Un bolognese a Piazza Bologna

Risparmi di mesi dilapidati in poche ore, crisi di nervi alle porte e quella cupa sensazione di disastro dietro l’angolo: questo, in breve, il riassunto del giorno e qualcosa passato dalle parti di Piazza Bologna (e dintorni) da un bolognese bolognista, cioè il sottoscritto, con la maledetta nuvola fantozziana onnipresente e quel famoso verso del poeta (“…e c’è qualcuno che fa di tutto, per rendermi la vita impossibile”) mai così vicino ad una concreta e realistica rappresentazione.

Ma partiamo dall’inizio: mattina feriale di inizio aprile (anche se a giudicare dal clima invernale, non si direbbe). La Grassa va svegliandosi lentamente, il mondo pure, tra chi sta andando a lavoro, chi dorme della grossa e chi semplicemente non sta facendo un clacson, categoria nella quale spesso e volentieri si può far rientrare chi scrive; spesso, ma non stavolta. Il motivo? Un treno Frecciarossa da prendere, per scendere nella Capitale a fini, si fa per dire, culturali-barra-vacanzieri (tradotto: festa di laurea di magistrale di un ex socio di triennale), con partenza obbligata alle ore 9 dai bassifondi della stazione. Ergo, distanza certo non siderale dal Maggiore, anche se, da buon amante della saga di Mission Impossible, il sottoscritto tenterà di dare il via ad un nuovo capitolo del genere, nel senso di perdere il treno alle porte del 2020.

La scena potrebbe essere quella del Primo Fantozzi, o giù di lì: con la differenza che la presa al volo dell’alta velocità sia leggermente più complicata; e tentare allunghi del corpo in stile Mister Fantastic peggiorerebbe solo la situazione. Dunque che dire: la giornata si apre con una certezza, e cioè che il tribunale del destino ha deciso che sarà una giornata di quelle, che non potrà fare altro che peggiorare. Inutile appellarsi o fare ricorso: la sentenza non si può controbattere. Quindi che fare? Disperarsi, e alzare bandiera bianca (sul ponte sventola). Giammai: piuttosto combattere, e far di tutto fino all’ultimo. Con l’obiettivo minimo di portare a casa salva la pellaccia.

L’arrivo è dunque per l’ora di pranzo: con un freddo mai visto da quelle parti. Pranzo veloce al siciliano (arancina e bomba fritta) poi dritti verso la Sapienza, dove l’amiko si laurea. E qui si apre il grande Libro dei Se. Nel senso che chi scrive, due anni fa, era indeciso se trasferirsi lì. A “studiare”. Proprio dalle parti di quella piazza che porta un nome fin troppo familiare (Bologna); ma infine, mosso dall’amor patrio, optò per rimanere sotto le Due Torri. Se pentendosi o meno? Non si sa. Perché del resto, come dice uno, il passato lo rimpiange solo chi non ha futuro.

Anche se certo, Roma stuzzica: caput mundi, e si capisce. Trovi di tutto da quelle parti. O meglio: tutto, tranne i Portici. Ergo: se piove sei fregato. E indovinate un po’ che tempo fa sotto il Cupolone? Ovviamente acqua e freddo. E ti pareva: col cellulare scarico, pochi contanti e nessun posto per prelevare. Il delitto perfetto, no? Comunque il tour alcolico parte al pomeriggio, trascinandosi fino a sera in una pizzeria napoletana. Una cosa da segnalare: i tantissimi che chiedono l’elemosina, di ogni provenienza e nazionalità, con quell’accento che li ha ormai assorbiti “Aò, che c’hai du spicci?”. No amico, mi dispiace: anche perché darglieli, servirebbe davvero a qualcosa?

La sera poi: giù di amari, guardando le partite. Serie A: malissimo per il Bologna. Un amico di Parma poi, lì presente, assiste allo psicodramma di Frosinone. Ma il meglio deve ancora venire: un altro ha una scommessa in ballo. Più di un millino. Manca solo il goal del Real col Valencia, che sta vincendo 2-0. Manca poco: pochissimo. E’ l’ultima azione: ma che gliene frega di segnare. E invece, Benzema, segna un goal della bandiera tanto inutile per Zidane, quanto utile per quel gruppetto di scalmanati, che in piazza Bologna sta gioendo alla grande. Perché il giorno dopo, per festeggiare il fortunato evento, si andrà di tonnarelli cacio e pepe: e poi i carciofi, straordinari. Esistono anche quelli alla giudea, ci dicono: frittissimi. Ve mò quante cose s’imparano.

Poi in giro per il centro, sotto l’acqua: dal Colosseo al Circo Massimo, fino al Campidoglio. Pieno di scritte di romanisti contro laziali, e viceversa. Si finisce poi a sgranocchiare qualcosa, per caso, davanti alla sede di un noto partito: e proprio lì davanti, passa un noto politico. Buon lavoro, gli dice uno. Lui annuisce, come per dire: sì, mi piace questo lavoro. Da matti. Intanto il tempo passa, e si rischia di fare come all’andata. Roma Termini è distante poche fermate di metro da Testaccio, ma il viaggio sembra infinito. Poi la beffa: la carta di credito nuova di zecca, con lo stipendio appena caricato, non funziona. Perfetto. Dunque, come si fa? Il tempo scorre inesorabile, senza freni: poi, a pochi minuti dalla partenza, lo Sceneggiatore che controlla le nostre vite decide per il sì, ok, ha già patito abbastanza, puoi andare. Si saluta la Capitale, non prima di aver notato due cose: cioè che senza Portici non si può vivere. E che pure Caput Mundi, in una delle piazze più famose, non ha potuto fare a meno che omaggiarci: perchè piazza Bologna, da queste parti...significa casa.