Ricordi di Liegi (un anno dopo)

C’è una bella differenza tra scrivere di un viaggio a caldo, nel momento stesso cioè in cui lo si fa (o poco dopo la conclusione) e ricordarlo tempo dopo, a mente fredda, ripercorrendone i tratti salienti: questo è il secondo caso.

Appunti frammentati e distorti di qualche giorno nel Regno Belga, risalenti ad un anno fa, quando dal quartiere Porto, Bologna, due prodi temerari partirono alla ricerca di un terzo, disperso nel freddo Nord Europeo. Dove esattamente? A Liegi: in quella fantastica e dorata illusione, di momentanea ebbrezza, detta dai più Erasmus: di cui, quasi un anno dopo, è rimasto poco più di qualche fotogramma, lodevole comunque di esser messo nero su bianco.

Tra questi: Il viaggio da Bologna a Bruxelles, nel buio più assoluto, sorvolando il cuore dell’Europa in mezzo a scossini e scossoni(se c’eran pure piagnistei? Si: e non solo. Gente aggrappata al crocifisso, con ammenda dei peccati annessa), con l’arrivo accolto con più di un sospiro di sollievo. L’arrivo nella stazione più truce della capitale (tetra e senza un’anima), coll’ultimo treno per Liegi preso al volo, giusto per farsi riconoscere, tra le risate di un gruppo di minorenni locali e un controllore pronto a fare il suo dovere:

Boinsoir.

Bonsuà.

Italièn?

Sì (subito sgamati); perché il bolognese, pur assomigliandogli tremendamente, non è il francese, ma solo una versione più grezza e tortelliniana.

Poi, l’arrivo a Liegi, nella patinata e ultra-moderna stazione (in foto), tra ubriaconi molesti e spaccini professionisti. Il riconcilio col kontatto, la scampagnata verso il centro (senza passare dal via) e quel panino con polpette e patate fritte, con salsa agrodolce (…) capace di infilarsi più volte nei sogni erotico/culinari del sottoscritto. Un unicum, tra l’altro, nel grigiore della cucina belga: certo più fornita in fatto di birre.

E tra fiume di alcool e boiate vare passeranno infatti quei giorni: a girare per il piccolo Belgio, tra la francofona Vallonia (più Bruxelles) e le fiamminghe Fiandre, a storpiare la lingua di Hugo e conoscere una moltitudine di bizzarri personaggi: tra questi Remi, pel di carota venuto direttamente dalla terra dei canguri, capitato lì per una storia da film smielato; questi i fatti: un capodanno, a Berlino, è a una festa con degli amici, ma si sta annoiando a morte. Gira dunque senza meta per la città, spinto dal vento del destino: si infila in questo locale, conosce questa e puff: Cupido fa il suo dovere. Un anno dopo, eccolo dunque lì: a vivere da vero liegese (si dice così?), con birra sempre in mano e abbonamento dello Standard appresso.

Bellissimo, no? Nel segno dell’ammore. Poi in giro per i mercatini, a ridere dell’italianità tarocca (pasta "barrila" e gli onnipresenti spaghetti alla bolognese), forse i ricordi più indelebile di quei giorni freddi e alcolici; senza una meta precisa, a fuggire da una noiosa routine. Tra le strade di un’Europa sconosciuta: così lontana, geograficamente, quanto vicina, in fondo. Quasi dietro l’angolo. Con la paura onnipresente degli attentati e la certezza che viaggiare è un toccasana: per apprezzare il mondo e casa tua. Che ogni volta, quando torni, ti sembra sempre più bella…