Quella volta del Brasile al Dall'Ara

Bologna, 14 ottobre 1989: ad otto mesi dal Mondiale, lo stadio Dall’Ara è teatro di un importante test. La nazionale azzurra di scena contro il Brasile. Ovvero, sulla carta, la squadra più forte del mondo. Che non vince un mondiale dal 1970 ( indovinate contro chi?), ma è fresca fresca di vittoria in Coppa America.

Tafarel in porta, e poi Aldair, Dunga, Careca, Alemao: bastano questi nomi, per far rabbrividire. Di fronte un’Italia giovane, quello di Azeglio Vicini: che viene dal buon quarto posto agli europei dell’88 ( sconfitta in semifinale con l’Urss) e attende con ansia l’avvicinarsi dell’Evento. Il Mondiale giocato in casa: che non si può sbagliare. Col blocco portato in Germania due anni prima: ovvero tanti giocatori che avevan brillato nella sua under 21. Gianluca Vialli, in primis: vera star di quella squadra. E gli altri? Praticamente la formazione titolare di Italia’90 già bella che fatta: e cioè Zenga in porta, Bergomi, De Agostini, Baresi, Ferri in difesa, poi Berti, Baggio, De Napoli, e in attacco Giannini e Carnevale. Tolto Schillaci, praticamente ci son già tutti. Tutta Italia, per questo, ha gli occhi su Bologna: che torna centro del Belpaese dopo tempo immemore. Nel senso che a parte amichevoli di poco conto con Grecia e Bulgaria ( e anni settanta addirittura senza alcuna ospitata), per tornare ad un Dall’Ara messo a festa per la Nazionale c'è bisogno di un bel salto indietro. Forse fino ai sessanta, o anche prima: di certo c’è che è una Partitissima. Ed il folto pubblico sugli spalti è lì a far da testimone.

In campo nessuno del Bologna: che è tornato in serie A l’anno prima, dopo più di un lustro nelle serie minori. Improbabile, dunque, aver qualcuno in nazionale: ci si accontenta di ospitare la partita. Quasi a glorificare il ritorno nel rossoblù nel calcio che conta: un bel regalo, a pensarci.

E in campo come va? La partita è bloccata: al 70esimo si è sullo 0-0. Calcio di punizione di Cruz: non el Jardinero argentino, ma un suo collega verdeoro. Di nome Andrè: difensore 22enne dello Standard Liegi. Con un futuro in Italia tra Napoli e Milan: ed un presente da goleador. La sua punizione è magistrale: Zenga non ci prova neanche. Sarà il suo unico goal in nazionale. Proprio contro gli azzurri: proprio a Bologna. Il pubblico s’alza in piedi ad applaudire: perchè a volte, solo questo puoi fare.

Brasile in vantaggio: finirà così. 0-1 per i verdeoro: non un dramma per i Vicini-Boys, che sapranno farsi trovare pronti al Mondiale. Certo, più di un Brasile eliminato già agli ottavi: per colpa/causa di un certo Maradona. Ma questa è un'altra storia...

Dicevamo piuttosto, in precedenza, che non c’era nessuno in campo del Bologna: falso. Nel senso che tra le file azzurre no, di calciatori rossoblù nisba. Ma nel Brasile uno sì che c’è: Geovani, centrocampista dal piede d’oro, ma dallo sguardo triste. E dalla saudade facile: entrato all’88esimo, giusto per due minuti di passerella, quasi "chiamato" dal pubblico. Chi, cosa, quando? Geovani Faria Da Silva: all’epoca venticinquenne, colpo dell’estate ’89, pagato da Gino Corioni ben 9 miliardi di lire, una bella cifra per l’epoca. In Brasile era devastante: in Italia lo sarà molto meno. 27 presenze e 2 reti, nell’unico anno a Bologna: non sufficienti a garantirne la rincoferma. Con uno dei due bolli, però, da cineteca: a Firenze, tirato dalla luna. Decisivo per espugnare il Franchi dopo secoli: sotto le Due Torri basterebbe questo, per farsi eleggere sindaco. E infatti, nonostante una stagione al di sotto delle attese, Geovani rimarrà per sempre nel cuori di tanti affezionati: perchè certe volte, per entrare nella leggenda, basta davvero poco. Basta un goal...

 

Stefano Brunetti