L'altro Bologna

Chi ha perso il posto col cambio di tecnico, chi non l’ha mai avuto e chi, non avendo trovato squadra a gennaio, ha deciso di accontentarsi di tribuna e divano: da Calabresi a Falcinelli c’è praticamente un’intera squadra che si allena a Casteldebole, senza però mai vedere il rettangolo di gioco, se non al massimo per pochi e sporadici minuti.

E nel racconto di quest’altro Bologna, invisibile e periferico, partiamo dunque da lui, uno di quelli che in termini di minutaggio e di gerarchia ha subito più di tutti il cambio di allenatore: Arturo Calabresi, classe ’96, tra le poche note positive del girone d’andata, ma sparito dai radar dell’undici titolare col cambio tecnico. Nella difesa a 3 di Inzaghi faceva il centrale di destra, convincendo sia tifosi che addetti ai lavori (con posto fisso anche nell’under 21); con l’arrivo di Mihajlovic, da febbraio in poi, non ha più visto il campo: nemmeno per pochi secondi. E anche ai due centrali di professione, Helander e Gonzales, non è che ultimamente stia andando meglio: per il primo, titolarissimo con Inzaghi, due sole partite con Sinisa, contro Roma e Juve (con quell’assist a Dybala, fatale ai fini del risultato), per l’altro, già rincalzo con Inzaghi, un trend accentuato col nuovo corso, con uniche eccezioni l’ora di San Siro e il Genoa al Dall’Ara: ma per entrambi, senza infortunio di Lyanco, la sensazione è che i minuti giocati sarebbero potuti essere vicino allo zero. Con Gonzalez che, consapevole di questo, flirta in queste ore col Los Angeles Galaxy di Zlatan Ibrahimovic

Capitolo centrocampo: Adam Nagy con Inzaghi è andato a fasi alterne, certo mai titolare designato, ma capace comunque di ritagliarsi il proprio spazio (nelle uniche vittorie di Pippo, contro Roma e Udinese, era presente dal primo minuto), cosa che con l’avvento di Sinisa e il ritorno di Pulgar, tolto il quarto d’ora di Udine, si è praticamente azzerata. Sorte simile per Ladislav Krejci, che con Inzaghi pur di giocare si era riciclato mezzala, o talvolta esterno di centrocampo, e che con Sinisa, dopo non aver brillato nel quarto d’ora di San Siro, è rimasto sempre in panchina. Per Juan Manuel Valencia invece davvero poco è cambiato da Pippo a Mihajlovic: zero minuti giocati con l’uno e con l’altro. Con la differenza, ma questo poco importa, che se prima perlomeno si accomodava in panchina, adesso è invece abbonato fisso della tribuna. Altri due oggetti misteriosi di questa prima era Mihajlovic rimangono Mattias Svanberg e Godfred Donsah: col primo che aveva trovato un certo minutaggio con Inzaghi, pressochè azzerato dal serbo e il secondo che, dopo il lungo recupero dall’infortunio, non è mai riuscito a ritagliarsi un posto fisso. Precario, in questo Secondo Sinisa, resta anche Federico Mattiello, che dopo l’esplosione di Mitchell Dijks, sembra aver perso il posto da titolare.

Passando all’attacco, l’emblema di questo altro Bologna è ovviamente Diego Falcinelli: titolare nei piani iniziali di Filippo Inzaghi, poi subito riserva dell’eterno Palacio. Ma dopo l’infortunio dell’argentino, Diego è stato titolare per un mesetto buono, senza però mai trovare l’intesa giusta con Santander. Risultato: un solo goal in sei mesi, in Coppa Italia, contro il Crotone. Col cambio di allenatore, e la rivalutazione di Mattia Destro, capace di dargli la mazzata definitiva: a gennaio poteva andare al Cagliari o al Parma, ma alla fine non se n’è fatto nulla, rimanendo così a Bologna praticamente da turista, ormai declassato nelle gerarchie.