TramNo: ecco il perchè

La notizia di questi giorni a Bologna è quella del tram, che dovrebbe partire da Borgo Panigale, all’altezza dell’incrocio tra via Persicetana e via Emilio Lepido, e, passando da porta San Felice, arrivare fino a Fico (c’è chi dice al Caab, ma si tratta di 4 minuti a piedi di differenza). Al di là delle informazioni tecniche sul progetto, facilmente reperibili in rete, voglio qui proporvi alcune riflessioni nate dall’incontro col comitato “attacchiamoci al tram”.

Molti dicono che il tram sia una tappa inevitabile per lo sviluppo della città, quasi fosse lo stadio obbligato di un percorso evolutivo. Come combatti l’inquinamento? Come argini il traffico? Come implementi i servizi? Come vedi Bologna tra 20/30 anni? La risposta a tutte queste domande, per molti e per questa amministrazione, è il tram. E le domande sono giuste. Questo non significa che lo sia anche la risposta data. In relazione all’ipotesi del ritorno del tram a Bologna, infatti, emergono diverse problematiche (che affronteremo in questa sede solo sinteticamente) legate alla vivibilità, ai parcheggi, alla viabilità e non solo.

VIVIBILITA'. Il tram potrebbe stravolgere completamente la vivibilità dei quartieri di riferimento, in particolare per quanto riguarda Borgo Panigale (oggi parte del quartiere Borgo-Reno), nel quale è destinato a passare sulla via Emilia, arteria principale della zona. Perché questo? Perché Borgo Panigale è l’area di Bologna col più alto numero di anziani e una di quelle col più alto numero di famiglie e di persone con handicap. Una struttura che taglia in due il quartiere, con passaggi pedonali obbligati (il percorso del tram, infatti, presenterà barriere da entrambi i lati e passaggi pedonali solo in determinati punti), può cambiare la quotidianità delle persone. Un anziano che oggi può attraversare la strada, fare la spesa e tornare indietro in poco tempo e dovendo percorrere poche decine di metri, non potrà più farlo. Sarà costretto a dover percorrere anche mezzo chilometro, magari al freddo, d’inverno, trovandosi d’un tratto a vivere una routine molto più complicata e difficile. Anche un padre o una madre di famiglia, ma anche un semplice lavoratore, così come una persona con handicap, rischiano di trovarsi a vivere una quotidianità molto più difficile, soprattutto in relazione alla questione parcheggi. Il quartiere, in generale, rischia di ritrovarsi tagliato in due, con due blocchi separati e distinti, prima parte di un’unica complessa realtà in sé viva, funzionante e funzionale, che in futuro potrebbe non essere più così.

PARCHEGGI. E’ prevista la perdita di più di 1200 parcheggi. Questo semplice fatto può cambiare la vita di migliaia di persone in maniera radicale. Se non ho più posti in cui parcheggiare la macchina – e già adesso non è facile in quella zona – come faccio? Come vado a lavoro la mattina? Come porto mio figlio a calcio? Come faccio se posso spostarmi solo in macchina per via degli acciacchi dell’età o per via di altre limitazioni? Non tutti abitano o lavorano in centro, o quantomeno lungo il tragitto del tram. Bologna è grande e le persone spesso hanno una quotidianità che non può prescindere dalla macchina. C’è chi dice che cambiamenti di questo tipo per migliaia e migliaia di persone sarebbero piccolezze. Una prospettiva del genere è miope. Non tutti sono studenti universitari a cui – per fortuna – basta salire su una bici o prendere il tram/autobus per compiere qualunque attività.

VIABILITA'. La viabilità della via Emilia – e non solo – cambierebbe radicalmente. Una sola corsia, più stretta, per uscire dal centro e uno spazio interamente dedicato al tram dall’altra parte, ingolferebbero in maniera significativa il traffico cittadino, che già non gode di ottima salute in quella zona della città. Dove passerebbero le ambulanze? Dove dovrebbero passare tutti coloro che per necessità si spostano in macchina? Il tratto porta San Felice–Ospedale Maggiore (e oltre) sarebbe perennemente congestionato. Inoltre osserviamo come, il tram, che dovrebbe passare con una frequenza di 5 minuti, secondo quanto indicato dal Comune, avrebbe la precedenza assoluta sulle macchine. Provate a immaginare l’incrocio di porta San Felice all’ora di punta e col traffico completamente paralizzato ogni 5 minuti… Il traffico cittadino andrebbe completamente ridisegnato, perché, repetita iuvant, non tutti vivono o lavorano in centro o lungo la linea del tram, non tutti sono studenti universitari, non tutti possono permettersi di non usare la macchina. Coloro che possono farne a meno spesso e volentieri già lo fanno, grazie agli efficienti servizi di autobus (checché se ne dica uno dei più efficienti d’Italia, migliorabile ma già ottimo) e biciclette (le nuovissime mobike stanno facendo il loro dovere).

DEMOCRATICITA' Un’altra problematica molto sentita dai cittadini coinvolti è quella dell’assenza di democraticità dell'ipotetica decisione. Le persone non sono state consultate rispetto a questa scelta, che andrà a stravolgere la configurazione della città così come la conosciamo. C’è chi chiede un Referendum, chi quantomeno di essere ascoltato dall’amministrazione, che ad oggi ha rifiutato di incontrare il comitato sorto per opporsi a questo progetto.

ALTRE PROBLEMATICHE- Ascom sta richiedendo diverse garanzie in quanto preoccupata delle sorti delle attività site sulla via Emilia, che rischiano di avere un calo drastico della clientela per via del disagio creato dai lavori, dell’assenza dei parcheggi e per via delle barriere ai lati del percorso del tram. Confabitare evidenzia come questo progetto potrebbe far scendere in modo significativo il valore degli immobili della zona. Infine, da progetto, più di 200 alberi a fusto alto verrebbero tagliati, e quelli successivamente piantati, che saranno in egual numero, ci metterebbro decenni a crescere e avere la medesima capacità di ripulire l’aria..

LE ALTERNATIVE- Molte sono le alternative proposte per rendere più sostenibile ed ecologica la città, nonché per migliorare il servizio dei trasporti pubblici. Tra le tante, si richiamano la metro, gli autobus elettrici o addirittura gli autobus a idrogeno.

Insomma, diverse sono le perplessità che stanno avendo molti cittadini bolognesi su questo progetto. Seguiremo con voi gli sviluppi della situazione, sperando che si giunga alla soluzione migliore per Bologna e per i bolognesi.

Matteo Di Benedetto