Il racconto di una domenica diversa (o in fin dei conti, neanche più di tanto)

Domenica 17 febbraio: l’inverno rigido è un ricordo lontano, il sole domina sulle Due Torri e dintorni. C’è giusto un pelo d’aria fredda, ma sarebbe poi strano il contrario.

Morale della favola: tempo perfetto per il football. Solo che col Bologna di scena il lunedì sera, causa posticipo con la Roma, si rischia di rimanere a bocca asciutta, con possibili crisi d’astinenza; per fortuna che c’è la serie D, a giungere in aiuto.

E più precisamente, Zola-Pergolettese (già Pergocrema in passato): ovvero una squadra in lotta per salvarsi, la nostra Axys (che non vince dal 6 gennaio e viene da due sconfitta di fila), contro la capolista, i gialloblù di Crema, che hanno operato nelle settimane scorse il sorpasso sul Modena e sono ora lanciati verso il professionismo.

Lo stadio è il Filippetti di Riale: lontano giusto qualche kilometro da Zola Predosa; per intenderci, la fermata successiva in termini ferroviari. Un impianto casereccio, con un’unica tribunetta e qualche seggiolino (rossoblù) sparso qua e là a mò di curva; così genuino, e caratteristico, da superare di gran lunga gli stadi in fotocopia dei piani alti. La tribunetta è strapiena: principalmente grazie al tifo ospite, giunto in gran numero al Filippetti per coltivare il sogno serie C.

Sono almeno un centinaio, forse anche più: con sciarpe gialloblù e gran bandierone, un buon mix tra modello italiano e d’Oltremanica (omaggiato con diverse pezze in stile inglese). Non c’è che dire, nel complesso: considerando anche quella che è la realtà di Crema (cioè una “città” di 34mila abitanti in provincia di Cremona, che ha tra l’altro due squadre), quella della Pergolettese è a tutti gli effetti il classico miracolo del calcio “minore” (che poi…minore a chi?).

Nel senso: già per un giovane di Crema, nel calcio globalizzato del 2020 (arrotondiamo), sarebbe eroico tifare per la Cremonese, avendo l’influenza delle milanesi a due passi; ma tifare addirittura per la squadra della propria città, che mai ha visto più della serie C, diventa in quel caso un qualcosa di eroico e quasi commovente. Del cremasco, quella gialloblù, è notoriamente una delle tifoserie più focose: erede di una lunga tradizione di tifo, capace di rivendicare un autonomia propria sia dal centro della provincia, quella Cremona considerata la principale rivale (da questo punto di vista, i “pergolettesi” sono filo-piacentini), sia contro l’altra squadra cittadina, quella Crema che, in giornata, gioca proprio contro il Modena secondo in classifica, e che può dunque indirettamente dare una mano ai rivali.

I cori si dividono dunque tra i tanti a sostegno dei gialloblù (col 1932, anno di fondazione del club, onnipresente), sia contro i rivali cremonesi e del Crema (“chi non salta è un Cremonese”, “chi non salta va a vedere il Crema”), dimostrando come, nella realizzazione di una propria identità, sia fondamentale il netto distinguo con l’altro, o in questo caso gli altri.

In panchina Matteo Contini, ex difensore tra le altre di Parma, Napoli e Real Saragozza, che ha finito la carriera nella Crema Gialloblù, lo scorso anno, passando poi per direttissima in panchina, a sole 39 primavere. Come stagione d’esordio, per il momento, mica male: primo posto davanti alle favorite Modena e Reggio Emilia, le nobili decadute che stanno faticando, non poco, nel loro primo campionato di serie D.

Dall’altra parte Roberto Notari, alla sua prima casalinga con l’Axys: terzo allenatore stagionale dello Zola, che dopo un buon avvio, alla lunga, ha finito per pagare l’inesperienza nella categoria, col terz’ultimo posto a far da testimone in tal senso. La sfida è dunque sulla carta una Davide contro Golia, ma si sa che nel calcio nulla è mai scontato: e infatti l’Axys impensierisce nei primi minuti l’avversario, che corre subito ai ripari.

Alla metà del primo tempo, c’è però il vantaggio ospite: segna Bortoluz, che con quel nome sembra un regaz bulgnais. Nella zona ospite (dove c’è il gruppo dei cosiddetti “Cannibali”) viene acceso un fumogeno, che provoca non pochi disagi nel pubblico casalingo: l’intervento delle forze dell’ordine lascia pensare al peggio, con aumento notevole della tensione; c’è puro uno del posto che fa la voce grossa, ma per fortuna, il disguido, si stempera mano a mano col passare dei minuti, facendo tornare tutto alla normalità.

Sorge però, a questo punto, legittima una domanda: ma quando sono venuti i modenesi (due volte: prima in Coppa Italia, poi in campionato), date le piccole dimensioni dell'impianto, è filato tutto liscio?

Comunque, gli ospiti mantengono a fatica il vantaggio, con i locali che in avvio di ripresa partono meglio: la porta cremasca, però, rimane blindata. Sugli spalti continua a prevalere il clima goliardico degli ospiti, che galvanizzati da risultato e classifica (più la sosta prolungata al bar nell’intervallo), aumentano i decibel del proprio tifo per portare a casa tre punti fondamentali; l’Axys ci prova, ma invano. La squadra di Contini vince ancora, e non solo: proprio da Crema arriva un’altra buona notizia. La parte bianconera della città ha fermato il Modena sull’1-1, ora lontano sei lunghezze. La giornata finisce dunque col trionfo completo della truppa gialloblù, che adesso cominciano a pensare seriamente alla fuga.

Un ragazzo sui vent’anni, circa, parla al telefono con un amico: l’accento lombardo è fortissimo, con quell’intercalare tipico di quelle zone (quattro lettere, comincia con effe finisce con a), ripetuto di continuo “Figa, Sì,  abbiamo vinto, figa, abbiam vinto!” dice, con andamento non propriamente sobrio “ma non chiedermi chi ha segnato, perché avrò visto sì e no dieci minuti di partita…figa se sono ubriaco!” Frammenti di un calcio arcaico, non-televisivo, che nonostante tutto, la globalizzazione e il terzo millennio, lotta per non estinguersi: un atto eroico, che nell’epoca di Wanda Nara, alla lunga, non potrà che raccogliere sempre maggiori adepti…