Aaaaaadaaaaailton!

“Goooooooooooooooouuuuuuuul….” L’urlo si disperde per chilometri, squarciando la tranquillità di un sabato pomeriggio settembrino“…di Aaaaaaaadaaaaaailton!” Merito/colpa di Jorge De Carvalho: speaker di quegli anni al Dall’Ara, dall’inconfondibile cadenza portoghese. Che al gioiello del brasiliano, su punizione, è letteralmente impazzito.

"O craque de Santiago do Brasil marcou!"

E per forza: al 93esimo si era sull’1-1. Bologna-Ravenna, terza di campionato: una partitaccia. Che poteva essere risolta solo così: da un colpo di genio. Da un colpo di Adailton: al secolo pure Martins Bolzan, anche se tutti lo chiamano col primo nome. Classe ’77, di Santiago: nel Rio Grande Do Sul, già in odore di Uruguay/Argentina. Di professione ufficialmente attaccante, ma non solo: seconda punta, trequartista, e all’occorrenza anche esterno alto di centrocampo. Con una passione mai nascosta per i calci da fermo: e un sinistro magico, capace di far sognare. Come quello di Zico prima di lui: al quale l’Ada, in un’intervista nel periodo bolognese, dice esplicitamente di ispirarsi. Mica male, nel complesso: ma chi e cosa è stato Martins Bolzan Adailton, conosciuto semplicemente come Adailton?

Tre anni in rossoblù, dal 2007 al 2010: con 22 reti in 85 presenze. Lui che bomber e attaccante di razza non era. Il classico brasiliano, mago del pallone: abituato a danzare sulla palla, più che a correrci dietro. E farne sua ogni più piccola traiettoria. Forse un po’ troppo statico, a sentire i suoi detrattori. Ma questo, in fondo, poco importa: perché quando hai dei piedi così, puoi giocare anche da fermo. L’arrivo in Italia nel ’97, a Parma: dove nonostante la giovane età si mette in mostra, nel breve spazio concessogli. Una parentesi in Francia, al Psg, e poi lo sbarco a Verona, trampolino di lancio ideale. Sette anni in gialloblù: dove l’Ada rimane anche dopo la retrocessione del 2002, segnando in totale 50 reti in 175 presenze. Con l’ultima stagione conclusa in doppia cifra: mica male, come biglietto di presentazione.

Nel 2007 l’approdo al Genoa: dove fa parte di un progetto ambizioso che punta alla serie A. Risultato: 11 reti e promozione ottenuta, seppur in extremis. E due reti segnate al Bologna: squadra per la quale firmerà nel giugno successivo. Perché Gasperini per la serie A ha altri progetti e dà il benservito all’Ada: che sotto le Due Torri, agli ordini di Daniele Arrigoni, vuol continuare a confermarsi “uomo-promozione”, per il secondo anno di fila. E riottenere quella massima serie negatagli ingiustamente.

L’inizio è impressionante: subito in goal a La Spezia (che sugella la vittoria), poi col Ravenna la punizione decisiva, in casa, che al 94esimo fa godere il Dall’Ara e De Carvalho ( che per l’appunto farà il famoso urlo). Il calo nella seconda parte: ma alla fine saranno otto le reti, la maggior parte delle quali decisive per il ritorno del rossoblù in serie A. Per l’Ada la seconda promozione di fila, e biglietto staccato per la massima serie. Dove, stavolta, rimane. Per forza.

Non sarà un anno facile, il successivo: con una salvezza ottenuta all’ultimo per grazia divina. Tre allenatori diversi, che si danno il cambio: e l’Ada schierato una ventina di volte ( il più entrando dalla panchina) con una sola rete all’attivo, a Catania, comunque decisiva per la vittoria. Ma l’anno dopo la musica cambia: perché Franco Colomba, il nuovo mister, crede molto nel brasiliano, che ricambia la stima alla grandissima.

11 reti in 31 presenze ( miglior stagione del verdeoro) con dolce vendetta in quel di Marassi, a febbraio, contro quel Gasperini che non aveva creduto in lui. Una pioggia assurda, con un campo ai limiti della praticabilità: ma si gioca lo stesso. Genoa in vantaggio con Suazo, Buscè risponde, di nuovo Sculli per i padroni di casa, e poi ecco il momento dell’Ada. Che la pareggia una prima volta, in finir di primo tempo, una seconda ( Genoa che era tornato in vantaggio con Suazo) ed infine la porta casa, guadagnandosi il rigore decisivo e trasformandolo. 3-4 per il Bologna.

Un capolavoro: tripletta e tanti saluti al Gasp. Forse la miglior partita mai giocata in carriera dal brasiliano: di certo, un misto di gloria e rivincita con pochi eguali.

E’ però il suo canto del cigno: perché l’estate dopo Colomba se ne va, e il nuovo corso vuol puntare sulla linea verde. Ada lascia dunque a malincuore Bologna, accasandosi al Valsui in Romania: dove ridendo e scherzando fa 17 reti in due stagioni. Poi la chiusura di carriera lì dove aveva iniziato: alla Juventude. Infine il ritiro dal calcio giocato, dopo un’onesta carriera passata per lo più in Italia.

Rimpianti? Sì: uno con la R maiuscola. La mancata convocazione in nazionale: sfiorata a fine novanta. Ma per il resto, il nostro non è che si possa lamentare. E ad oggi, che fine ha fatto l’Ada? Sempre in Italia, a Verona : dove fa il vice-allenatore della Virtus ( terza squadra scaligera, promossa quest’anno in serie C, quindi tra i professionisti) e insegna ai giovani calciatori come si battono le punizioni. Lui che di certo, in materia, qualcosina da trasmettere ce l’ha…