Il problema del goal

In casa Bologna c’è un problema di non poco conto: quello del goal. Perché nel calcio, se non segni, vai poco avanti. Zero reti fatte dopo quattro giornate: record negativo. Ultimi ancora a secco assieme al Frosinone: con cui il Bologna divide il penultimo posto, a quota 1. Il punto, cioè, scaturito proprio dal pareggio tra le due: per questo, e altri motivi, non c'è da star sereni in quel di Casteldebole. Dove, probabilmente, comincia a tirare un'aria pesante.

Perché la sconfitta di ieri, contro una diretta concorrente, è l'ennesima fotocopia di quest'inizio stagione: e forse per questo ancor più grave. Un copione identico al derby: match da 0-0, poi Inzaghi che prova a vincerla e gli altri che segnano. Con la Spal Kurtic, ieri Piotek. E tanti saluti: ma a preoccupare, più che la difesa, è un attacco inesistente. Sfortunato, anche: che sembra non voler trovare la quadra. Con Inzaghi, teoricamente esperto in materia, che ruota di continuo gli uomini a disposizione: senza però trovare la giusta chiave di volta.

Breve ripasso per gli smemorati: in estate, quello offensivo, è stato il reparto maggiormente colpito dalla rivoluzione. Simone Verdi al Napoli, Petkovic allo Zagabria, Falletti al Palermo e Avenatti in Belgio. Dentro Santander dal Copenaghen ( pagato 6 milioni), Falcinelli dal Sassuolo ( scambio alla pari con Di Francesco) e Orji di rientro dal prestito al Brescia. Nel 3-5-2 imposto da Pippo c’è spazio per due attaccanti: chi giocherà dunque? Santander-Falcinelli, con buona pace di Mattia Destro: costretto a sudare per un posto fisso. All’esordio in coppa, però, partono l’ex Sassuolo e Palacio: che Inzaghi, forse, vede più di un semplice rincalzo.

Col Padova, comunque, segnano Dzemaili su rigore e Dijks: un centrocampista e un esterno. E siamo al campionato: cioè all’esordio con la Spal. Con Santander titolare affianco a Palacio: ma a vincere sono i biancazzurri. Col Frosinone, alla seconda, Inzaghi mischia le carte: Santander-Falcinelli dall’inizio, anche costretto dall’infortunio del Trenza. Pareggio a reti bianche. Alla terza ancora la coppia Sa-Fa: ma l’Inter è più forte, ed ottiene infine i tre punti. Anche se il sudamericano, di testa, va vicinissimo al goal del pareggio.

E siamo a ieri: con la strana coppia Destro-Orji dal primo minuto. Causa condizione non ottimale dei due titolari. Il primo è praticamente impalpabile: non ci si ricorda nemmeno che sia in campo. Il secondo si dà da fare, dannandosi per i compagni: e risultando comunque tra i pochi sufficienti. Ma le palle goal rimangono poche, e le occasioni nitide ancor meno. Ad avere la chance con la C maiuscola è Orsolini: non proprio un attaccante di razza.

Ed eccoci, dunque, nel day after, a stabilire la causa del problema: perché se poi non ti arrivano le palle-goal, puoi fare ben poco. E se gli esterni di centrocampo non viaggiano, nel 3-5-2 ( come anche le mezz’ali), son dolori per tuti: e addossare dunque agli attaccanti tutte le colpe, dei goal mancati, pare in fondo una scusa per girare attorno al problema.

La verità, anche se banale, è che hai perso quello che l’anno scorso, con 10 reti e 10 assist, ti teneva in piedi la baracca: non sostiuendolo a dovere. Perchè Inzaghi, fedele alla sua idea tattica, ha portato avanti il suo credo, sacrifando talvolta anche buoni giocatori: Di Francesco, in primis. Krejci, pure: del quale ad oggi, per la sua capacità di saltare l'uomo ( e creare superiorità numerica), si sente un disperato bisogno.

Ma reintrodurre il ceco vorrebbe dire rivoluzione tattica: perchè il 3-5-2, forse, non è il miglior modulo per questo Bologna. Con Pulgar in un ruolo non suo, quello del regista. Uno Dzemaili irriconoscibile: e poi Destro, protagonista di una pericolosa involuzione, lontano parente di quello che due anni fa andò in doppia cifra. Il destino pare scritto: la salvezza passerà dai piedi di Rodrigo Palacio. L’unico con una qualità superiore, nella mediocrità di questa rosa: al quale, a 37 anni suonati, saranno richiesti gli assist e (soprattutto) i goal-salvezza. Ma che ci si debba aggrappare ad uno di quell’età, dopo un mercato dove hai speso più di 20 milioni, fa riflettere. Sul mercato estivo: e non solo…