Al Sàs

Che poi fino gli anni trenta era semplicemente il Sasso: àl Sas. Comune di Bologna già in odor di Appennino: conosciuto tradizionalmente anche come Praduro. Poi il regio decreto del ’35, col nuovo nome di Sasso Bolognese. Ed infine, tre anni più tardi, quello definitivo: Sasso Marconi, in onore ad un illustre concittadino, Guglielmo. Per chi lo non sapesse, premio Nobel per la fisica nel 1909.

E poi cos’altro? Quattordicimila abitanti, secondo l’ultimo censimento: e una squadra di calcio in serie D, per il secondo anno di fila. La seconda delle tre bolognesi presenti quest’anno nel girone: subito attesa da un derby casalingo, contro il Mezzo di Romulo Togni. Partita delicata e non facile: che dirà già molto,delle reali ambizioni delle truppa gialloblù. E a proposito: come si presenta il Sasso ai nastri di partenza della stagione corrente? Con lo stesso mister in panchina, innanzittutto: quel Roberto Moscariello in sella dal 2014 ed artefice del Miracolo Gialloblù. A partire dalla vittoria del campionato di Eccellenza di due anni fa: con il primo storico approdo in serie D. L’anno scorso l’esordio assoluto: e come prima volta neanche malaccio, nel complesso.

Dodicesimo posto finale, con salvezza ottenuta con ampia tranquillità: 45 punti finali. Un ottimo impatto, in una categoria per nulla facile. Ultimo limbo pallonaro prima del mondo dei “pro”: che il Sasso guarda con ovvio desiderio. Anche se, prima di tutto, viene la salvezza: obiettivo stagionale anche quest’anno, per i ragazzi di Moscariello. Che potranno contare su una macchina già consolidata, col suo mister in panchina ed il giusto mix di esperienza e gioventù in campo: esperienza soprattutto. Nel senso di Nomi con la N maiuscola: che in tanti nel campionato si sognano.

Un esempio? Luigi Della Rocca, ex Bologna: che a neanche diciott’anni fece goal in serie A. Poi una carriera tra serie B e C: con l’approdo, lo scorso anno, in quel di Sasso. Dove a 34 anni suonati, ( fa senso pensarlo a fine carriera…) dice ancora la sua: in coppia con Alessandro Noselli, ovviamente. Chi? Ma sì dai: l’ex capitano del Mantova, già attaccante anche di Triestina e Sassuolo. Che nel 2013 lasciò l’Italia, per volare in direzione New York: più precisamente, negli storici Cosmos. Avventura durata un anno: poi il ritorno in patria, in quel di Sasso. Che mette a segno il colpaccio del decennio. E’ il 2014: da allora, quattro anni alla grandissima. Con un Noselli diventato capitano e simbolo indiscusso dei colori giallobù. L’anno scorso 11 reti, capocannoniere della squadra, a quasi 38 anni: perché l’età, quando hai piedi buoni, conta fino a una certa.

E poi chi altro? Manuel Lazzari, tra i pali: classe ’78. Ma anche Federico Zaccanti, classe ’82, ex Forlì e Fabio Dall’Ara, classe ’84. Perché le stagioni accumulate vorranno pur dir qualcosa: e in casa Marconi lo sanno bene. Poi certo, l’età media della squadra è in generale sui 25: perché tanti sono i giovani messi a crescere all’ombra dei più esperti. Chiaro, non come a Mezzolara, dove l’età media è sui 20: ma anche qui, le promesse, di certo non mancano.

Un esempio? Il portiere Emanuele Monari, classe ’98, di scuola Bologna. Che ha in Lazzari un ottimo maestro: ma anche De Lucca e Nadalini, sempre della cantera rossoblù. Per un’ età media degli acquisti estivi vicina ai 21: segno che comunque anche il Sasso, nonostante una vecchia guardia intoccabile, vuol fare il giusto mix. Base per ogni successo calcistico.  

E all’esordio com’è andata? Sconfitta di misura, in Coppa Italia, contro la nuova Reggiana ( ora Reggio Audace): un avversario ostico, che i Moscariello-boys han fatto sudare fino all’ultimo in quel del Mirabello. Dimostrando, comunque, di poter dir la propria con le big.  

Gioventù ed esperienza: questo il motto del Sasso. Che vuole innanzittutto mantenere la categoria, per il secondo anno di fila: e togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ad esempio contro il Mezzo, che l’anno scorso qui stravinse 4-0: ma che domenica troverà un nuovo Marconi. Più esperto della categoria e pronto ad affrontare il derby al massimo: perché quest’anno, nel girone D di serie D, non si scherza per niente…