Onorevole Giacomino...salute!

A Roma Totti, a Milano Maldini, a Bologna Bulgarelli.

In pochi, pochissimi possono vantare esempi del genere: fuoriclasse assoluti a kilometro zero, simboli non solo di una squadra, ma anche di una città e di un popolo.

Perchè per Bologna, l'Onorevole Giacomino, questo è stato: il rappresentante vivente di un sentimento, quello della bolognesità, così difficile da definire, così complessa da sintetizzare, ma che forse ha avuto nel suo Numero Otto la perfetta incarnazione.

Nato a Portonova di Medicina, nell'ottobre 1940, esordiente nel 1959, a soli diciannove anni, primo di un lunghissimo step che lo porterà a toccare vette altissime, non ultima quella dello scudetto 1964, vinto da protagonista (33 presenze ed 8 goal) a soli 24 anni. Ma che tipo di giocatore era il Giacomino? Una mezzala destra, perno delle manovre d'attacco, eccellente pure nella fase difensiva, e col vizio del goal.

In rossoblù tutta la carriera, dal 1959 al 1975: 17 stagioni, 490 presenze, 56 reti, capitano per un decennio, vincitore, oltre allo scudetto, di due Coppa Italia.

In mezzo la sfortunata parentesi in Nazionale, dove approda dopo la trafile delle giovanili: nel 1962 segna due goal al Mondiale Cileno, doppietta contro la Svizzera, ma la spedizione è per gli azzurri un fiasco. Nel 1966 poi, nella cosiddetta ItalBologna, è titolarissimo nel Mondiale Inglese, ma un infortunio lo blocca nell'ottavo con la Corea del Nord, partita dove ha addirittura la fascia da capitano e dove guarderà poi da bordo campo il materializzarsi del disastro.

A fine anni sessanta potrebbe andare al Milan, con l'amico Rivera che lo tenta, ma l'amore per Bologna è più forte; negli anni Settanta, col passare degli anni, anche per via degli acciacchi, farà più volte il libero, reinventandosi in una nuova veste.

Nel 1970 alza la sua prima Coppa Italia, nel 1974 la seconda.

Lascia l'anno dopo, a 35 anni; va a giocare due partite in America, e poi eccolo come dirigente, per un breve periodo sempre del Bologna.

Negli anni Novanta ha poi una seconda giovinezza come commentatore tecnico, dalla sala stampa ai videogiochi.

Si spegne nel febbraio del 2009, generando un gran vuoto sia sotto le Due Torri che in tutto il calcio italiano; campione sul campo e fuori: umile, gentile, mai sopra le righe. Semplicemente, Bolognese.

Una leggenda, un simbolo: un nome che tutte le generazioni dovranno conoscere.

Onorevole Giacomino...salute!