non basta: vuole di più, una società modello. Che possa lottare per traguardi ben più elevati: detto fatto. Sesto posto nel 2016, secondo nel 2017: e questo a causa di un Ravenna che, nel finale, le vince tutte. Imolese che batterà poi la Correggese in semifinale playoff, e il Delta Rovigo nella finalissima. Ma il ripescaggio non avviene: così, ai nastri della scorsa stagione, ecco di nuovo la serie D.  Con l’obiettivo non troppo tacito della promozione. Ma c’è un’altra big a contendere il primato: il Rimini, appena promosso dall’Eccellenza. Che nello scontro decisivo di aprile, vinto per 2-1, prenderà il volo definitivo. Per l’Imolese secondo posto, e ancora playoff: soffertissimi contro Sangiovannese e Forlì, nella finalissima. Ma infine vinti. La seconda estate di fila ad attendere il ripescaggio: che stavolta, complice il fallimento di tante squadre, avviene. Con somma gioia di Lorenzo Spagnoli: e di tutta la città. Tornata nel professionismo dopo un bel po’ di anni. La prima squadra della provincia bolognese dai tempi del Crevalcore, a metà novanta: con l’obiettivo non troppo velato di mantenere la categoria e non fare da semplice comparsa.

Il pre-campionato pare aver fatto da testimone, in tal senso: un esempio? Coppa di Italia di serie C, mini-girone eliminatorio con Ravenna e Rimini. Già un bell'assaggio di campionato. Alla prima vincono i giallorossi sui riminesi: alla seconda, 0-0 tra Imola e Rimini. Si va dunque alla bella al “Romeo Galli”, ieri sera: con l’Imolese costretta a vincere per passare. Risultato: 5-3 pirotecnico, dopo esser passati in vantaggio, aver subito la rimonta del Ravenna ( 1-2), pareggiato, nuovo svantaggio, ed infine dilagato. Come l’anno scorso, una squadra che fa dell’offensività la sua forza: col mister Alessio Dionisi, ex Fiorenzuola ( l’anno scorso quarto in campionato) che sembra aver già capito il giochino. Un giusto mix di esperienza ( quella di Belcastro e Valentini) e gioventù ( Lanini della Juve): anche se la media complessiva dell'età dei giocatori (24 anni )non fa di certo dell’Imolese una squadra vecchia. A partire dal suo mister: non ancora quarantenne. Per non parlare poi del suo pres...

Linea verde, dunque: ed entusiasmo. Con un patron instancabile, che sembra solo a metà del suo percorso: tra sviluppo del settore giovanile, progetti di nuovo stadio e chissà cos'altro. Non sarà facile, l’impatto con la serie C: dove grandi avversarie come Ternana, Samb e Vicenza daranno filo da torcere. Ma quest'Imolese non vuol porsi limiti: con la benedizione ovviamente del capoluogo. Che dopo tanti anni, ritroverà una sua "protetta" tra i professionisti...