Quella volta in cui il Re s’addormentò

E’ il 29 maggio del 1927: finalmente, dopo due anni di lavori, il nuovo stadio Comunale è pronto per l’inaugurazione. C’è la nazionale, per il battesimo: in un' amichevole contro la Spagna. Il regime pompa l’evento a dismisura: saranno ben sessantamila gli spettatori, forse anche di più ( all’epoca non c’erano i biglietti nominali/numerati…), quindi ci si mette un po' dove capita, per lo più in piedi.

In tribuna d’onore una sfilza di star: Vittorio Emanuele III, il Re Sciaboletta ( per via di un’altezza, diciamo, non proprio da cestista), il collega spagnolo, l’Infante Alfonso ( già Principe delle Asturie, poco più che ventenne, ed erede al trono di Spagna), e tante altre autorità politiche, religiose, sportive e dello spettacolo.

Tutti gli occhi della nazione sono puntati su Bologna: che cinque anni dopo torna ad ospitare la Nazionale. Ah, ma quindi non è la prima volta, degli azzurri sotto le Due Torri: eh no. C’è stato un precedente: 1922, contro la Svizzera al Motovelodromo. Pareggiaccio. Stavolta dunque non si può sbagliare: in primis perché una stadio nuovo, per la cabala, dev’essere per forza di cose inaugurato da una vittoria. In secondo luogo perché sugli spalti ci sono tutti…ma proprio tutti? Quasi.

Comunque bisogna vincere: e gli azzurri guidati dal ct Rangone, lo sanno bene. In campo almeno quattro bolognesi: che, in quegli anni, stanno mettendo le basi per lo “squadrone che tremare il mondo farà” del decennio successivo: in porta Mario Gianni, Genovesi in difesa, Giordani a centrocampo ( che purtroppo, qualche mese più tardi, morirà per via di una meningite fulminante) e Della Valle in attacco. Ah, a centrocampo c’è pure un certo Fulvio Bernardini: che non è calciatore del Bologna, ma ne sarà poi l’allenatore, in futuro…

E somma, come va in campo? E’ un monologo azzurro: al 31esimo capitan Baloncieri la mette dentro. Ad inizio ripresa il raddoppio: palo colpito da Della Valle, il mediano spagnolo Prats tenta di allontanarla, ma infilza il proprio portiere. Autorete e 2-0: per la gioia dei sessantamila. Non quella del re, però: che da vero uomo austero e poco incline alla modernità, ama poco il calcio, e non perde occasione per rimarcarlo. Le cronache dell’epoca  parlano dunque di un sovrano appisolato, per tutti i novanta minuti più recupero. Con buon pace del collega Alfonso: forse, per la sua giovane età, più interessato al gioco ( per la cronaca: il ragazzo non diventerà mai Re. Perché tre anni dopo la Spagna diventerà una Repubblica, con conseguente cacciata dei Borbone…).

Lo stadio Comunale comincia bene, dunque, la sua storia: non sarà l’ultima volta, degli azzurri dalle nostri parti. Ma quattro bolognesi in campo è un record imbattibile: d’altri tempi…Che sinceramente, visto l’oggi, fa anche scendere una lacrimuccia…

 

Stefano Brunetti