Cronaca di una giornata carnevalesca

Domenica 24 febbraio: nel giorno della ricorrenza dell'incoronazione di Carlo V (datata 1530) un altro evento di uguale importanza, forse maggiore, scuote i Portici. La partita con la Juventus: ad oggi, la sfida più sentita.

Di gran lunga.

Lasciate stare il campanile: per una volta, trattasi di rivalità puramente calcistica. Undirezionale: nel senso di essere sentita, come logica impone, solo dal rossoblù. Che si contrappone, in maniera manichea, all'avversario in bianconero.

Il male assoluto.

Tradotto: Il bolognese-bolognista, fortemente localizzato, contro lo juventino apolide. Declinato dal radar casalingo in tre tipologie: della Bassa Italia (come si diceva una volta), Romagna (mia) e il peggio. Quello di Bologna.

Con buon pace del felsineo fedele alla propria terra: che in questa caso, si scatena. Letteralmente.

Dunque scordatevi del bugnais bonaccione fisso nell’immaginario comune: piuttosto, pensatelo nella sua versione incaxxata. Come se a cena, a tradimento, gli avessero offerto dei tortellini con la panna al posto del brodo.

Blasfemia: come adorare quella combinazione di colori morti.

Pratica che, da queste parti, fanno in tanti. Amici, parenti: gente talvolta insospettabile. Capace di provocare, nel solitamente mite bolognese, una rabbia incontenibile: tale da indiavolarlo a mò di Emily Rose.

Somma, morale della favola: il clima che porta alla partita è, per così dire, leggermente teso .

Per una sonora botta di fondoschiena, unicum degli ultimi tempi, il sottoscritto si ritrova diversi biglietti per i distinti, causa rinuncia di conoscenti. L'occasione è ghiotta: per chi è attento osservatore dalla partita nella partita, quella che si svolge sugli spalti, una manna dal cielo. La contesa con la Juve al Dall'Ara offre da sempre, infatti, spunti interessanti sul piano socio/antropologico: specie nelle zone di contatto , dove le due tifoserie si mischiano (quasi a maggioranza juventina), dando vita ad una convivenza forzata ed impossibile (come israeliani e palestinesi? quasi), che nei territori di confine, tra curva e distinti, porta a situazioni, per così dire, da bollino rosso ( e per intenderci, non per le condizioni climatiche, che nonostante un sole fiero si assestano su temperature rigide).

E come ci insegna il caso di questi giorni tra Venezuela e Colombia, le zone a metà tra due stati sono sempre le prime ad "esplodere": con la tradizione che , anche stavolta, si ripete. La rabbia per il mancato goal, unita a quella primordiale per i colori bianconeri, fa da miccia per un clima già rovente: il bersaglio sono un gruppo di juventini lì proprio al confine, in bella vista con sciarpa e maglia bianconera. Ora, ci si chiede: siamo nel 2019, certo meccanismi dovrebbero conoscerli un po' tutti. Non stiamo qua a raccontarci la favola del "ma è solo un gioco, dovremmo andare tutti sereni alla partita", quando in televisione, e sui social, gli addetti ai lavori sono i primi a fomentare gli animi con un bombardamento continuo, 24 su 24.

Per carità, a molti servirebbe una diversa valvolo di sfogo (copulare, per esempio), ma starsene lì bel belli con gingilli bianconeri, di ogni tipo, sa di provocazione pura: e anche di poco rispetto per l’avversario, a dirla tutta. Nel senso: se sei nei distinti, solitamente esclusiva di quelli di casa, andare con dei colori sociali diversi sa di oltraggio, quasi provocazione. Un codice non scritto noto a tutti.

Somma, come da copione la situazione degenera: per carità, senza generare feriti, ma con la classica “acquata” addosso che certo non fa piacere, specie in pieno inverno. Immediato l’arrivo di stewart e similari: e qui ci si chiede, ma non si poteva agire prima d’intelligenza, magari proibendo ai tifosi juventini nei distinti di portare i propri colori sociali, o magari di metterli tutti dalla parte della San Luca? Macchè, niente: lo si impara sempre dopo. Il Consiglio degli Stewart Uniti, col Trattato dell’Intervallo, decide per lo spostamento del gruppo bianconero, deriso e fischiato dal pubblico circostante. Una ragazza, tutta bella tirata, prima di unirsi al Treno della Vergogna, si lascia andare in un epico e appassionato “Ma è solo sport!”.

Solo sport? Con un’azienda mobile in campo, che ha probabilmente un Pil maggiore di tanti stati africani? Per carità, senza truffare nessuno (o quasi…), ma nel senso che quando girano certe cifre, a sei-sette-otto zeri, citare i cosiddetti valori sportivi, De Coubertin (che tra l’altro vive in una via adiacente al Dall’Ara) risulta veramente fuori luogo, quasi ridicolo e certo anacronistico. Ma anche attenendoci agli spalti, perché continuare ad immaginarci questo favolistico mondo dove lo stadio è un’oasi esterna alla realtà esasperata del 2020, secondo quale criterio-logica-ragione? E che cos’è lo sport? Se rispetto per l’altro, allora per prima cosa non provocare indossando colori sociali ostili. Perché di moralismo da quattro soldi se ne ha anche fin sopra i capelli.

Lo sport…va bè.

Comunque la Juve passa in vantaggio con Dybala servito da un assist perfetto di Helander: con un copione pressochè identico, in fotocopia, alla partita con la Roma. Bologna stoico, che mette alle strette una big, ma che alla fine perde. Il palo non l’aiuta, la fortuna nemmeno.

Più carnevalesco di così...

Nel finale, Soriano, prende il secondo legno di fila dopo l’Olimpico; a fine partita, comunque, i giocatori vengono portati in tripudio da un applauso collettivo, con la classifica che rimane a dir poco tragica e che necessita disperatamente di tre punti. L’istantanea della giornata, racchiusa in quei pochi frammenti, la si ha poco dopo il triplice fischio, mentre la folla comincia a defluire: una coppia in bianconero, con maglia di CR7 e Dybala, si sta facendo un selfie con boccuccia a mò di...(sapete tutti cosa), e proprio lì arriva l’eroe dei due mondi, un ragazzo circa sulla ventina, che urla (sulle note di Gigi Dag) “Ma come mai, ma come mai, la Champions League tu non la vinci mai?” strappando una risata ironica anche alla coppia.

Perchè del resto, questo è il carnevalesco: sovversione ironica, il riso al potere. Le gerarchie di tutti i giorni che, per un pomeriggio, vengono ribaltate.