Frammenti di un discorso amoroso

Venerdì sera, inizio gennaio: nebbia e freddo, giorni lunghi e amari (cit.)

In direzione Centro, su via Saffi (all'altezza di Porta San Felice) un curioso telo cattura l'attenzione dei passanti. Sopra, in cinque righe, un contenuto da romanzo di Emily Bronte:

"Non so più come trovarti..."

L'incipit, epico.

"Nadia"

Nadia

"prendiamo un altro taxi insieme?"

Domanda lecita: ma quando?

"Ti aspetterò domenica"

Dove?

"al Number Ten"

Alle?

"17"

Firmato?

"Riccardo"

Breve sintesi della storia: qualche sera prima, il ragazzo in questione, Riccardo, ha diviso un taxi con Nadia, splendida sconosciuta, per tornare dal Centro verso la zona Porto-Saragozza; qui, nel breve tratto di strada da Piazza Maggiore a San Felice, qualcosa è scattato.

Colpo di fulmine, Cupido: chiamatelo un po' come vi pare.

Fatto sta che il nostro non si è arreso: e invece di arrendersi, relegando Nadia all'armadio dei sogni impossibili, si è armato di carta (lenzuolo) e penna (spray), creando un trambusto d'altri tempi.

Morale della favola: il giorno dopo ne parlano tutti.

Dalla Repubblica al Carlino.

La città segue con trepidante ansia la storia di Riccardo, diventato l'amico della porta accanto, quello col sorriso sempre stampato sulla faccia.

Un solo grido, da Saffi a Pilastro, accompagna la venuta della Befana: forza Riccardo.

Che ha scelto come giorno designato, per l'incontro, il 6 gennaio: quello dell'Epifania.

Cioè, tra parentesi, quello del carbone e delle calze rotte. L'anti-Natale: il giorno più odiato dell'inverno, quello che di fatto chiude le vacanze.

Ma Riccardo non si arrende: prima di tornare al lavoro, vuol far vivere a sè stesso (e a tutta la città) una giornata d'altri tempi.

Ci fosse Moccia, nei paraggi, ci ricaverebbe materiale per almeno una decina di romanzi; ma la storia di Riccardo, in realtà, è tutt'altro che cinematografica.

E' vera: la vicenda reale di una persona che sfida l'impossibile.

L'ansia è altissima, tutta la città segue col fiato sopeso: il Number Ten, piccolo pub proprio di fronte all'Ospedale Maggiore, si trasforma per un pomeriggio da birreria a luogo da fiaba Disney.

C'è un discreto seguito, dietro a Riccardo: il tam-tam sui giornali e sui social ha fatto il suo, diffondendo presto la notizia. Perchè la gente, del resto, non aspetta altro che storie come questa.

Personaggi di diversi età, dai più anziani (una signora che si erge a mental coach del ragazzo, visibilmente teso) a coetani giunti per dar manforte; ad un certo punto arriva anche la chiamata di una nota radio nazionale: la storia è ormai di dominio pubblico.

C'è un giornalista locale, uno che si spaccia per pubblicista (senza esserlo) ed un altro capitato lì per caso, che assiste divertito alla scena: l'ora scocca, tragica,

Le 17.

I rintocchi della metaforica campana arrivano fino al Maggiore: se il ragazzo sviene, i medici sono già pronti per soccorrerlo.

Il tempo passa, purtroppo, e nessun taxi con una Nadia dentro compare.

Riccardo attende, ma la sconfitta incombe.

Sconfitta? Macchè: storie del genere, gesti così anacronistici, vinceranno sempre.

Una luce nel buio: lampi di umanità, di vita.

La città ha sognato, Riccardo con lei, ma la realtà è alle porte: è la vita vera, non un film. 

E mentre la domanda delle domande gira platonicamente per il Number, che certo dal canto suo non avrebbe potuto escogitare miglior spot pubblicitario, un Simposio metaforico conclude il pomeriggio: con la conclusione che storie come queste dovrebbero essere all'ordine del giorno.

Perchè persino l'Olimpo, per dirla col Von Kleinst, è deserto, senza amore.