Zôla Predåusa

Cellula Petrosa, in origine, dal nome di due insediamenti limitrofi: poi nel medioevo Ceula, con l’aggiunta di Predosa, cioè l’antica via bazzanese. Ed infine Zola: bolognese dal 1144, anno del giuramento di fedeltà al comune.

Piccolo centro di 18mila abitanti, già in odor di Grassa: balzato all’onore delle cronache nel 2014. Il motivo? Duemila persone con sciarpa rossoblù, da un po’ tutta la provincia, a contestare l’allora presidente Albano Guaraldi. Che a Zola ci abitava ( e ci abita probabilmente tutt’ora).

Per il resto poco altro, fino al maggio scorso: con la squadra cittadina, l’Axys, a riscrivere la storia del calcio locale. Vittoria nella finalissima d’Eccellenza contro il Rosselli Mutina ( ai rigori, dopo una partita infinita) e storica promozione in serie D: dove si aggiunge alle altre bolognesi presenti, cioè Mezzolara e Sasso Marconi.

4-3-3 all’epoca, con Francesco Salmi come mister: volato, dopo l’impresa, al Lentigione. In casa Zola, dunque, l’estate che porta alla serie D, è teatro di una mezza rivoluzione: in panchina Enrico Zaccaroni, reduce da un anno sabbatico dopo l’esperienza a Medicina, e pronto dunque a rigettarsi nella mischia. Con un vice d’eccezione come Christian Ferrante: allenatore l’anno scorso del Mezzolara. Più, praticamente, una squadra nuova di zecca: con un’età media molto bassa, sui 22. Ma con anche degli acquisti peso, in termini di età e di esperienza: come Giuseppe Greco ad esempio ( 34 anni), con un passato tra serie A e B, ma anche Giuseppe Cozzolino ( 32), entrambi ex Rosselli. Poi per l’appunto una sfilza di giovani promesse, dove spiccano Matteo Salvatori (19) ex Imolese, Gianmarco Celeste ( 21) il nuovo portiere, ex Mezzolara e Lorenzo Bruzzi ( 18) dalla primavera del Bologna. E chi più ne ha più ne metta.

Morale della favola: Zaccaroni rivoluziona il team, portando la filosofia del 4-4-2, con Caprioni e Mantovani tra i pochi reduci dell’impresa di maggio. Ai nastri di partenza della stagione lascia il ds Matta, per incomprensioni con la società: ma questo non impedisce allo Zola di fare una partenza super. In coppa prima, e in campionato poi.

In sequenza: vittoria al primo turno contro il Forlì, in casa ( finalista l’anno scorso contro l’Imolese). Doppietta di Caprioni, e romagnoli a casa: 2-1 il risultato finale. A Mantova, nel turno successivo, i zolesi fanno sudare i padroni di casa fino all’ultimo: salvo poi soccombere solo a tempo scaduto ( per la cronaca: la squadra biancorossa ha un ds bolognesissimo, Emanuele Righi, Maurizio Setti come patron e mister Gadda, ex Imolese, in panchina). Come inizio, dunque, non c’è male. E siamo infine al campionato: con lo Zola che parte dalla difficile trasferta di Pavia, squadra storica impantanata da alcune stagioni nel dilettantismo.

Cosa succede? Bè, che Cozzolino e Galanti, nel finale, riscrivono la storia: 0-2 e prima vittoria in trasferta, all’esordio. Cos’altro aggiungere? Che il Zola non farà da semplice matricola? Piano: perché la salvezza vien prima di tutto. Tranquilla, se possibile: senza troppi patemi, intesi come playout. Poi si vedrà: ma di certo c’è che una cosa. E cioè che Mezzolara e Sasso non possono dormire sogni tranquilli: perché c’è un’altra squadra bolognese, a portare in alto il calcio cittadino. E che di fronte si trovi Modena, Reggiana, o chissà chi altro, questo poco importa: perché lo Zola è venuto in D per restarci. E questo inizio di stagione, seppur breve, l’ha ampiamente dimostrato…