Zanari e Maragli

Nessuna sorpresa sul campo ( dove la differenza di categoria si è vista tutta) e nemmeno sugli spalti: con l’assenza visibile della Fossa dei Leoni, “chiamata” nei giorni scorsi, a rendere di fatto quello del Paladozza un derby a metà. Che già in quanto “amichevole” stonava non poco: perché un derby non è mai amichevole. Nemmeno se c’è il ricordo di Gigi Porelli in mezzo: numero uno della V Nera per ben vent’anni. Protagonista di tante battaglie, e di tanti successi: e di un numero indefinito di derby. Uno delle sue uscite più famose: a domanda diretta di Gianfranco Civolani ( “Ma a Bologna va di moda tifare per la Virtus?”) risposta direttissima (“Perché, in Inghilterra va di moda tifar per la Regina?”). Un protagonista dello sport bolognese, scomparso nel 2009 e mai rimpianto abbastanza: ma parlavamo della partita, per l’appunto.

Il derby che torna dopo un anno e mezzo, o quasi: dov’eravamo rimasti? Ah sì: 2017, campionato di A2. La sfida tra Virtus e Fortitudo che torna ad infiammare gli amanti della palla a spicchi: seppur in una categoria non consona alla tradizione. A gennaio vincono le V Nere, ai supplementari: al Paladozza, poi, la Effe restituisce pan per focaccia. Ma a fine stagione saranno i bianconeri a festeggiare: promossi dopo un solo anno di purgatorio. Da allora nessuno scossone, in un senso o nell’altro: ma due squadre assestatesi, in un modo o nell’altro, nella rispettiva categoria. La V in serie A alle porte dei Playoff: la Effe nella categoria sotto, a tentare annualmente il salto in paradiso. Campionato dove manca dal 2009: quando la retrocessione concluse il decennio d’oro dell’epoca Seragnoli. Doppia retrocessione, per essere precisi: con tonfo in B1. Dove la Effe vince la finale contro Forlì, allo scadere: poi il fallimento, e l’inizio dell’odissea per le serie minori. Un viaggio a primo impatto senza ritorno: la divisione tra BBB ed Eagles. La pessima gestione Romagnoli: la rinascita, infine, nel 2013. Il ritorno in A2, due anni dopo: il tutto mentre la Virtus, in serie A, lotta sistematicamente per la salvezza.

Sono forse gli anni più bui per Basket City: città considerata a fine anni novanta la capitale assoluta della pallacanestro italiana. Forse anche europea. Negli ultimi anni gli accenni di rinascita: e la riesplosione di una rivalità mai morta e sepolta. Zanari contro Maragli: gli epiteti coi quali ciascuna fazione sfotte l’altra. Le due facce di Bologna: quella bella, chic ed esclusiva dei piani alti. Cioè, tradizionalmente, Centro e Colli. Quella diversa, più popolare e diretta dall’altra parte: quella fortitudina. Capace di costruirsi in zone periferiche dei veri e propri feudi: a Casalecchio, ad esempio. Ma se tradizionalmente la divisione era per lo più sociale, cioè basata sul dualismo di cui prima, ad oggi, di quella storica “connotazione”, che cosa è rimasto? Pochino: perché cambiando la società cambia anche il mondo che la circonda. E anche a Milano, per dire, la tradizionale differenza tra Bauscia dell’Inter e Casciavit del Milan non vuol più dir nulla: e già dagli anni settanta, a dirla tutta. E vedere dunque oggi bandiere fortitudine in Santo Stefano, per dire, o in zona Murri, non è di certo una sorpresa: perché gli anni novanta, da questo punto di vista ( cioè l’esplosione del tifo biancoblù) han ridisegnato la mappa del tifo, equilibrando una situazione prima sproporzionata. E ad oggi, probabilmente, V e F si dividono davvero la città con un 50 e 50: forse con leggera prevalenza Virtus, ma di poco. Con il Bologna in mezzo, a far da collante ideale: e a rendere unico, senza eguali, il particolare mondo sportivo delle Due Torri. Con un derby di basket che accende la città, ad ondate: dividendo amicizie di tutti i giorni, famiglie, coppie…e chi più ne ha più ne metta. E poi il Bologna, che torna ad unire tutti: odi et amo. Perché in fondo, seppur diversi che si sia, cioè zanari, maragli, o chissà cos'altro, c’è la bolognesità, a fare da minimo comune denominatore. Una città tradizionalmente all’avanguardia, in campo sportivo: più europea che italiana, da questo punto di vista. Perché Bologna sempre questo è stato: una città avanti. Diversa: e per questo, forse, così amata. Dai bolognesi, sì: ma non solo…