Ahi serva Italia...

Più ombre che luci, nella prima in Nations League: un pareggio deludente, acciuffato all’ultimo, dopo essere stati in svantaggio fino a metà secondo tempo. Non era così che il Mancio s’immaginava il suo esordio ufficiale: doveva essere un trionfo, la vittoria scaccia fantasmi. Con Bologna a far da passerella per il suo ex golden boy: ma così non è stato. Con buona pace dei 24mila del Dall'Ara: certo non contenti del risultato. Menchemeno della prestazione: e della scaletta musicale, pure...

Ma andiamo con ordine: confermato il 4-3-3 già usato nelle amichevoli di giugno. Donnarumma in porta, la ritrovata coppia juventina Bonucci-Chiellini al centro della difesa, Zappacosta e Biraghi (a sorpresa) sugli esterni, Gagliardini, Jorginho, Pellegrini sulla linea di centrocampo, con Insigne-Bernardeschi ai lati di Balotelli unica punta. Tutto sommato, sulla carta, non una brutta squadra: anche se l’avversario è di quelli ostici. La Polonia di Lewandoski: e dei tanti “italiani”, in campo e in panchina. Con Lukas Skourpski a rappresentare il rossoblù bolognese, seppur non da titolare. Una nazionale in ascesa, nel complesso: reduce però dal fallimento al Mondiale. Fuori ai gironi, a dispetto dei pronostici della vigilia: un delusione, certo, per una squadra capace di raggiungere, negli ultimi anni, i primi dieci posti del ranking Fifa ( principalmente grazie all’ottimo Europeo del 2016). Voglia di rivincita, dunque, anche per la Polonia: dove tra i noti troviamo Fabianski in porta, Glik in difesa, Blaszczykowski e Zielienski a centrocampo. E poi lui, l’uomo dei record: il nemico pubblico numero uno. Mister Cinque Reti in Nove Minuti: Lewandoski, per l’appunto. Che parte fortissimo: neanche cinque minuti, e Donnarumma deve fare già un miracolo. E poi un altro, non troppo tempo dopo: con la Polonia che viene giù come e quando vuole, a fronte di un'Italia impalpabile.

Attacco inesistente, centrocampo impreciso. La difesa regge, ma scricchiola: e al quarantesimo viene infine trafitta. Zielienski, centrocampista del Napoli, la butta dentro: Polonia in vantaggio. Ma era nell’aria: lo shock è forte. Festa grande per gli almeno mille supporter polacchi presenti nel settore ospiti: che a dirla tutta, avevan già cominciato a dar spettacolo in centro, nel pomeriggio. In Piazza Maggiore: tra famiglie, hooligan e splendidi esemplari del gentil sesso. Aventi tutti un minimo comune denominatore: l’amore per la birra. Oltre che quello per la Polonia, ovviamente: tifata a mo’ di club. Nella piena tradizione dell’Est Europa: tra cori, folkore e alcool. Un esempio? A un certo punto si levano tutti la maglia ( anche le fanciulle?) e si mettono a saltare roteando l’indumento a mo' di sciarpa. Bestiali: fanno ripetuti, saltano, ballano. E chi li ferma? Sembra di rivedere in azione i Legia Varsavia, solo che in chiave nazionale: probabile, comunque, che molti arrivino da lì.

Tornando a noi, però: nella ripresa il Mancio capisce che deve cambiar qualcosa, e dà al via alla rivoluzione. Dentro Belotti per Balotelli (impalpabile e fuori forma: e pensare che c’era chi voleva farlo capitano, per motivi pseudo “politici”…) e soprattutto Chiesa per Insigne (altro giocatore che in Nazionale sembra la pallida copia di sè stesso): gli innesti giusti. Capaci di dare una svolta netta al match: grazie al giocatore della Fiorentina, soprattutto. Imprendibile, un fulmine: il suo ingresso rompe gli equilibri, facendo impazzire la difesa polacca. Che al minuto 78, lo stende in area: rigore sacrosanto, sul dischetto Jorginho. Che dagli undici metri rimane freddo, glaciale: spiazzando Fabianski. 1-1: col Mancio e il Dall’Ara che tirano un sospiro di sollievo. Nel finale si potrebbe anche suonar la carica, per l’assalto finale: ma la Polonia controlla bene gli ultimi minuti, uscendo infine imbattuta da Bologna. Per l’Italia un inizio in salita: mercoledì la trasferta in Portogallo, contro una squadra che, nonostante il ritiro di CR7, rimane un'avversaria difficile. Anche se la nazionale dell’ultima mezz’ora, con Chiesa in campo dal primo minuto, potrà assolutamente dire la sua.

In sintesi alcune pillole, della serata azzura al Dall’Ara: un giapponese che fa l’erasmus in Spagna, ma tifa per il Tricolore ( cos?), alcuni polacchi che guidano il corteo verso la stadio a suon di “juvemer…!” ( ci siamo capiti) più certi armadi che se le danno di santa ragione, tra di loro, arrivando talvolta alla punizione corporale (con fustigate sul di dietro, a mo' di sculacciate, che ricordano quelle di una mamma col bimbo). Perché il vero spettacolo della serata, lo si può ammettere senza troppa vergogna, è stato il pubblico polacco: chiassoso, folklorostico, esuberante. Ma pure con dei difetti. E chissà, se consapevole o meno, dell’esistenza di un cimitero dedicato ai loro connazionali, alle porte di San Lazzaro. A testimonianza di un rapporto molto profondo, tra la nostra città e la nazione biancorossa: rivissuto questa sera per novanta minuti. E il pubblico di casa? Un’enorme torre di Babele, dove si parlano i più disparati dialetti. Di Bologna poco, a dirla tutta: anche se svettano diverse maglie rossoblù. In generale, comunque, solito pubblico silenzioso e da teatro: tutti gobbi, dice una malalingua vicina al sottoscritto. Non abituati a soffrire. E va bè: con la Nazionale stanno imparando, e impareranno. Ah, appello al dj azzurro: occhio alla selecta, la prossima volta. Perché sentire i Negramaro al posto di Lucio, bè…può provocare seri attacchi di otite. Ma sul serio, eh…

 

Stefano Brunetti