Processo a Bigon

Si alzi l’imputato: la Norimberga rossoblù è cominciata. Con largo anticipo rispetto ai tempi: ma tant’è. Nella società del digitale va così. Tutto e subito: hic et nunc. Il tutto alla velocità della luce: l’abbiam voluto noi, un mondo così. E mò ce lo teniamo.

Dalla prima fila s’alza lui: Riccardo Bigon, anni 47. Figlio d’arte di Albertino: non il dj, ma l'allenatore scudettato col Napoli di Maradona. Professione: direttore sportivo. Squadra: Bologna. Dall’estate 2016: e prima? Calciatore nelle serie minori, e dirigente della Reggina dal 2004 al 2009. Poi sei anni al Napoli, come il padre: dove mette le basi per l’approdo in Champions. Infine Verona, dove va male: retrocessione. E poi l’arrivo a Bologna.

L’accusa: tre sconfitte in quattro partite, con zero reti fatte. Mai successo in precedenza: penultimo posto a braccetto col Frosinone, e ringraziare che il Chievo è a -1. Un mercato insufficiente, con soldi spesi ad cazzum. La richiesta? Allontanamento immediato dal ruolo di ds.

Che ha da dire a sua discolpa l’imputato? Che nonostante l’avvio pessimo, nessuna squadra è stata superiore al Bologna. Dichiarazioni forti, pesanti. Il pubblico social non la prende bene: ban csa dit? E poi ricorso esagerato ai termini di “sfortuna”, “iella”, e via dicendo. Che probabilmente è anche vero: ma non è quello che il volgo vuol sentirsi dire.

Piccolo excursus: nei due anni in rossoblù, Bigon si segnala per ottimi colpi ( Verdi praticamente a zero, Di Francesco, Krejci…), ma anche in negativo per clamorose “ciofeche”. Il primo anno va così così: 41 punti, uno in meno del precedente. Quello dopo il mezzo patatrac: il finale da incubo, con 15 punti nel girone di ritorno. 39 punti finali: peggior risultato dai tempi della retrocessione. Urge un cambio totale: via Donadoni, il mister. Ma Riccardino rimane: a costruire il nuovo Bologna, con Pippo Inzaghi in panchina. Le mosse: via Verdi in direzione Napoli. Masina al Watford. Morale della favola: più di venti milioni per il mercato. A differenza degli altri anni, dove la cifra era rasente lo zero ( o quasi) finalmente una buona base economica. Che succede dunque?

Che la campagna acquisti va fatta sul 3-5-2: su cui Inzaghi vuole plasmare il nuovo Bologna. Vorrebbe metà Venezia ( cioè la squadra da cui arriva), ma Stulac va al Parma, e Pinato rimane in Laguna. Quindi si guarda altrove: in Danimarca, ad esempio. Al Copenaghen, nello specifico: con Federico Santander a fare da nuovo ariete. In coppia con chi? Falcinelli, dal Sassuolo: con Destro primo rincalzo. Sugli esterni Mattiello dalla Spal e Dijks dall’Ajax: in porta Skorupski dalla Roma e Danilo in difesa. Per dare esperienza al reparto difensivo. E poi Svanberg, gioiellino svedese: pagato la bellezza di 5 milioni.

Il Bologna chiude la campagna acquisti in attivo: rimangono almeno 7 milioni non spesi. Bigon si dice soddisfatto: quella, afferma, è finalmente la sua squadra. Plasmata a sua immagine e somiglianza. Già: ma per Pippo è lo stesso? Dubbi amletici a parte, la stagione parte malissimo: coi tifosi, inferociti, che cominciano a rinfacciargli quella presa di posizione. Se questa è la tua squadra ti devi dimettere. Lui temporeggia: e dice che è presto, per le sentenze definitive. Che la squadra si rialzerà: ma forse sa di mentire a sé stesso.

L’accusa accusa: c’era Inglese prendibile a un milione per il prestito secco. E 4 per Mattiello sono esagerati: l’unico salvabile forse Skorupski. Forse. Il ds risponde che a livello giovanile è stata spesa una cifra come mai in precedenza: già…ma l’hic et nunc?

Il mister sulla graticola: e il ds con lui. Se possibile, ancor di più: perché dopo due anni al timone, i risultati continuano a non arrivare. Non solo: sembra una caduta inarrestabile, senza fine. E se prima c’era l’alibi dei pochi soldi a disposizione, stavolta no, non c’è.

Che si fa dunque? La giuria rinvia la data d’udienza a metà ottobre. Dove nella pausa per le nazionali, quella per intenderci del dopo-Cagliari, darà la sentenza definitiva: troppo presto, adesso, per emettere un verdetto.

Anche se i risultati sono sotto gli occhi di tutti: ma questo poco importa. Perchè prima della decima non si può giudicare: dopo sì. E se Svanberg non dimostrerà di valere i 5 milioni spesi, Santander i 6 e Mattiello i 4, allora la decisione sarà unanime: ma non prima di un mese. Il lasso di tempo rimasto a Riccardo Bigon: che spera nel mister, e nei suoi acquisti. Confidando in quella che ha definito la sua squadra: che per il momento, in questo inizio di stagione, l’ha tradito in pieno…