Cronaca di una giornata uggiosa

Allucinazioni pre-pasquali: ma era fine novembre o metà aprile?

Domenica delle Palme, 2019- L'esercito bolognese entra maestoso in quel di Firenze, accolto non da folla festante, ma da una fitta pioggia tipicamente primaverile (o invernale?). Le previsioni, del resto, son state chiare: acqua, acqua e ancora acqua. Inutile farsi illusioni. E come spesso accade per i derby dell’Appennino (avete notato?) anche stavolta il trend si conferma. Quindi, morale della favola: oltre all’avversario sul campo, da battere, ce ne sarà anche un altro. Certo meno affrontabile: il clima. Che già dalle prime ore del mattino, non lascia presagire nulla di buono: le previsioni meteo, in diretta, le fa un noto politico locale, con una foto eloquente mentre è intento nella corsa quotidiana. Dunque, come prevedibile, Firenze si presenta grigia, priva di colori, seppur sempre affascinante: perché ad essere onesti, rivalità calcistica a parte, la città sull’Arno rimane un gioiello.

O meglio: un museo cielo aperto. Dove, specialmente in centro, i turisti abbondano: asiatici, in particolare. E americani: che si spartiscono per metà le zone principali. Pochi indigeni, forse rasenti lo zero: come da noi, del resto. E i pochi che ci sono, gestiscono attività, culinarie per lo più: uno tra queste, l’Antico Vinaio. Consigliatissimo: 6 euro per un’esperienza extrasensoriale, la cosiddetta Schiacciata, roba da ultimo desiderio prima dell'esecuzione. E poi, le bottiglie di vino a 10 euro: cosa chiedere di più? Da quelle parti, si è capito, sanno come vivere.

Firenze: un tempo città-stato. Oggi, meta prediletta dei turisti di tutto il mondo; ma con un legame identitario fortissimo con la propria cittadinanza, le cui prove sono un po’ ovunque. Dai tanti adesivi, alle bandiere col giglio. Perché Firenze, nonostante il suo centro cosmopolita, è davvero la città dei fiorentini: e la Fiorentina, la sua nazionale. Che certo, ultimamente non se la passa benissimo: la prova? Le dimissioni di Pioli dopo la sconfitta col Frosinone, e il ritorno di Montella, dopo quattro anni. Con un pubblico pronto a contestare la proprietà (sì, quei Della Valle che li hanno portati dalla C2 alla Champions) con 45 minuti di assenza dagli spalti.

Ergo, per un tempo buono, “Franchi” in mano ai tanti bolognesi in arrivo: almeno duemila. Con uno dei due settori strapieno, tanto da costringere a riversarsi anche nell’altro: traboccante anch’esso colore, tifo, passione. Elementi necessari e decisivi per ottenere la salvezza, certo non più un miraggio come mesi fa, ma ancora lontana dal raggiungimento. Ironicamente, la mezz’ora che precede l’inizio del match, vede uscir fuori un sole illusorio, con la temperatura che d’improvviso si alza: vuoi mai che per una volta vada fatta bene? Ovviamente, è il classico pesce d’aprile in ritardo: perché come fa notare un Giugliacci denoaltri, all’orizzonte c’è un nuvolone che non promette nulla di buono. E che dopo un primo tempo grigio, ma quantomeno asciutto, si sfogherà senza sosta.

Il perfetto simbolo di una partita mai cominciata: forse anche per colpa, come detto, di una clima estremo. O di due squadre che accettano fin da principio il punto: la Viola per fermare l’emorragia di sconfitte, il Bologna per tenere a bada l’Empoli. Che stasera va Bergamo, costringendo il pubblico rossoblù ad un' improvvisa simpatia per la Dea. Nell’intervallo, c’è l’ingresso della curva ospite, con presenza veronese (come si capisce dal drappo “Curva Sud”): i cori sono per lo più rivolti ai Della Valle, e non sono certo complimenti. Al settore ospiti viene riservata la solita melodia sui gusti culinari di Gianni Morandi, e poco altro; dall’altra parte si risponde col classico repertorio sul mostro di Scandicci.

Nel finale, l'occasionissima: contropiede, Santander salta il portiere viola a centrocampo, la porta è vuota, Orsolini potrebbe provarci col destro, ma decide di rientrare sull'altro piede, permettendo alla difesa di riassettarsi. Finisce 0-0: un punto che certo non dispiace, ma che anzi fa morale e classifica. 

Cosa rimane dunque dopo una giornata del genere? La pioggia, la Schiacciata. L'esodo comunque imponente; il poter dire, nei discorsi da bar del futuro, "io c'ero". Perchè del resto cos'altro sono, le trasferte, se non condivisione di un ricordo?