Breve elogio del Trenza

Walter Mazzarri, nel suo pianto post-gara, non ha usato mezzo termini: quello in campo non era Rodrigo Palacio, ma il suo più famoso connazionale, un certo Diego Armando.

E se anche il “nemico” (avuto dal Trenza come mister, tra l’altro, nella stagione 2013-2014) ti rende un tributo del genere, vuol proprio dire che hai fatto centro: pur senza segnare, causa Var; perché quando metti il tuo zampino in tutte le azioni più pericolose, qualcosa vuol pur dire: di avere a che fare, cioè, con un fuoriclasse.

Che non perde mai un pallone e fa due assist su tre nei goal della propria squadra: sia sul colpo di testa vincente di Andrea Poli, che nel tocco di fino di Riccardo Orsolini (oltre a quello annullato a Sansone), con un minimo comune denominatore che corrisponde all'identik di un ragazzino, ormai 37enne, che con il pallone tra i piedi continua a divertirsi e far divertire.

E per fortuna che l’estate scorsa i propositi di ritiro sono andati a farsi benedire: con l’allungamento del contratto e la conferma di un ruolo-chiave nelle vicende rossoblù. Prima con Donadoni, poi con Inzaghi ed infine con Miha: perché passano gli allenatori, ma la classe di Rodrigo viene sempre riconosciuta. L’anno scorso fece 4 reti, quota quest'anno già raggiunta a marzo: con la certezza che, al nostro Maradona (col codino alla Baggio, un perfetto mix tra i due), andrebbe rinnovato il contratto per almeno un lustro.

Perché quando hai dei piedi e visioni del genere, puoi anche giocare da fermo. O da infermo. Perché il calcio è spazio: quello che, Rodrigo Nostro, riesce a leggere con una naturalezza impressionante. Come Neo in Matrix: da predestinato. Cosa che, nonostante l’età non più giovane, el Trenza continua e continuerà ad essere. Sempre.